Paura del foglio bianco, paura di non avere idee. Di non aver niente da dire.

JuliaG ·

Quanti di voi hanno sperimentato quest'emozione, in vita loro? Quanti di voi sentono in cuor proprio la vocazione alla scrittura ma la sensazione di non aver niente di degno da dire? O, peggio, che quel che si vorrebbe dire, è del tutto superato, stradetto, in sintesi: inutile da dire? Come vi rapportate con la sensazione di essere banali? Di aggiungere solamente parole al fuoco? 

Risposte

Eskarina ·

Ne ho sofferto per anni finché ho messo mano ad un  genere completamente diverso da quello che pensavo fosse il mio.  Ero convinta di essere destinata a scrivere un "romanzo classico" (il che non vuol dire niente, lo so) e ho fallito ogni singolo tentativo dopo poche pagine.  Per una serie di casualità ho iniziato un altro tipo di cosa (di nicchia e impubblicabile, perché sono masochista) e in poche settimane sono a 2/3 dell'opera. 

Salvatore Russotto ·

Concordo con l'idea di esplorare qualcosa di assolutamente nuovo ma ritengo anche che le persone e il mondo, seppur cambiati molto, funzionano allo stesso modo da migliaia di anni. Non importa se quello che ti passa per la testa lo hanno già detto altri. Dillo anche tu. E dillo come sola tu sai dirlo. Sarà apprezzato comunque.

Daniele Leoni ·

Concordo, ci sono macro argomenti (la famiglia, la religione, l'omicidio) che funzionano sempre nonostante i millenni. Io mi sento spesso nella condizione del "già detto, stradetto", nel mio caso si tratta di non raccontare cose abbastanza drammatiche. Oppure di dire opinioni troppo mie, senza pensare di vedere altre prospettive.

Manu ·

Oh sì concordo, qualsiasi cosa scrivo è banale e già sentita, altrimenti è fatta male e confusa. La maggior parte è noiosa. Ho provato anche con le scalette: peggio ancora! Ore per organizzare il racconto e buttare tutto alle ortiche perché quando arrivo alla carta mi rendo conto che non funziona. 🤣

Alwaysstone ·

Tutto quello che scrivo lo scrivo per me. Si mi blocco a volte, a volte leggo quello che ho scritto e lo butto. La regola che mi sono dato è che mi deve dare una emozione, una sensazione, un motivo. Perché lo vuoi raccontare, cosa di te ci sarà, cosa si capirà. Un altro essere umano che non sei, sarai mai in grado di capire il tuo codice?
Io penso che sia la paura di tutti, non credo esista scrittore, o se per questo, essere umano che non abbia terrore del foglio bianco. Il Foglio bianco è vuoto, immacolato, puro. Io ho paura di sporcarlo, di rovinarlo, di sprecare byte. Poi ci penso però. Sprecato per chi? Io di lavoro faccio altro, scrivo perché qualcosa dentro di me urla per uscire, e io la faccio uscire. Esce come esce, cerco di addomesticarla, ma spesso è caotica, poco coerente, disordinata. Poi la rileggi e inizi a mettere tutto a posto. Secondo me è come la doccia in vasca d'inverno prima della lezione di nuovo, con l'acqua dritta dalla rete idrica a 10 gradi. Sotto il soffione e valvola al massimo. O si muore! O si nuota!

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