Dialoghi tra un italiano e uno straniero

Ciao

ho un dubbio sul quale volevo confrontarmi con voi. La situazione è questa: personaggio straniero (che parla inglese, o francese, o tedesco, relativamente importante) e personaggi italiani. La scena è ambientata in Italia e dopo le prime incomprensioni, si passa ad un lungo dialogo nella lingua del personaggio straniero. Se fossimo nel mondo reale, probabilmente qualcuno si rivolgerebbe allo straniero prima in italiano, poi nella sua lingua. Nel testo scritto, come rendereste questa situazione?

A sentimento, opterei per lasciare tutto in italiano, rimarcando che "lo straniero" non capisce quello che viene detto. Avete qualche suggerimento o esempio da cui attingere?

Grazie

K.

Risposte

Alex Mai ·

durante il dialogo, il personaggio narratore può pensare, e quindi fare battute tra sé circa quello che dice l'altro, dando idealmente di gomito al lettore

La situazione è proprio di questo tipo, ma è solo il contesto iniziale, perché poi si prosegue con qualcuno (un italiano) che parla bene l'inglese e quindi il dialogo sarà tradotto. Avevo già iniziato a buttare giù qualcosa seguendo quanto consigliato da @Russotto e questo mi conforta 😊

Mattia Alari ·

Cosa intendi per "spunto di battuta"...?

Alex Mai ·

Esatto. Aggiungerei di mettere qualche corsivo per sottolineare gli errori dello straniero, che magari possono essere spunto di battuta nei pensieri dell'altro personaggio...

Desy Icardi ·

io faccio all'incirca così, se la narrazione è in prima persona. Se è in terza uso le parti tra i dialoghi per mostrare quanto sta succedendo, anche grazie alle reazioni degli interlocutori.

Mattia Alari ·

Io sono un italiano in Scozia e quando non parlavo inglese, due anni fa, questa scena si riproponeva nella mia vita un centinaio di volte al giorno.
Ma trovare qualcuno che parlasse italiano era molto raro.
Molto realistico e importante da rendere, a mio parere, è il momento di disagio che vi è sempre (proprio sempre) quando questo succede: disagio da parte di chi non riesce ad esprimersi e poi sollievo quando qualcuno parla la tua lingua e riesce finalmente a capirti. 

Se questa persona è straniera, in Italia (nel tuo caso) avrà un livello linguistico che viene considerato "di sopravvivenza" o di poco inferiore a questo (è altamente improbabile che non sappia una sola parola di italiano, soprattutto se NON E' <--- di madrelingua inglese).
Molto spesso la persona che inizia a parlare la lingua dello straniero che non riesce ad esprimersi RICONOSCE la lingua di origine del disgraziato di turno (mi ci rivedo) dall'accento caratteristico della sua pronuncia di quella che cerca (o non riesce) a parlare.
Nel mio caso la gente capisce immediatamente che sono italiano da come intono e pronuncio certe lettere, così come è immediato riconoscere un tedesco che parla inglese, un francese o una persona di madrelingua slava.

Senza avere ulteriori indicazioni da parte tua io scriverei di come lo straniero cerchi di esprimersi MALE in italiano, di come non venga capito (se la cosa è complessa da esprimere) e di come l'italiano che lo ascolta abbia un dubbio sulla linguamadre dello straniero dal suo accento (è una persona che parla QUELLA lingua, logico che possa riconoscerla) e quindi come TENTI di usarla con lui e vedendo il suo sollievo... inizi a parlare quella, con il relativo scambio che ne consegue.

Alex Mai ·

Il personaggio è italiano? Decidi tu che tipo di italiano è. Quello tipico purtroppo è quello che descrivo io.

Mattia Alari ·

... Quello che temevo. Ed è molto italiano nel senso peggiore, lasciatelo dire.
Sono gli italiani infatti che "godono" a vedere le persone in difficoltà, hanno lo sghignazzo superiore facile, fanno battute inopportune su come la gente parla, si veste, su "come è". Sono pure noti per farlo e mi è stato fatto notare quanto possa essere PESANTE avere a che fare con gli italiani proprio per questo motivo (spesso confondono la "schiettezza" con la maleducazione, ad esempio. E pensano che la "gentilezza" sia "ipocrisia", probabilmente non avendo idea della differenza tra queste cose).
Mi sono felicemente disabituato a questo modo di fare che per altro ho sempre ritenuto odioso.
Se avessi avuto a che fare con str del genere non avrei MAI iniziato a parlare inglese. Qui, nessuno mi ha mai umiliato o ha riso (neanche sotto i baffi) di qualcosa che ho detto o come l'ho detta. Una cosa che mi hanno sempre ripetuto fin dall'inizio, cercando di farmi coraggio è stato "il tuo inglese è migliore del mio italiano" e anche "non preoccuparti: un accento straniero è segno di coraggio" (perché ti sei lanciato a parlare una lingua che non è la tua e non è cosa da poco).
Per questi motivi... meno che il personaggio dell'italiano in questione non sia uno str
che si passa il tempo a vedere qualcuno in difficoltà (perché è questo) non penso che "fare battute" sulle parole storpiate da uno straniero sia bello o piacevole e neanche cercare questo tipo di complicità nel lettore (che magari str**** non è).
 

