"Quando sono allegro esco"

greenintro ·

Luigi Tenco a una domanda sul perché scrivesse sempre canzoni tristi rispose "Perché quando sono allegro esco". Di per sé è una frase può anche fermarsi a esprimere un approccio personale, una battuta, ma credo ci sia anche chi la veda come una verità universale. Ricordo anni fa una discussione con un'amica che tendeva ad assolutizzare quel punto di vista dicendo che effettivamente la tristezza sia una sorta di conditio sine qua non per la scrittura. Quello che contesto non è la frase di Tenco come approccio personale (di per sé bella e arguta), ma questa assolutizzazione. L'approccio di Tenco presuppone una certa, discutibile, visione del mondo pessimista e nichilista (erano gli anni '60, l'epoca in cui andava di moda Sartre e certe letture, certo caricaturali e banalizzate, dell'esistenzialismo filosofico, la posa dell'intellettuale malinconico, l'incomunicabilità come tema di un certo cinema ecc.) per la quale ogni forma di impegno culturale come per l'appunto la scrittura presuppone sempre, in qualche modo l'accettazione di una realtà (che sia da raccontare tramite la narrativa o analizzare tramite la saggistica) in cui il negativo prevale sul positivo, di contro al concepire l'ottimismo come sinonimo di disimpegno, divertimento, stato d'animo che si coltiva nei momenti in cui l'impegno viene meno, "quando sono allegro esco". Si associa la profondità alla tristezza (cosa che un pò si è sedimentata anche nel linguaggio parlato, se pensiamo che si tende a usare il termine "pensieroso" come sinonimo di "triste" di contro a "spensierato" uguale "allegro") e l'ottimismo alla superficialità. Personalmente non riesco a concepire la tristezza come ispiratrice di scrittura, la tristezza è qualcosa che mi blocca, ho bisogno di metabolizzare i motivi di questo stato d'animo e recuperare serenità, solo poi riesco di nuovo ad "attivarmi", questo renderebbe superficiale la mia scrittura? Penso che vedere la tristezza come creativa o meno sia relativa alle diverse personalità, e visioni del mondo che si diversificano a seconda degli individui, e che non ci siano regole universalmente valide.

Mi andava di aprire questo topic per conoscere il vostro punto di vista in generale sulla cosa, e per chi volesse, magari anche parlare del vostro approccio psicologico alla scrittura, se come per Tenco la tristezza è anche per voi un terreno fertile di ispirazione per la scrittura o se prediligete  stati d'animo differenti.

Risposte

Giovanni Cozza ·

Esperienza personale: le situazioni negative che ho vissuto formano una buona parte della mia ispirazione. Tuttavia, riesco a metterle in quello che scrivo solamente dopo che ho finito di elaborarle. La scrittura come supporto all'elaborazione dei problemi personali non ha mai funzionato per me. Conosco persone per cui vale il contrario.

Poi sì, è vero che, come si diceva all'inizio, nell'immaginario pop c'è questa figura dell'artista tormentato che viene presentata come standard. Nella realtà immagino che ce ne sia di ogni tipo. (E' probabile che gli artisti tormentati rimorchino di più intorno ai 16-22 anni, però)

Grazie a te.

Personalmente la tristezza provoca una chiusura mentale e forse, complici le poche distrazioni, la mente si focalizza. Se dovessi scrivere solo da rattristato, però, non concluderei mai nulla 😅

Fran Ryougi ·

Mi ritrovo in ciò che hai scritto.

Quando sono triste non faccio nulla di creativo di solito. Nel migliore dei casi metto su un video live di videogiochi e gioco in contemporanea alla switch.

Il processo creativo, che sia scrivere o disegnare, arriva dopo, quando sto meglio, anche se spesso esprimo la mia angoscia e tristezza o malinconia.

