Dubbio su come spiegare una cosa che potrebbe suonare molto male
Salve a tutti, eccomi qua a rompere col primo di probabilmente una nutrita serie di dubbi di scrittura.
Sto cominciando a buttare giù una scena della storia che sto scrivendo che riguarda l'incontro della protagonista con un personaggio che avrà un certo ruolo per lei, ma c'è una cosa che non so come spiegare perchè non mi viene in mente un modo che non suoni parecchio male.
La storia è ambientata a fine anni 60-inizio anni 70 in un paesino sulle montagne sopra il lago di Como, la protagonista ha a che fare col comndo del contrabbando. Visto il luogo abbastanza chiuso e isolato in cui vive, di fatto in paese non ha modo di avere a che fare con persone che provengno da altre zone d'Italia, esclusi i finanzieri lì di staza che tipicamente non sono certo originari di quelle zone.
E proprio un finanziere è la persona chon cuia ha a che fare in questa scena, che arriva proprio in un momento in cui a protagonista è in difficoltà con dei ragazzi più grandi che non accettano la sua partcecipazione al loro "lavoro* nè tantomeno i suoi rifiuti di assecondare le attenzioni di chiunque di loro. Per alcuni motivi che le spiegherà poi, questo ragazzo senza sapere perchè lei stia discutendo con gli altri e cosa lei effettivamente faccia decide di intervenire a difenderla perchè sente sia giusto così.
Lei non l'ha nemmeno visto arrivare, sente solo la voce di lui che intreviene, è una voce sconosciuta e lei si chiede chi sia e perchè lo faccia. Lei non ha pregiudizi in base alle origini del ragazzo, certo è che però in quel contesto intuisce da subito che debba trattarsi di un finanziere perchè in base all'accento può soltanto essere "uno di loro"-.
Ora, non so come esprimere nei pensieri della ragazza questo discorso dell'accento senza rischiare che suoni dispregiativo, perchè per lei non dovrebbe esserlo. L'ho già chiesto anche ad altri e mi è stato detto che potrei tranquillamente nfischiarmene perchè invece ha senso che inizialmente suoni male pef far capire comunque che lei è cresciuta in mezzo a quella mentalità per cui il pensiero sull'accento è dispregiativo (in fondo lei comunque un po' ignorante è, per esempio più avanti parlando con un altro finanziere le uscirà una discutibile considerazione sul fatto che non si direbbe dall'aspetto di quest'ultimo - biondo, occhi azzurri, ha gli antenati normanni, perlomeno così gli è stato raccontato fin da quando era piccolo - che le sue origini siano quelle che effettivamente sono, non lo dice in modo dispregiativo ma comunque lo dice come se fosse una verità assoluta) anche se involontariamente, poi con la conoscenza avrà modo di correggersi.
Qualcuno saprebbe consigliarmi come esprimere la cosa senza che suoni male? O siete d'accordo con chi mi dice di non preoccuparmene perchè invece mi dà modo di approfondire la sua psicologia mostrando questo pregiudizio inconscio e in seguito il momento in cui lo riconosce e si corregge?