Distacco in scene forti

Francesco Paolini ·

Premessa necessaria: sono una persona neurodivergente (PAS, Gifted/ad alta attivazione cognitiva (come preferisco chiamarmi) e multipotenziale perchè naturalmente la vita era troppo semplice). Quindi può darsi sia solo un problema mio.

Ma un paio di giorni fa stavo scrivendo una scena molto forte. Dovevo rappresentare un'aggressione all'interiorità di una persona (scenario molto fantasy con parti dell'individuo personificate, quindi è chiaro che se te tiri un gancio ad un daimon la persona ne risente)...il problema è che già solo nel pianificare le scene avevo avuto un po' di malessere...quando poi ho iniziato a scrivere la scena, ho iniziato a sentirmi poco bene.

Non riuscivo ad andare avanti. Rappresentare una persona soffrire, anche se era un concetto molto complesso, mi risultava difficile.

Posso chiedere voi come gestite lo scrivere scene forti senza empatizzare?

Risposte

Peio ·

Scrivo prevalentemente storie umoristiche e per bambini/ragazzi; mi capita raramente di creare scene violente. Quando è successo, magari in un racconto, non ho avuto problemi. Mi è capitato di empatizzare con il cattivo e ciò non mi dava malessere, né fisico né spirituale. Sono però una persona del tutto ordinaria, probabilmente è quello il segreto.

Florelle1794 ·

Personalmente... le gestisco male, sia come autrice che come lettrice. Con gli anni ho imparato ad accettare che quel malessere (a volte tremendo) è parte di come funziona il mio cervello (la cosa curiosa, per me, è che la parola scritta mi suscita molte più emozioni del mezzo visivo).

Peio ·

Potresti anche prenderlo come un confine imposto dal fato per indirizzare la tua produzione letteraria verso lidi meno problematici, per come sei fatta tu.

Ayame ·

Il 24 agosto 2026 alle ore 16:15 Francesco Paolini ha scritto:

Posso chiedere voi come gestite lo scrivere scene forti senza empatizzare?

Io non scrivo, ma ho questo problema con la fruizione quotidiana di qualsiasi cosa, più o meno, quindi... solidarietà 🥲

(La neurodivergenza è di casa anche nel mio cervello)

Francesco Paolini ·

@Linda Rando come fai di solito per evitare che ti rovini la giornata?

Oggi ho pensato sia anche una questione di stimolazione. Cioè anche se la vita fuori dalle sudate carte mi richiede troppe emozioni.

Ayame ·

Il 27 agosto 2026 alle ore 21:24 Francesco Paolini ha scritto:

@Linda Rando come fai di solito per evitare che ti rovini la giornata?

... Non lo evito XD O meglio, mi prendo una parte di giornata in cui so che starò da cani. Per dire, con l'inondazione in Nepal mi sono presa due giorni interi, perché avevo bisogno di saperne di più e non restare indifferente di fronte all'enormità di quel che è successo.

Mi ha fatto male? Abbestia.
Mi serviva? Penso fosse fondamentale.

Ho imparato che, almeno con me, combattere le mie caratteristiche fondamentali non serve a niente :-/

Francesco Paolini ·

Mi sembra giusto dirvi che l'ho scritta. Ho anche chiesto a degli amici e hanno detto che era efficace. Se posso pubblicarla e magari opporvi una scena più tranquilla, giusto per mostrare le differenze...dove posso fare? e posso taggare @Linda Rando o altri?

[aggiunto alle 18:18]

@Peio Su questo temo si confligga per temperamento: sono un fanatico fracico del continuo miglioramento. Poi ovvio, non mi sogno di scrivere fantascienza, sarei il disonore di mio padre perchè io e la fisica abbiamo litigato da bambini...ma rinunciare a scene emotivamente possenti solo perchè "non so farlo"? Non mi piace l'idea di scrivere racconti di zucchero filato!

Norah North ·

Anch'io entro molto nel POV quando scrivo, ma non l'ho mai ritenuto un ostacolo. Anzi, lo sfrutto per creare scene più realistiche, sia con ciò che accade e sia con ciò che sente il protagonista. Scrivendo in prima persona per me è molto utile, addirittura necessario, provare ciò che vive l'individuo di cui scrivo.

Scrivendo di violenze fisiche di vario genere, sangue, lutti eccetera. Se facessi altrimenti, non sarei in grado di riportare sulla pagina qualcosa che vale la pena leggere, perché altrimenti risulterebbe distaccato e freddo.

(Ovviamente per me funziona così. Per altri può funzionare diversamente.)

KjaNo ·

Ciao @Francesco Paolini ,

Capita anche a me di non sopportare le emozioni che cerco di mettere su carta, ma trovo anche che sia catartico. Una volta che quelle emozioni mi hanno attraversata è fatta.

Qualche volta invece mi inquieto da sola. XD

Come per tutte le cose, è sempre meglio fare un passo alla volta piuttosto che affrontare tutto assieme, quindi potresti spezzettare il lavoro in più sessioni per avere il tempo di riprenderti.

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