DanielaM0 ·

Interessante e stimolante! Ognuno ha il suo modo, anzi ognuno troverà il suo modo di esprimersi. Nemmeno io ritengo che la mia opinione debba influenzare o motivare - demotivare - quella di altri. Si tratta di un'opinione e, quindi, è personale. Difficilmente ho trovato il confronto. Dal momento che ho avuto un'emorragia cerebrale nel 2018, ho dovuto rallentare. Trovarmi in carrozzina, priva di autonomia, mi ha fatto ripensare al modo di scrivere, Sono cambiate molte cose, per esempio, fatico a parlare, e la narrativa o le poesie sono diverse. Scrivo solo se sto bene. Essere rinchiusi in un corpo che non risponde, non fornisce delle spiegazioni. O forse si. Non mi sto aspettando né compassione, commiserazione o comprensione. Sono alla ricerca di uno spazio sincero, aperto alle novità. Per questo tutte le osservazioni precedenti hanno valore. Non è un tentativo di catturare benevolenza ma una considerazione. Ho impiegato quelle due-tre ore a metter giù queste poche parole........

Buon proseguimento a tutte\i!

Quando sono triste non riesco a fare niente, neanche a lavare i piatti, mi crogiolo nella mia tristezza e aspetto che fluisca... La mia scrittura, sì, scaturisce dagli stati d'animo più scuri, ma viene fuori quando ho già, in parte, metabolizzato. È vero, siamo tutti diversi e giustamente diverse le sfaccettature.

DanielaM0 ·

Graziev FraIn del confronto| Oggi è festa e c'è il ponte. Conosco la Badinter ma non ricordavo questa citazione. Ancora grazie, di tutto.

Salvatore Russotto ·

Anche io l'ho creduto in passato. E so quasi per certo che scrivere sia un toccasana per uscire da periodi bui o per buttare fuori ciò che si ha dentro e di cui ci si vergogna a parlare.

Ricordo un film (ispirato a una storia vera) in cui una donna con problemi legati alla sessualità (non riesce ad avere rapporti) viene inviata dalla sua psicoterapeuta a scrivere una lettera ai suoi genitori.

Dopo un primo momento di rifiuto la donna comincia a scrivere e senza rendersene conto dice di perdonare l'incesto di suo padre.

Nella letteratura, invece, ho trovato il caso di Virginia Woolf che con "Al faro" ha scritto della sua vita liberandosi di alcuni pesi che aveva nell'anima.

Questo per quanto riguarda l'aspetto terapeutico della scrittura.

Per quanto concerne, invece, la creatività nei momenti di tristezza ci credo poco. L'arte richiede concentrazione. E secondo me la cosa poco si concilia con l'umore sotto alle scarpe.

Personalmente non riesco a scrivere nulla quando sono triste. Nemmeno scene tristi.

Al contrario, se sono in un periodo felice sono più propenso a esprimermi... anche se la qualità delle mie creazioni non è direttamente proporzionale alla mia felicità 

Memole ·

È probabile che uno scrittore professionista abbia a disposizione tecniche varie che riesce a scrivere di tutto a prescindere dallo stato d'animo....  quel webinar era rivolto a scrittori novelli o esordienti.

