Quando scrivi, ti ispiri ad altri libri, film, manga oppure ti sforzi di essere originale a tutti i costi?

Fernando Camilleri ·

Ciao a tutti 

Ho posto questa domanda durante la live di una casa editrice e l'editore mi ha risposto che l'originalità non esiste e quindi nessuno la cerca. È così?

Uno scrittore, durante un'intervista, ha detto che la bravura sta nel saper copiare. Mi ha molto colpito questa sua affermazione. Un nuovo romanzo deve per forza somigliare a un altro romanzo già edito?

Qual è la vostra opinione a riguardo?

Risposte

Salvatore Russotto ·

Ho letto un libro sul mito di Ade e Persefone e una filovia sul mito di Arianna, la tizia del filo e del labirinto. Poi ho letto un altro romanzo che è una rivisitazione della fiaba di Cenerentola e un romanzo ambientato in un futuro in cui al mondo, oltre agli esseri umani ci sono anche androidi e ibridi (mezzi umani e mezzi androidi). Ora sto leggendo il libro la cui copertina è riportata in testa alla pagina del fanclub.

I libri ispirati ai miti sono sorprendenti, questa autrice ha una cultura enciclopedica in materia.

Mattia Alari ·

I miti mi piacciono parecchio, anche io li uso per "pensarci sopra".
Credo che le storie di questo tipo siano proprio state create per questo, non a caso hanno moltissime versioni e spesso anche in contraddizione tra loro o totalmente diverse. Se ti piace il mito (greco) ti consiglio un piacevolissimo libro : Robert Graves - I miti greci.
Potrebbe piacerti molto.

Mattia Alari ·

Ho visto che vi è pure il suo "fanclub". Non essendo amante del fantasy non ho neanche approfondito ma fa sorridere il fatto che sia passata dall'editoria tradizionale al self (probabilmente perché piccolissima editoria). Io non ne avevo mai sentito parlare. Che tipo di fantasy sarebbe?

Salvatore Russotto ·

Io sono d'accordo con @Mattia Alari pressoché su tutto. A me non piace scrivere qualcosa che so essere una ripetizione. Ma se mi viene un'idea e sento la pulsione a scrivere non importa se non è originale, vorrà dire che dirò la mia su quell'aquell'argomento.

Per quanto riguarda il fantasy ancora d'accordo con voi. Infatti gli unici libri fantasy che leggo sono quelli di Laura Mac Lem, una scrittrice autopubblicata che ho conosciuto qui. Ho letto cinque suoi libri e di draghi ed elfi nemmeno l'ombra.

Mattia Alari ·

Stefano Benni è favoloso (è fantastico da tutti i punti di vista) e ho sentito parlare di quel libro bizzarro che citi. Beh, anche io amo le cose particolari e le ricerco. Intanto grazie per la dritta.

Per parlare di ciò che si scrive... penso che "sforzarsi" di essere originali sia poco produttivo. O si è tali o non si è. Temo che purtroppo la faccenda sia in questi termini. E neanche è possibile scegliere che genere scrivere, se si è sinceri nella propria ispirazione. Io, ad esempio, non ho scelto il genere "weird" ma purtroppo (e dico purtroppo) scrivo quasi sempre cose di quel tipo.

Mattia Alari ·

Picasso diceva che i buoni artisti copiano e gli artisti rubano.
Ma va chiarito cosa significa e tralascio la questione artistica perché vi sarebbe molto da dire sulla pittura e la scultura ma sarebbe OT.

