Quali sono gli elementi di un ottimo racconto?

Come da titolo.
Parto dalla premessa che fino all'altro giorno ho guardato i racconti con sospetto, un po' perché mi piacciono i mallopponi un po' perché boh.
Dopodiché ho letto (anzi ascoltato) il primo volume di The Witcher - avevo visto la serie per via... della trama. Sì, la trama - e quello è in effetti una raccolta di racconti.
Gradevole, sì, ma non penso che siano il top.
Però forse sono io che li giudico come se fossero romanzi, e quindi mi aspetto la stessa introspezione, lo stesso approfondimento.

Da qui tutta una serie di elucubrazioni che non vi sto a spiegare, e la domanda: quali sono gli elementi che costituiscono un buon racconto?
Come si scrive un bel racconto, come ci si gestisce nello spazio ridotto in cui si trova a muoversi?
Qualcuno di voi ha esperienza in merito?

Risposte

Ghost ·

@GiuliaZeta Per quel che mi riguarda: Introduzione, Sviluppo e Conclusione rappresentano grossomodo una struttura diciamo basale, fisiologica, se preferisci. Una volta che la fai tua, però, a mio avviso le applicazioni possono essere diverse. Nel senso che l'Introduzione non è sempre standard: per standard intendo una narrazione dalla A alla Z in termini di trama, in cui la A è il prologo esplicativo. Per esempio: c'è chi ama partire In medias res, vale a dire far iniziare la narrazione nel mezzo delle cose, degli eventi. Questo tipo di Introduzione ( che chiamerò Incipit) risulta spesso molto efficace. È una tecnica appresa dagli antichi (Latini) che per narrare eventi storici soprattutto di guerra, anche complicati, partivano non dalla spiegazione diacronica della storia ma da un evento significativo già nel mezzo della storia che volevano raccontare. Non c'erano grossi preamboli, tanto per semplificare. Ci sono poi scrittori come Stephen King che invece non amano molto partire dal mezzo degli eventi e per loro l'Introduzione si manifesta in maniera magari alternativa a seconda del tipo di storia. 

Ti faccio un esempio: siccome risulta molto efficace in termini di tempo e di attenzione del lettore/spettatore, l'Incipit in medias res è un approccio se volgiamo molto cinematografico che ha avuto un buon successo proprio nel cinema. Se posso indirizzarti verso una serie televisiva la cui prima puntata parte proprio In medias res è Breaking bed. Se ti capita di vederla sarà impossibile non capire a cosa mi riferisco. Se l'hai già vista, potresti provare a rivederla alla luce di questa informazione.

Quindi.

Una struttura di massima, quella dei tre atti, è utile a mio avviso  per avere una specie di mappa mentale da far propria. Ma una volta capita è anche utile cestinarla e scrivere seguendo un proprio Ritmo, per come la vedo. Nel mio caso, il Ritmo governa su tutto. E anche sulla struttura.  Se aggiungiamo che in molti racconti il finale è Aperto, la Conclusione di un Racconto può rimanere a galleggiare nella mente del lettore senza di fatto essere stata scritta. Conoscere la struttura generale è molto utile. Poi ognuno la gestisce con la propria creatività, per parte mia. Tutto questo è come la vedo io. Poi in rete o su manuali vari puoi trovare molto di più. E cose anche differenti. 

Spero di averti risposto. 

 

Ghost ·

Ciao.  

Provo a risponderti per come è anche la mia visione. Diciamo che tra tutti i generi, quello che più mi vede vicino è proprio il Racconto., E qui credo di averti dato un indizio: il Racconto è un genere. Un genere come il Romanzo, o la Poesia. Quindi è distinto da entrambi. E non si tratta - banalmente - di una questione quantitativa: non è infatti la riduzione di un romanzo, ma proprio di un genere a sé.

Personalmente, scrivo racconti. 

La discussione che hai aperto a mio avviso è molto interessante ed è allo stesso tempo come scoperchiare un vaso bello pieno. Rispondere, per me, non è poi così semplice,. Se si guarda soltanto alla lunghezza ( cosa che fanno in diversi non addetti ai lavori ) allora sembra che tutti sappiano cosa sia un racconto. Ma se si chiede di scriverne uno la cosa cambia. Voglio usare le parole di Flannery O'Connor: «Il racconto è una azione drammatica compiuta, e in quelli più riusciti i personaggi si svelano tramite l'azione, e l'azione è a sua volta condotta mediante i personaggi: il significato che se ne trae deriva dall'esperienza nel suo complesso. Per quanto mi riguarda, preferisco definire il racconto un evento drammatico che coinvolge una persona in quanto persona, e persona particolare, partecipe cioè e dell'umana condizione e di una specifica situazione umana. Un racconto implica sempre, in forma drammatica, il mistero della personalità.»

Per aggiunger indizi: il racconto è una finestra aperta sulla vita. Una specie di istantanea che ti fa capire il prima attraverso il presente, e il dopo lo immagini tu. Diciamo che un Racconto non ha le pretese di esaustività che invece ha un romanzo. In un racconto però ogni cosa deve avere una funzione. Di rado si accettano orpelli inutili, ingranaggi fermi, oggetti che non hanno un potere all'interno della narrazione.  Senti qui: «Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì.» È Augusto Monterroso, e questo pare essere il Racconto più breve della storia.

Mi fermo qui.