Mattia Alari ·

Io sono un pittore e posso dire che quando sono triste, quando sono angosciato, quando sto male...
Non dipingo. NIENTE. ZERO.
E più di qualcuno dice che ciò dipende dal fatto che non avrei una VERA VOCAZIONE per la pittura, perché altrimenti, dipingere dovrebbe consolarmi o sostenermi nei momenti di sconforto (alla Van Gogh, per dire).
Ma non è così. Non per me.
La pittura ha bisogno di una mia disposizione positiva verso il mondo perché io voglio comunicare e possibilmente non "quanto mi sento male/quando sono depresso" e via dicendo su questa bella linea di lamentele croniche che qualcuno usa come tema. Ci sono persone che costruiscono carriere sulla loro depressione ma ci vuole un enorme stima per sé stessi anche in quanto "i migliori disperati su piazza" per fare una cosa del genere e io... Mi considero solo una persona con i suoi problemi. E basta.
Nulla di interessante. Non PER questo.
Per me, non è l'esperienza del dolore o dell'infelicità a produrre qualcosa di valido ma (eventualmente) persone più o meno infelici. Io non sono interessato a far conoscere ME, ad esempio, o "come vedo" le cose. Penso che quest'ultima cosa sia implicita nell'opera, proprio per il fatto di aver scelto di creare qualcosa (che quindi è tuo, parte di te) ma la mia idea di "atto creativo" è qualcosa di aperto, che non ha a che fare con me ma... che eventualmente si esprima attraverso me.
Io sono uno strumento, in questo senso. E per essere efficace, per essere al massimo, per essere CAPACE di fare quello che ho in mente... devo stare bene. Il meglio possibile. Devo cioè avere voglia di dipingere piuttosto che uscire (io esco quando sono triste invece. E molto di più. Passeggiare al parco, guardare la gente attorno, per me è... fonte di consolazione e ispirazione in altro senso che non sia la pittura). La pittura è però qualcosa di molto fisico e presuppone davvero "forza".
Quando mi sento più debole, come ho detto non dipingo, non disegno. Scrivo invece.
Ma non scrivo MAI di quanto il mio dolore sia speciale o facendo lunghe pippe su quello che mi rende infelice. Lo faccio nei diari, eventualmente. Se la scrittura diventa "creazione" uso le situazioni e le allontano da me "dandole" ad altri, ai miei personaggi. E tutto... spesso peggiora. Scrivo infatti, molto spesso, di situazioni strane, assurde o limite. Forse perché è come "sognare" e quindi tutto assume un codice differente.
La mia scrittura, quando sto male, però non migliora. Per nulla. Né ho più ispirazione quando sono in un brutto momento. Mi ripiego e con la scrittura mi viene più facile, questo sì. Ma anche lì... possibilmente non penso che il mio dolore possa essere interessante quindi la scrittura dei momenti infelici è diaristica, come ho detto, e fine a sé stessa. Quella dei miei momenti migliori invece è "composizione".

No, penso che l'artista - eroe romantico e disperato che però viene graziato dalle muse con un genio proporzionato alla sua sfortuna umana... sia un prodotto letterario. Uno stereotipo.
L'angoscia non stimola il talento. Il bisogno fa diventare più ingegnosi ma si tratta di "pratica" e non di quello che spinge a creare (che possibilmente è esattamente l'opposto). Credo che continuare a vendere il malessere come necessario al genio sia qualcosa che somigli molto al continuare a narrare il Medioevo che hanno creato alla fine del Settecento/inizio Ottocento (L'età OSCURA!) e che in questo stereotipo continua ad appestare l'idea generale che si ha di un periodo storico che praticamente tutti ignorano per quello che è.

Creare è molto personale, tantissimo.
Al di là della frase di Tenco (che rispecchia molto anche il suo temperamento personale) posso dire che possibilmente ci sono tanti modi di approcciarsi alla cosa quante persone esistenti. Ma... non ritengo che un artista che soffre, che è tormentato, che ha avuto esperienze orribili che hanno reso la sua sia vita peggiore... sia migliore o più profondo di qualcuno che ha avuto invece la grazia di una vita tranquilla.
Molti critici lo riteranno eventualmente più interessante (perché una vita più avventurosa si presta a maggiori interpretazioni e - diciamo pure - seghe mentali fine a sé stesse) ma nell'evidenza dei fatti...
Quando una persona depressa o malata (e ripenso a Van Gogh) è creativa e im modo eccezionale... lo è NONOSTANTE i suoi problemi e non grazie ad essi.

Desy Icardi ·

Nella scrittura è vero tutto come il suo contrario , quindi ogni "regola" può o non può essere valida. La scrittura non è matematica, invertendo l'ordine dei fattori il prodotto cambia, eccome. Solo mi sembra limitante cercare l'umore giusto per scrivere. Se oggi scrivi malinconico, domani magari sarai allegro e in fase di revisione correggerai il tiro. Però, ripeto, sono solo opinioni personali, a ciascuno sta trovare il suo metodo.

Memole ·

Quello che dici è vero....  spero che ognuno ce la faccia a trovare il suo metodo, così da poter scrivere sempre.