Modificato 13 Agosto 2021 da Mattia Alari (visualizza storico modifiche)

Alex Mai ·

Esattamente... anche io così. Ho risposto sintetizzando troppo.

Diciamo che stavo pensando a qualcosa di molto meno complicato, anche e soprattutto dal punto di vista sociale. Effettivamente sono stato troppo sul vago, quindi provo a darvi un contesto più chiaro.

Un turista (immaginiamo di madrelingua inglese, per semplicità del resto della storia) ha un malore, o un incidente. In ogni caso sviene. La scena, descritta in terza persona, riprende nel momento in cui il turista si "risveglia" e sente qualcuno che parla con lui in una lingua che non capisce. Potrebbe essere un medico che gli chiede "Riesce a sentirmi?" e lui sente il suono della voce, probabilmente riconosce che qualcuno sta parlando in italiano, ma non capisce quello che gli viene detto.

La scena prosegue. Qualcuno si rende conto che è un turista straniero e decide di rivolgersi a lui in inglese, qualcosa tipo "Can you hear me?". Questa frase ha senso scriverla in inglese?

Rispetto alla discussione che si è aperta (a proposito, grazie per gli spunti 🤩) il paradosso è che si ribaltano i ruoli. A questo punto è l'interlocutore che prova a esprimersi in inglese nei confronti del paziente, e quindi è l'italiano a trovarsi in difficoltà con la lingua 😜, costruendo frasi che nel mondo reale sarebbero intercalate da "come c***o si dice in inglese che ha la clavicola rotta?"

La mia scelta sarebbe quella di lasciare tutte le frasi tradotte in italiano (anche il "can you hear me" e i successivi dialoghi in inflesecon il turista). Per quel che ricordo, la cosa più simile che ho letto è in Inferno di Dan Brown (dove Langdon è in ospedale a Firenze), e mi pare di ricordare che sia tutto in italiano, ma potrebbe essere una scelta del traduttore. Mi chiedo se ci siano esempi diversi e più in generale cosa, da lettori, trovereste più naturale leggere 😉

Mattia Alari ·

E qui dipende pure da quanto lungo vuoi il dialogo. Se è tale o una comunicazione di servizio, diciamo così.

Ma dipende anche dal punto di vista prevalente in quel momento.
Se l'italiano fosse un infermiere che ha difficoltà potrebbe essere tipo (esempio di fantasia) :

- Lei ha una clavicola rotta - disse l'infermiere. L'uomo a terra lo guardò e con tono animato rispose qualcosa che non riuscì a capire - ha una clavicola rotta - ripeté più lentamente e scandendo le parole.
L'uomo continuava a guardarlo come non capisse. Era cosciente ma sembrava disorientato.
- Forse non parla la nostra lingua - disse qualcuno vicino.
Giusto. Era possibile.
Do you speak English? - pronunciò le parole con indecisione ma l'uomo si scosse lievemente e annuì - bene...  - mormorò l'infermiere - ma io no. E ora come gli spiego che sta succendo?

E via IN ITALIANO ciò che si dicono, direttamente tradotto.

Salvatore Russotto ·

Se il punto di vista è dell'italiano che non riesce a comprendere cosa dice l'inglese il tutto è molto semplice: non tradurre nulla o al massimo fai tradurre da un altro personaggio o dai gesti descritti dalla voce narrante.

Così i lettori si immedesimeranno nel personaggio italiano (anche quelli che sanno l'inglese).

Se invece è l'inglese a non capire potresti fare il dialogo a metà: far parlare l'italiano e far dire alla voce narrante che l'inglese non riesce a capire nulla e magari mettere una o due frasi in inglese con un'imprecazione accennata o autocensurata come nel tuo esempio.

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