Spero di averti dato un poco di ciò che cercavi. 

Grazie Ghost, molto interessante!
Per me gli orpelli inutili sono, appunto, inutili anche in un romanzo, però in effetti nel racconto non c'è spazio per soffermarsi su cose "di contorno".
Per quel che riguarda la struttura di un racconto in sé, ti ritrovi con una specie di "divisione in atti" o pensi che abbia una struttura diversa rispetto al romanzo?
A occhio, oserei dire che tutta la parte del "prima della rottura" debba essere ridotta all'osso o inesistente addirittura, come la vedi?

Scusa Giulia, mi ero persa questo commento! 

Rimanendo su Bierce, ne ha scritti anche altri che secondo me meritano molto, per esempio "Chickamauga", "The Mockingbird", "The Man and the Snake" o "The Moonlit Road", ma ce ne sono molti altri che ora non mi vengono in mente  Poi ovviamente tutti o quasi i racconti di Poe. Per stare sul moderno, sicuramente apprezzo un sacco quelli di King (ma sono di parte, visto che è il mio idolo) e per stare sulle sponde italiane mi piacciono molto i racconti di Carlo Lucarelli.

@Milena Vallero

Utilissima!
Proverò a leggere il racconto che mi hai consigliato, grazie mille. Ne hai anche altri che meritano, a tuo avviso?

@Ayame

Ma può Henry Cavill a torso nudo, conciato come il buon Geralt, essere davvero considerato off topic? Io non credo 

Support Rando ·

Scusa ma ho riso malissimo per questo passaggio  

Personalmente trovo migliori i romanzi delle due raccolte di racconti di The Witcher, ma esula dalla tua domanda. Scusa l'off topic (l'amministratrice che va off topic, sono proprio il top  )

Ciao Giulia, provo a risponderti anche io, sperando di esserti utile.

Amo leggere romanzi, anche molto lunghi; ne ho anche scritti due e mi sono divertita un sacco a farlo. 

Ma se devo scegliere, credo che la mia "comfort zone" sia il racconto. Ho iniziato con quelli. Nei forum di scrittura, nei contest e nei concorsi. Mi sono, per così dire, specializzata. E si potrebbe pensare che scrivere un racconto, essendo corto, sia più facile rispetto a un romanzo.

Ti dirò: sì... e no.

Vero è che un romanzo necessita di molto lavoro organizzativo. C'è una mole non indifferente di dati, informazioni, avvenimenti da tenere presente. Un racconto è, ovviamente, molto più snello e gestibile dal punto di vista della trama. Ma... e qui casca l'asino. Nel romanzo hai un respiro maggiore; nel racconto invece, e qui un po' mi ricollego a quanto ti ha detto Ghost, ogni parola conta. Non ce ne possono essere di superflue.

Però il racconto non è semplicemente un "romanzo accorciato". Le tecniche sono diverse, l'impatto è diverso. Quello che amo come lettrice è che, come diceva anche Poe, il racconto può essere fruito in un'unica sessione. Lo inizi, ti ci immergi, e lo finisci. Come un unico respiro. Nel romanzo è difficile immergersi in profondità allo stesso modo: a meno di avere un giorno intero a disposizione per dedicarsi alla lettura, occorre sempre fare pause. E tra una sessione e l'altra la vita si infila con le sue mille distrazioni, tanto che, quando la lettura riprende, serve sempre un attimo per ritrovare le fila del discorso.

Ma tornando alla parte creativa, padroneggiare il racconto significa anche fare pratica, molto più che nella stesura di romanzi, con le regole d'oro della scrittura (pochi aggettivi, pochi avverbi, specie quelli che finiscono in -mente, frasi brevi e significative, capacità di trovare le mot juste, ecc).

Anni fa ho partecipato a diverse edizioni di un contest i cui racconti non dovevano superare un numero molto risicato di parole. Scrivevo, e poi dovevo rileggere e sforbiciare qua e là per poter rientrare nella lunghezza specificata. Alle volte mi è capitato di dover praticamente dimezzare il numero di parole, dalla prima bozza alla versione definitiva. E all'inizio pensavo "oh mio Dio, ma come faccio? No, ma questo non posso toglierlo, se non dico questo e quest'altro non si capirà più niente", cose così. E invece, alla fine, dopo l'ultima sforbiciata andavo a rileggere e scoprivo che la versione ridotta era cento volte migliore dell'altra. Perché tutte le parole che avevo lasciato erano davvero necessarie e il racconto risultava "giusto". 

Un'altra caratteristica del racconto (in particolar modo horror, thriller o fantastico) è che, molto più del romanzo, è aperto al finale a sorpresa. Si può giocare molto con gli indizi lasciati lungo la strada e capovolgere la situazione per dare un ultimo pugno nello stomaco al lettore. Non che nei romanzi non accada, ma il racconto a mio avviso si presta molto di più (senza fare spoiler, consiglio se non lo hai letto "An Occurence at Owl Creek Bridge" di Bierce...)

Quindi, per riassumere (e tagliare... mi sa che anche in questo post dovrei fare come in quei vecchi contest!), un ottimo racconto parla dritto alla pancia, senza fronzoli e orpelli inutili, senza digressioni che potrebbero distrarre dal punto focale; un ottimo racconto sceglie le parole giuste per tenerti incollato alle pagine fino alla fine, senza interruzioni.

Spero di esserti stata utile!  

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