Assolutamente soggettivo. Nemmeno in questo caso esiste una risposta univoca, così come non esiste un termine specifico che possa mutare o perlomeno migliorare quel senso di “blocco dello scrittore”: esiste il tal soggetto artista capace in caso di tristezza di sviscerare cose e quello che ha bisogno, come infatti è anche stato detto nei commenti prima di me, di estrema concentrazione e un clima prolifico e pacato. Come magari chi necessita di posti affollati e rumorosi… esistono anche queste modalità d’ispirazione!

Per cui… devi capire tu cosa ti fa star meglio e in quali eventi trovi fortemente concentrata la tua ispirazione e ne vedi i risultati garantiti. Ma è proprio questo il bello, no? Perché il mondo è vario e come artisti siam tutti diversi e ben variegati!

L’umore può certamente influenzare l’intenzione più o meno “ispirata” nello scrivere (considerando il mio caso, soffrendo di depressione e ansia, ancora mi viene difficile entrare in quella fase siddetta di perseveranza e mentalità), ma il succo comunque non dovrebbe cambiare il testo a discapito dell’umore; non se si ha bene a mente cosa farsene della trama e del personaggio portante la stessa (il protagonista, punto di vista).

Per dire… se anche sei triste e riesci a scrivere, ma il tuo personaggio in quel dato momento in cui scrivi sta avendo un momento di gioia (per quanto dar gioie non sia sempre fattibile perché, ammettiamolo, molte volte ci piace ingabbiare i nostri personaggi in brutte situazioni e drammi xD), di certo gli darai scene e azioni e dialoghi con momenti di gioia anche se sei triste, perché appunto avrai fatto prima una mappatura di ciò che deve capitare nella storia… no?

greenintro ·

Grazie a tutti per gli interventi, personalmente sono anch'io convinto si tratti di approcci assolutamente soggettivi, e soprattutto relativi alla personale visione del mondo. Nello scrivere ciascuno esprime le proprie idee, ed è evidente che chi parte da premesse nichiliste o pessimiste, troverà nella tristezza più facilmente occasione e stimolo nel comunicare la propria idea di realtà, che coincide con quello stato d'animo, mentre chi vede la realtà come governata da un senso, da una logica rasserenante, troverà nella gioia e nella serenità l'ispirazione per esprimere le sue idee. Pensare che solo la tristezza sia fattore creativo dovrebbe far dedurre che solo espressioni, letterarie, artistiche, filosofiche di stampo pessimista siano realmente di alta qualità, che solo chi aderisce a una certa ideologia possa produrre cose di valore, il che è evidentemente assurdo. Al netto dei gusti e delle diverse opinioni, possiamo negare che siano "arte" "I promessi sposi" di Manzoni, esaltazione ottimistica della presenza della Provvidenza negli eventi della storia, "L'Inno alla gioia" di Beethoven, che sia elevatissimo pensiero la "Teodicea" di Leibniz col suo "migliore dei mondi possibili"?

Cristina ·

Per quanto mi riguarda ho la sfortuna di avere buone idee o ispirazione sempre lontana dal pc (e da casa). Per farvi capire la maggior parte delle volte sono a lavoro, in macchina o in giro chissà dove. In quei casi appunto tutto appena riesco su cellulare o libretto. Scalette oppure anche solo idee brevi. Quando sono a casa non ho più l'umore che ha fatto scaturire una certa idea ma se questa risulta ancora buona dopo una seconda lettura la metto per iscritto. 

Il fatto è che per quanto mi riguarda quando mi immergo nella scrittura io divento secondaria. C'è il mio personaggio (che avrà sempre un po' della me scrittrice) ma è importante quello che capita a lui/lei secondo lo schema della storia. Per spiegarmi ancora meglio, può essere una giornata felice e tranquilla per me ma se al mio personaggio capita qualcosa di triste a me scende una lacrima. Sarà forse la mia mentalità da sceneggiatrice ma una scena si sussegue ad un'altra. 

Ho avuto casi in cui non avevo la voglia di scrivere una determinata scena. Ma c'è sempre la rilettura in un secondo momento. Forse può notarsi la svogliatezza e riscrivere in un secondo momento. 