Quello che definisce una persona come tale (e poi come artista/scrittore) è la somma delle sue esperienze e conoscenze quindi anche ciò che lo ha influenzato, ciò che gli piace. E' quindi ovvio che dal nulla non nasce niente ma tutto ha un "sottofondo" di altro, che è umanamente e artisticamente necessario alla creazione e dà persino profondità a ciò che si crea. Neanche sono tra quelli che fa una distinzione tra cultura di serie A e serie B perché molte cose interessanti sono nate dall'apprezzare e conoscere anche quella che sarebbe stata definita (spesso a ragione) spazzatura. Penso a Tarantino, ad esempio, e il suo interesse per i B movie italiani.
Insomma... è davvero pieno artisti che hanno preso materiale discutibile e sono riusciti a nobilitarlo trasformandolo in altro!
Il problema è quindi definire l'originalità di chi crea, in questo caso... chi scrive.
In senso contemporaneo essere originali non è tanto tirare fuori dal cilindro la cosa inedita (praticamente impossibile) ma è la capacità di essere RICONOSCIBILI nelle proprie opere e quindi di non essere confusi con altri. E' qualcosa di cui abbiamo immediata percezione, non vi è neanche bisogno di spiegare in cosa consista.
E' quindi l'eventuale deficit creativo personale a impedire la trasformazione di materiale "interiorizzato" in qualcosa di differente e migliore.

Non so quindi a cosa si riferisse lo scrittore di cui hai riportato la frase, perché mi viene da pensare che moltissimi libri sono storie d'amore ma tutte diverse (ad esempio) o di viaggi (idem). Proporre un tema differente e inedito è più rischioso che rientrare in un genere e quindi declinare la storia secondo il suo paradigma. Riuscire poi a non fare un pasticcio e farsi apprezzare... è un'impresa per pochi.
Posso dire che far leva su qualcosa che le persone già conoscono creando variazioni sul tema è una tattica commerciale molto diffusa (si vende l'originale e tutte le copie; e si tornerebbe pure a considerazioni artistiche dove, per esempio, dato per Bello l'originale modello, tutte le sue copie erano per forza belle) ma purtroppo sta scadendo nella prevedibilità media delle cose (ad esempio).

Riprendere, rifare, oggi va per la maggiore in ogni campo ma più per mancanza di creatività che per furbizia commerciale chiaramente affermata come tale.
L'originalità, la riconoscibilità, sono per pochi. E neanche è detto che vengano apprezzate o immediatamente riconosciute.
Un buon libro quindi può sì somigliare ad un altro, pur mantenendo la sua individualità, ma... probabilmente il capolavoro è differente dagli altr

Mattia Alari ·

E quante cose davvero particolari riesci a trovare? Io pochissime.
E con il fantasy è proprio un no. Ho letto il bellissimo "Il Signore degli Anelli" e mi fermo a questo.

Fernando Camilleri ·

Mio fratello ce l'ha, ma non riuscirei mai a leggerlo. Non mi piace quel genere di fantasy. Purtroppo poi una mia ex mi ha costretto a vedere tutti i film in un solo giorno, e ora ho la nausea solo a sentirne parlare. Preferisco la narrativa "dolcemente" fantastica di Stefano Benni. 

Fernando Camilleri ·

È un piacere risentirti, @Mattia Alari 

Ti ringrazio per la tua risposta.

Io, da lettore, cerco sempre storie che non rassomiglino ad altre storie. E mi rendo conto che è un'impresa alquanto difficile. Cercando e cercando, però, qualche libro che mi diverta riesco a trovarlo (possibilmente di autori italiani poco conosciuti). Certo che se trovo il solito fantasy con elfi, maghi, nani, draghi e fate, storco la bocca e butto via il libro.

Desy Icardi ·

Non so, dovesse capitarmi ti dirò, anche se la vedo difficile. Io faccio sempre molte ricerche per verificare se esistono trame simili.

Desy Icardi ·

Sì, ma  l'amore per l'odore dei libri era alla base di entrambi, inoltre certe ambientazioni erano comuni, come biblioteche e librerie. Entrambi erano libri peri cultori del mondo dei libri e  credo che in qualche modo si siano spinti a vicenda, anziché farsi concorrenza.

Mattia Alari ·

Sicurmente non possono definirsi neanche "parenti" per l'idea, intendevo questo. La coincidenza di alcune ambientazioni è alla fine la cornice di due storie molto differenti e persino l'età delle protagoniste, la loro storia, è diversa (sebbene si parta con due bambine). Il romanzo della tua collega è genere rosa, il tuo no.
Il genere fa tanto. E poi c'è la questione dello stile. Ma anche fossero state due storie d'amore convenzionali, avrebbero potuto avere sviluppi completamente differenti quindi, anche lì, da discutere.
Per me, qui vi sono stati due sviluppi paralleli.
Fossero stati DAVVERO coincidenti, si sarebbero ostacolati (se usciti insieme).

