Show dont' che?
“Show don’t tell” rappresenta un’espressione entrata ormai nel patrimonio nozionistico di un qualsiasi esordiente scrittore.
Se ne sente parlare quasi ovunque, sino a rasentare la nausea. Come ben si sa, costituisce una tecnica narrativa che, mutuando le proprie fondamenta dalla scrittura cinematografica, tende a utilizzare dialoghi e azione, anziché lunghe sequenze narrative-descrittive, allo scopo di favorire una partecipazione attiva del lettore alla narrazione e, di conseguenza, un suo maggior coinvolgimento. Hemingway stesso ne fu un convinto assertore.
L’autore, quindi, risolve di porsi discretamente in secondo piano, lasciando che il fruitore interagisca direttamente con l’opera e costruisca autonomamente un’opinione personale sugli eventi via via letti senza essere influenzato dai preconcetti dello scrittore.
“Pietro si accasciò sul divano, sospirando”, rende sicuramente meglio l’idea rispetto a “Pietro era davvero stanco” e lascia nella mente del lettore un’immagine vivida, molto più pregnante di tante descrizioni (non dimentichiamo che il cervello umano ricorda meglio le immagini rispetto alle parole e quelle più concrete rispetto a quelle più astratte).
Personalmente lo ritengo uno strumento potente e straordinariamente utile per evidenziare diversi snodi o momenti narrativi. Credo anche, però, che non si debba abusarne. Non solo per il rischio di produrre narrativa tutta identica, informata alle stesse regole e priva di una propria originalità (che non deve mai mancare), ma anche per il semplice fatto che ricorrono momenti in una storia, soprattutto quando si penetra nella psiche di un personaggio, dove una simile tecnica non è agevolmente applicabile. E, anche quando lo fosse, temo sfinirebbe il lettore proponendogli una scrittura “monocorde”, in cui la varietà stilistica, che tanto contribuisce alla fluidità di uno scritto, si inaridisce e si appiattisce seguendo pedissequamente un solo modello.
Utili le tecniche narrative, utilissimi anche gli spunti di scrittura creativa. Ma solo se si sa farne buon uso e, tramite l’esercizio, si apprende a dosarle tutte nella maniera corretta. O si finisce come l’apprendista stregone, incapace di maneggiare forze che aveva solo superficialmente imparato a conoscere. Fatemi sapere la vostra opinione.