Memole ·

Ad un webinar che ho seguito recentemente la relatrice ha detto che le emozioni che si provano mentre si scrive traspariranno nel testo:  per questo ha soprattutto consigliato di non scrivere quando non se ne ha voglia, o ne verrà fuori un testo noioso che nessuno avrà voglia di leggere!

Hai di certo un punto di vantaggio rispetto a chi ha ancora una mentalità “dilettante” (me compresa!), e tra l’altro non è una cosa anormale continuare ad avere la mente attiva sulle idee anche fuori dal contesto di mera scrittura ma quando sei fuori casa etc etc… è proprio una funzionalità insita nel cervello umano, che in qualche modo continua come a lavorare in “background”… perché in effetti di Background si tratta! Ottimo anche il fatto che in qualche modo riporti tutto a segnarsi da qualche parte e che in una buona dose non ti lasci del tutto condizionare dal tuo umore.

Penso proprio tu sia di molto coi passi avanti, quindi i miei più sinceri complimenti conditi da qualche tacca di, seppur sana ci mancherebbe, pecca d’invidia!

Desy Icardi ·

Non sono così d'accordo, certo c'è del vero ma la scrittura non è tutta emotività, c'è anche una componente tecnica. Se gli scrittori professionisti scrivessero solo quando hanno una buona disposizione d'animo, non rispetterebbero le scadenze di consegna e uscirebbero ben presto di scena. Ovviamente è solo una mia personalissima  e discutibile opinione.

Desy Icardi ·

Mi era sfuggito questo tuo topic. Una gran bella riflessione, ben esposta e di piacevole lettura. Per rispondere alla tua domanda, mi capita di essere triste e rifugiarmi nella scrittura, come al contrario mi capita di scrivere quando sono di buonumore. Generalmente quando scrivo "sospendo" lo stato d'animo, non è una forzatura, accade e basta, anche se talvolta  mi è accaduto di ritrovare traccia dell'umore della giornata in ciò che scrivo. Quando rileggo un mio romanzo trovo dei passaggi  rivelatori: quando ho scritto questo ero triste, allegra, mi giravano per qualcosa... 

Memole ·

È vero che se una cosa viene dimenticata facilmente probabilmente non era importante....  ma personalmente, ogni tanto mi viene un'idea 'non importante' mentre sto, ad esempio, spazzando la casa, me la annoto dove capita, e poi me ne dimentico.  Ogni tanto ritrovo questi fogliettini, anche a distanza di molto tempo, e mi dico 'ah, però che idea, potrebbe venirne fuori una storiellina!'

Salvatore Russotto ·

È un ottimo metodo, io prendo appunti, sempre sul cellulare e vi posso dire che anche il grande Troisi faceva così. Solo che ai suoi tempi doveva usare ancora un taquino.

Desy Icardi ·

@TronikCri anche a me le idee talvolta baluginano quando sono lontana dal PC, così le annoto su di un quaderno che porto sempre in borsa, o le registro con un vocale sul blocco note del cellulare. Le migliori idee della mia piccola carriera, le ho avute sul tram.

Cristina ·

Ti capisco perfettamente! A volte quando non riesco ad annotarmele mi sembra di aver perso un qualcosa di importantissimo. Credo di avere due o tre quadernini in giro per casa con idee varie che ogni tanto tiro fuori e riprendo. Essendo appassionata di cancelleria varia ho più quaderni/diari che cose da scriverci. Ma confido che un giorno li riempirò. 

L’importante è che si produca arte e creatività se la cosa ci fa star bene. Se poi coincide con un lavoro tanto meglio!

Ma, prima di tutto, che ci appassioni! Poi il metodo che venga da sé!

Per farvi un esempio, sono un po’ afantastica e devo far fatica il doppio. Mi arrenderò? Chi lo sa? Ma per ora no! Col cavolo che ho intenzione di arrendermi! Al massimo mi dedico ancora a qualche periodo di sabbatica riflessione, ma mollare la presa dalla spugna no!

greenintro ·

Chiarisco solo, nel caso ci fosse bisogno, che il mio intervento non voleva delegittimare l'utilità dell'approccio altrui, ma solo descrivere il mio, per il resto credo che gli approcci vadano seguiti liberamente, fintanto che ci si trova soggettivamente ad agio col proprio, qualunque sia, va benissimo così.