Fernando Camilleri ·

@Desy Icardi, e io ti ringrazio per la tua risposta 

Qualche anno fa, ero fissato con l'originalità a tutti i costi. Figurati che una volta, mentre stavo scrivendo un romanzo di genere fantastico/fantascientifico, mi sono imbattuto nel romanzo di uno scrittore americano che aveva una scena in cui c'erano molte somiglianze con un luogo da me descritto nella mia storia. E sai che cosa ho fatto? Sono andato subito a cambiare tutto nel mio romanzo  . Non volevo che si dicesse che avevo copiato, ma in realtà io nemmeno sapevo che esisteva quell'autore americano quando avevo scritto la mia scena. Ora invece me ne frego.

Un'altra volta, un agente letterario mi aveva detto che un mio romanzo gli ricordava troppo un film degli anni Settanta. Io non avevo nemmeno sentito parlare di quel film, ma lui non voleva credermi. Ora l'agente è morto (dicono lo abbiano trovato con una penna conficcata nel collo), ma da quella volta non mi dà più fastidio che mi dicano che mi sono ispirato a qualcosa anche se non è vero. L'importante è che io sappia che non è vero. 

Alex Mai ·

Come si dice, siamo nani sulle spalle di giganti.

E' impossibile essere originali, anche se ambientiamo la scena sul pianeta Yzzurb con personaggi filiformi, finiremo per usare senza rendercene conto diversi elementi per i quali qualcuno ci dirà "guarda che mi sono accorto che il filiforme ha detto Strobyz, che è la traduzione del saluto che..." o roba del genere. Certo, bisogna rubare con stile  

Mattia Alari ·

In comune però c'è praticamente solo il titolo, tra i due libri. Nessuna parentela nell'idea, a quanto pare.
La trama è differente e anche il genere.

Desy Icardi ·

Credo sia inevitabile ispirarsi a tutto; l'individualità di ciascuno è un'amalgama di cose fatte, viste, vissute e persino subite (non parlo necessariamente di traumi infantili, che certo hanno la loro parte, ma anche dell'innocuo e mediocre libro che la prof. delle medie ci ha costretti a leggere per le vacanze e che, nostro malgrado, ha lasciato il suo sedimento nella memoria). Posto che l'originalità non è la creazione di nuovi elementi,  bensì la combinazione di elementi esistenti secondo nuovi schemi, accostamenti e strutture, è necessario fare attenzione che l'ispirazione o l'omaggio al tal autore, film o canzone non diventi una riprovevole scopiazzatura. Questo a mio umilissimo parere, ovviamente.

Desy Icardi ·

@Ngannafoddi Le idee sono nell'aria, io e un'autrice che conosco personalmente, nel 2019 siamo uscite nello stesso periodo, senza sapere l'una del lavoro dell'altra, io con L'annusatrice di libri e lei con La bambina che annusava i libri. Cose che possono accadere. La cosa bizzarra  è che in passato ci aggiornavamo sovente su quel che stavamo scrivendo, quella volta non l'abbiamo fatto ma è stato meglio così: i libri hanno trovato entrambi ottimi riscontri.

In ciò che scrivo, faccio una cosa strana: prendo i personaggi che sono già stati usati da qualche parte e cerco di dar loro una nuova identità e una seconda vita. Per far questo, però, deve trattarsi di personaggi fittizi a me cari.  

