"Quando sono allegro esco"
greenintro ·
Luigi Tenco a una domanda sul perché scrivesse sempre canzoni tristi rispose "Perché quando sono allegro esco". Di per sé è una frase può anche fermarsi a esprimere un approccio personale, una battuta, ma credo ci sia anche chi la veda come una verità universale. Ricordo anni fa una discussione con un'amica che tendeva ad assolutizzare quel punto di vista dicendo che effettivamente la tristezza sia una sorta di conditio sine qua non per la scrittura. Quello che contesto non è la frase di Tenco come approccio personale (di per sé bella e arguta), ma questa assolutizzazione. L'approccio di Tenco presuppone una certa, discutibile, visione del mondo pessimista e nichilista (erano gli anni '60, l'epoca in cui andava di moda Sartre e certe letture, certo caricaturali e banalizzate, dell'esistenzialismo filosofico, la posa dell'intellettuale malinconico, l'incomunicabilità come tema di un certo cinema ecc.) per la quale ogni forma di impegno culturale come per l'appunto la scrittura presuppone sempre, in qualche modo l'accettazione di una realtà (che sia da raccontare tramite la narrativa o analizzare tramite la saggistica) in cui il negativo prevale sul positivo, di contro al concepire l'ottimismo come sinonimo di disimpegno, divertimento, stato d'animo che si coltiva nei momenti in cui l'impegno viene meno, "quando sono allegro esco". Si associa la profondità alla tristezza (cosa che un pò si è sedimentata anche nel linguaggio parlato, se pensiamo che si tende a usare il termine "pensieroso" come sinonimo di "triste" di contro a "spensierato" uguale "allegro") e l'ottimismo alla superficialità. Personalmente non riesco a concepire la tristezza come ispiratrice di scrittura, la tristezza è qualcosa che mi blocca, ho bisogno di metabolizzare i motivi di questo stato d'animo e recuperare serenità, solo poi riesco di nuovo ad "attivarmi", questo renderebbe superficiale la mia scrittura? Penso che vedere la tristezza come creativa o meno sia relativa alle diverse personalità, e visioni del mondo che si diversificano a seconda degli individui, e che non ci siano regole universalmente valide.
Mi andava di aprire questo topic per conoscere il vostro punto di vista in generale sulla cosa, e per chi volesse, magari anche parlare del vostro approccio psicologico alla scrittura, se come per Tenco la tristezza è anche per voi un terreno fertile di ispirazione per la scrittura o se prediligete stati d'animo differenti.