Memole ·

Quando le idee vengono in mente vanno annotate subito!  Se non mi sbaglio lessi che l'idea per la famosa storia dei fumetti dei Puffi venne all'autore mentre stava mangiando, e la annotò su di un tovagliolo!

Se posso, vorrei dire la mia. Come ho già detto diverse volte, sono un pianista classico e anche se so di esserlo, quando mi chiedono che cosa faccio, non dico mai 'sono un musicista', ma dico sempre 'sono un pianista classico'. Questo è dovuto al fatto che, pur avendo la consapevolezza di essere cresciuto molto dal punto di vista musicale e dal punto di vista dell'esperienza, so che ho ancora tanto da imparare, anche perchè, nella mia arte c'è sempre qualcosa da imparare, magari per quanto concerne come rendere meglio un passaggio o/e un brano, che parte del dito o/e della mano usare per rendere al meglio una certa parte di quel brano, e così via. Per quanto mi riguarda, quando suono che io sia triste, allegro o abbia addirittura bisogno di una scarica di adrenalina, so cosa suonare per valorizzare o per scacciare quel sentimento.  Per quanto concerne il mio approccio alla scrittura, quando mi viene un'idea cerco di annotarla immediatamente, anche se poi quando mi metto a scrivere quell'idea subisce qualche piccola variazione. 

Memole ·

È giusto così, che ognuno abbia il suo approccio alla scrittura.  Scusate se sono apparsa troppo categorica nell'affermare che quando viene un'idea vada annotata...  è una cosa che secondo me funziona, ad un webinar sulla scrittura anche la relatrice l'aveva detto, ma in effetti non è detto che vada bene per tutti.

Mattia Alari ·

Idee che volano via... Uhm...
Una cosa continua, per me. Ma se non mi svolazzano un po' intorno... vuol dire che non erano per me. E' un po' come i rapporti con le persone: devo... prendermi i miei tempi.
Da sempre, da quando ero ragazzino, mi porto dietro un quaderno per scrivere delle considerazioni che mi vengono in mente quando "vivo" e non sono impegnato a lavorare. Non sono proprio idee, ma osservazioni su qualcosa, su qualcuno... e da queste, molto spesso, viene fuori un'idea che lascio galleggiare nei miei pensieri un certo periodo di tempo utile a rendermi conto se è qualcosa di buono o se è una boiata pazzesca. Perché, non so voi, ma io sono una macchinetta sfornaboiate e lo ammetto candidamente. Ho idee in continuazione ma è imbarazzante chiamarle tali, dal mio punto di vista. Ne ho avuta una stramba mentre stavo cucinando, proprio stamattina, quindi ho appuntato qualcosa e poi si vedrà. Con i miei appunti non ho un approccio da "agenda degli appuntamenti" e se dovessi trovare una similitudine tra il mio quaderno e altro, direi che somiglia molto al blocco degli schizzi. Per ironia della sorte, pur essendo un pittore, ne ho parecchi ma non li ho usati se non per fare dei lavori definitivi.
Infatti io non faccio "brutte" o disegni preparatori per niente, neanche per lo scrivere (i miei appunti sono totalmente slegati da quello che poi scrivo, sono come suggestioni, foto, motivetti che si fischiano casualmente) e forse per questo trovo certi schematismi "scolastici" (cioè dei metodi che ti insegnano, spesso nelle scuole di scrittura) più dannosi che utili, per ciò che riguarda il mio processo creativo.
Ho comunque imparato, negli anni, che tante teste vogliono dire tanti metodi e mentre qualcosa mi può risultare meccanica o addirittura troppo "studiata" ad altri... la cosa viene spontanea, esattamente come nel mio caso è iniziare qualcosa DA ZERO senza nessuna idea di come andrà a finire (un mio classico per tutto).
Ammiro molto e sinceramente chi è in grado di spiegare il suo processo creativo personale, questo devo dirlo. Perché quando qualcuno mi chiede qualcosa io potrei persino rispondere un terribile "boh" anche davanti a un mio quadro e sono consapevole che per molti è addirittura... inquietante quanto per me divertente.