Grazie di cuore per quello che hai scritto. Vorrei però mettere in chiaro una cosa: la mia scrittura non è tesa a fare alcun tipo di Fan service (dato che non scrivo fanfiction né robe del genere, ma scrivo narrativa pura), anche perché i personaggi che riutilizzo, sono personaggi poco conosciuti (o poco usati), e in un caso, addirittura forse inedito. Ma andiamo con ordine. I personaggi che mi piace riutilizzare sono soprattutto quelli che appaiono in alcuni spot pubblicitari e che non hanno nemmeno l'onore di una battuta, ma posso anche riutilizzare il personaggio di un video che ho visto su Youtube o Dailymotion e che mi è piaciuto. Ovviamente, questo tipo di operazione la faccio senza che il lettore se ne accorga. Infatti, l'unico a sapere chi è quel personaggio sono io. Per dirvela tutta, un personaggio che riutilizzo spesso, è Kevin McCallister, il protagonista di 'Home Alone 2: Lost In New York'. Ma non è l'unico: per farvi un altro esempio, un personaggio che torna spesso è la testimonial di uno storico spot delle calze Omsa (la ragazza che nello spot gioca col peluche, per intenderci). Per rispondere alla domanda di Mattia, ho 38 anni (39 il 15 di ottobre).

La lettura aiuta molto l'ispirazione, personalmente posso anche ispirarmi con una canzone, un trailer di un film o uno stesso film, dipende anche da cosa sto pensando.

Poi certo c'è anche la serenità che aiuta a imprimere dei personaggi nella testa, e poi cominci a scrivere e il gioco è fatto, a me capita così

Mattia Alari ·

In realtà non fai una cosa strana. E' il meccanismo delle fanfiction e prima ancora delle storie "riprese" da altri autori.
Ci sono persone infatti che hanno persino scritto nuove storie (penso a Sherlock Holmes) per vecchi personaggi. E' anche piuttosto comune prendere dei personaggi amati e metterli in nuovi personaggi inventati (spesso senza dichiararlo quindi è qualcosa che è tra lo scrittore e la sua opera) e succede proprio con gli amati o quelli rimasti impressi. Penso che sia tipico dello scrivere in generale: se ti piace qualcosa, la prendi.

@Luca CanettiPermettimi una domanda: tu sei molto giovane?

Domanda molto interessante. Voglio provare a rispondere tenendo conto sia della me autrice che della me editor, proponendo il mio punto di vista.

Ci sono due punti che ritengo importante prendere in considerazione per risponderti: il concetto di tradizione e quello di originalità della storia narrata.

Sulla tradizione, è importante che un'opera narrativa si inserisca in una già esistente per avere una certa riconoscibilità agli occhi del pubblico. In altre parole: un testo che si sforza di sperimentare e innovare in ogni modo, proponendo una veste grafica estrema, uno stile narrativo difficile da seguire, una storia che rompe ogni struttura narrativa e, magari, non si identifica neanche in un genere o una commistione di generi, difficilmente otterrà interesse da parte di editori e lettori. Questo perché l'essere umano ha bisogno di trovare un certo livello di comfort e riconoscibilità in ciò che va a leggere: l'ignoto totale è probabile provochi sensazioni di smarrimento e paura (questo in ogni ambito). Ecco perché, quando ci sentiamo giù di morale, ricorriamo a libri e film comfort, che abbassano il nostro livello di ansia e sono, per noi, prevedibili e innocui. Sperimentare al massimo nella disperata ricerca di un'originalità a qualsiasi costo può incuriosire sulle prime ma, spesso, non paga.

Inoltre, bisogna anche tenere in considerazione che è vero che tutto è già stato scritto. Può sembrare una frase fatta, ma se ci pensiamo esistono solo due possibili storie da raccontare: "uno straniero giunge in città" oppure "qualcuno parte per un viaggio". Possiamo prendere in esame qualsiasi narrazione che può venirci in mente: tutte ricadono nella prima o nella seconda traccia. Naturalmente lo straniero può essere fisico o un'entità, o ancora altro, così come il viaggio può essere interiore e non necessariamente concreto verso un altro luogo.

Ciò che si può dedurre da tutto questo è che la differenza che ciascun autore può fare si gioca sul bagaglio d'esperienze, su ciò che ha vissuto, sul background e, soprattutto, su tono e voce. La sua prospettiva, il suo punto di vista unico e personale è l'unica arma che ha a disposizione, sia dal punto di vista narrativo che stilistico, per permeare le sue storie della sua idea di controllo - idea che, poi, i lettori andranno a ricercare in tutte le sue opere e percepiranno come "l'atmosfera, il mondo che sa evocare", "il modo in cui riesce a farmi sentire".

Quanto ai plagi e alle ispirazioni, penso che pressoché tutti gli scrittori prendano spunto, ispirazione, o addirittura copino (omaggino!) altri autori, e che sia un atto normale e da normalizzare. Prendiamo anche il semplice dover scrivere una scena, per esempio il bacio tanto atteso tra i nostri protagonisti: magari la scena non ci riesce, o non sappiamo bene come scriverla. A quel punto, che fare? Personalmente ricorro alle costellazioni di letture fatte, "cliccando" tra i miei ricordi (o riprendendo in mano il libro relativo) su tutte le scene simili scritte da altri autori, o magari ripenso a film, serie tv, videogiochi. La mia scena sarà il frutto, così, non solo del mio vissuto e della mia visione personale dell'amore (oltre che emanazione dei miei personaggi e del loro vissuto, della loro visione sull'amore), ma conterrà anche la mia esperienza in termini di ciò che io, e solo io, ho letto, visto, giocato, nella combinazione che nessun altro autore possiede nella mia medesima sequenza. La risonanza tra tutti questi elementi e la mia identità, il mio vissuto personale, farà scaturire la mia scena, il bacio che scriverò. E non c'è nulla di male in questo. L'importante, ovviamente, è non copiare pari pari interi brani o frasi.

Mattia Alari ·

Tu prendi come si prende dalla vita. Si prende da ciò che si vede, da ciò che non si vede... Da persone che si incontrano o si sognano...
Penso che sia curioso il tuo riferimento a personaggi tipo la ragazza dello spot delle calze Omsa (devo trovare lo spot, ora sono curioso) o altre "immagini" che ti hanno colpito ma alla fine è una cosa come un'altra, nel senso che è solo il tuo modo di trovare i tuoi personaggi. E lei, ad esempio, ti ha colpito come avrebbe potuto fare se fosse stata la tua vicina di casa e l'avessi intravista, un giorno, dalla finestra.
Io sono stato ossessionato per anni da una panettiera. Aveva delle mani bellissime.
All'accademia ho comprato chili di grissini al sesamo solo per farglieli fare. Ne doveva fare in continuazione, tutto il giorno. Almeno erano pure buoni!
Mi sono accorto di aver fatto uso della sua fisicità, di certi gesti che faceva, in molti casi e ancora "ci penso" e ritorna. Ovviamente è una cosa che riguarda me e nessuno capirebbe. Proprio come il tuo caso.

Per me prendere ispirazione è qualcosa di più netto ed evidente.
E' una base di partenza per scrivere qualcosa, specie se di lunga portata.

La domanda che mi pongo prima di iniziare è: ma se io volessi scrivere un romanzo con tematica A, B e C, a cosa posso ispirarmi? Cosa c'è nel mio bagaglio culturale che può aiutarmi?
Allora, ho letto il libro tal dei tali, ho visto i film X e Y, e la serie tv H.

Da questo bagaglio, io prendo e rielaboro tutto quello che mi serve, evitando se possibile di fare gli errori che ho ravvisato in quei prodotti.

Quel che ne viene fuori non ha nulla a che vedere con le fonti citate, ma ne avrà alcuni elementi comuni (un'ambientazione, un tema, magari qualche scena, è inevitabile) ma se uno è bravo metterci la propria immaginazione nel mash-up, difficilmente qualcuno verrà a dirti "ehi, hai copiato questo!"
Piuttosto ti dirà "uao, qui ho rivisto per un attimo quella scena del film F che adoro!"

Sui personaggi sono anche più diretto. Se mi piace un personaggio, che può essere davvero anche solo l'attore di uno spot, o una comparsa di un film, lo prendo così com'è (esteticamente) e gli dò la mia impronta, una storia che voglio, dei modi che voglio. Insomma, prendo il guscio e lo riempio di quello che mi serve e trovo più utile.

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