greenintro ·

Leggendo gli ultimi commenti mi rendo conto di avere un'idea della scrittura molto diversa... non mi piace l'idea di annotare idee per ricordarle, come fossero appuntamenti dal dentista. Non riesco a scrivere di getto, buttando giù la prima cosa che capita, prendere questa abitudine la troverei di uno stress enorme. Al contrario ho bisogno di tempo e calma per elaborare mentalmente un'idea, e quando ritengo di aver trovato mentalmente le parole adeguate ad esprimerla, penso di aver già la forma della scrittura definitiva, scrivo direttamente nella bozza word, e se c'è da apportare le modifiche lo faccio là. Inserire un passaggio intermedio tra riflessione interiore e scrittura in bozza fatto di taccuini e foglietti è qualcosa, magari sbaglio, di cui non ho mai sentito l'esigenza. Per me, prima si pensa, poi si scrive, quando si inizia a scrivere il pensiero deve aver già elaborato interiormente la forma linguistica definitiva. In generale non mi piace l'idea di "ricordarsi le idee", lo vedo come un de-spiritualizzarle, trattandole come voci di un elenco della spesa da aggiungere o togliere, una somma di quantità. Mi trovo a mio agio invece nel vedere le idee come punti interni a un sistema di pensiero logicamente interconnesso, che non si ricordano o si dimenticano, ma si deducono col ragionamento a partire da altre idee. Cioè, non c'è bisogno di annotare da qualche parte, A, B o C, se il "sistema" ha una sua coerenza concettuale interna, allora voglio avere la libertà di partire da un punto a caso, anche fosse Z, per poi recuperare tutto il resto semplicemente riflettendo sulla Z, sulla sua natura, e trovando le implicazioni che mi riportano alle altre lettere, che in questo modo non vanno mai "perse", e non necessitano di essere conservate fisicamente, in quanto restano sempre conseguenze logiche necessarie a partire dalle altre lettere: basta pensare a una singola idea per ritrovare tutte le altre in una catena di passaggi concettuali. Per questo mi trovo molto meglio a scrivere di saggistica filosofica, dove c'è un sistema di pensiero internamente coerente in cui muovermi con la mente, anziché di narrativa, in cui invece effettivamente la necessità di ricordarsi cose, non deducibili consequenzialmente da tutto il resto, diventa più forte. 

Poi, certamente, ci saranno saggisti che, anch'essi, prendono appunti di getto per aiutarsi, ma penso che nel loro ambito, sia un bisogno molto meno sentito (anche perché hanno già una bibliografia di partenza in base a cui sviluppare le loro riflessioni), ma in fondo penso che anche per la narrativa non sia una conditio sine qua non per la qualità del lavoro, ma qualcosa utile per molti, ma non indispensabile. Io sospetto sempre che se un'idea viene dimenticata è perché già in partenza non era questo granché, il nostro inconscio, la nostra mente sa, ha un suo modo di filtrare e selezionare dati, secondo me ci si può anche fidare di essa, non meno che di un taccuino.

Ghost ·

Che bella, questa discussione.

Avete tirato fuori davvero cose interessanti. 

Quanto al cogliere il momento giusto: ho preso a registrare dal cellulare. Col microfono. Solo quando non ho tempo o modo di usare la matita, ovvio. Ma devo ammettere che mi sta dando occasione di non perdere idee o immagini che "al volo" posso comunque fissare a parole col registratore.

È una sciocchezza, ma l'ho detta ugualmente. 

 🙂

Modificato 25 Aprile 2022 da Ghost (visualizza storico modifiche)
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Mattia Alari ·

Stai tranquillo, era molto chiaro. Anche io mi sono limitato a dire come vedo le cose ma il mio punto di vista non è certo il Vangelo anzi, come "tale" ha il suo limite.

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