Come nasce un racconto.

Salvatore Russotto ·

O una storia, la base di un romanzo.
Bene, credo che sia tutto abbastanza chiaro, no?

Quando nel 2015 approdai al Writer's dream (allora ancora di proprietà di Ayame) lo feci per parlare di scrittura con chi scriveva per poter trattare tematiche un po' tecniche con qualcuno che non so sarebbe trovato a dirmi: "Sì, vabbè parlare di libri ma tu mi sembri un po' fissato."

Quindi questa interessantissima domanda la rivolgo a voi che, immagino, siete qui anche per condividere certe insolite tematiche.

Dunque? Come nasce l'idea per un racconto o un romanzo? Quel'è il meccanismo che ci spinge, ho ci ha spinto in un particolare caso, a scrivere un racconto o proprio quel racconto? Da cosa nasce la scelta del genere? Vi siete mai trovati a scrivere qualcosa in un genere che solitamente non affrontate?

Risposte

Ghost ·

Discussione interessante.

Per quel che riguarda me, e cioè un principiante, e scrivendo io solo racconti, al momento, posso parlare solo di questo genere.

Nel mio caso è tutto molto semplice, di solito è una parola, o una idea che sta lì, nel cervello, e che non se ne va, e tu ne senti il ronzio la mattina, e poi la sera, e poi di nuovo la mattina, e se continua per giorni, allora significa che quella idea, o quella parola che rotola giù dai neuroni ha un qualche senso che voglio, devo scoprire. E di solito è proprio così, che faccio: parto dalla parola, dall'idea, senza conoscerne il senso, e ne scrivo, costruisco intorno a lei mura, fossati, paesaggi, geografie mentali. Sperando che, a suon di lavorarci, possa avere un senso. 

Poi lascio lì, a macerare.

Per giorni, o settimane. A volte mesi.

Scrivo con le gambe" (non rubatemela, devo usarla come titolo di un racconto o romanzo!)
Esco a fare una passeggiata, a piedi o in bicicletta. L'importante è che si muovano le gambe. Se piove o c'è lockdown, giro per casa, consumando con i piedi il pavimento come nei fumetti di Paperino.
Messi in movimento gli arti inferiori, pure il cervello s'innesca e muove le sue rotelle. Non gliela do io la direzione: va dove vuole, e partorisce delle idee. Brani di dialogo, situazioni assurde, approfondimenti filosofici, immagini particolari. Quando torno a casa, di solito, mi sono balenate 16384 (4000 in esadecimale) di queste idee, di cui ne ricordo solo 144. Prendo un taccuino, reale o virtuale, per annotarle... e scopro che sono soltanto 4. Le lascio lì a maturare.
Ogni due-tre settimane riapro il taccuino degli appunti e faccio un po' di selezione e pulizia. Accorpo, espando: vedo cosa si può sviluppare e cosa no.
Attualmente il mio taccuino contiene più di cento annotazioni. E' una risorsa preziosa, ne ho copie di backup su pennetta e cloud, e posso leggerlo soltanto io.

Non saprei. Ho idee sempre e comunque, il problema per me è sempre stato metterle al loro posto. Però poi ho iniziato a studiare la struttura della narrativa e mi ha aiutato tantissimo.
In genere se c'è qualcosa che "mi ispira" per me vuol dire che mi accendo come un albero di natale -nel senso che mi viene un'idea, poi un'altra e un'altra ancora e così via-e mi vengono in mente cose più o meno elaborate, molte rimangono solo embrioni (ho proprio un file con scritto "embrioni" dove raccolto questo tipo di idee) e cose un po' più sviluppate che hanno un inizio, un mezzo e una fine.
Poi io frequento anche altre community e ogni tanto qualcuno fa liste del tipo "sarebbe bello leggere questo..." e si sono rivelati ottimi esercizi e fonti di ispirazione.
Il romanzo che sto editando (sì sempre il solito...) è un romance. Io non ho mai avuto interesse per quel genere finché appunto non ho visto una di queste liste, ho anche tratto ispirazione da un saggio che ho letto sulla "likeability" dei personaggi e dalla domanda "ma cosa succede agli eroi quando tornano a casa se falliscono"? E da qui i personaggi.
Io di solito elaboro un concept e le tematiche(es. "retelling della bella addormentata con la bella addormentata che è la dea della morte", un fantasy che ho già programmato) poi i personaggi e sviluppo la trama per ultima. Se richiesto dopo i personaggi c'è il worldbuilding.
La cosa positiva di avere un metodo è che è è 10 volte più facile fare le cose e finirle perché so quello che devo fare.

zio rubone ·

Almeno per me, le storie da raccontare compaiono all'improvviso. A volte traggo ispirazione da ciò che leggo: una scoperta archeologica mi ha fornito, per fare un esempio, l'idea alla base del romanzo che sto scrivendo. Un racconto che qui non è piaciuto molto 
https://ultimapagina.net/forum/topic/1514-parte-1-anche-gli-dèi/
nasce da notizie lette su Nature riguardo la strana orbita seguita da un asteroide e dalla mia passione per le scritture antiche. 
Potrei dire che buona parte delle mie idee nascono da un fatto di cui sono venuto a conoscenza e di cui cerco di immaginare il come e il perché. Da questo punto di vista, e questo è il mio modo di rapportarmi alla lettura, le storie e le idee vengono prima dei personaggi. Le mie storie, in maniera deliberata, non intendono approfondire gli aspetti psicologici dei personaggi, non ricercano l'immedesimazione nel personaggio, ma piuttosto spingono il lettore a distaccarsi dai personaggi per formarsi proprie idee sui fatti narrati.

Salvatore Russotto ·

E adesso rispondo io stesso alla mia domanda.
Solitamente il fattore scatenante che mi fa venir voglia di scrivere è la voglia di tirare fuori qualcosa che non riesco a tenere dentro di me.
Proprio come consigliano spesso gli strizzacervelli prendo carta e penna e scrivo quello che ho dentro sotto forma di racconto.

L'altra condizione è l'opportunità o la casualità: accade qualcosa a me o succede qualcosa davanti ai miei occhi, leggo una notizia, un accadimento particolare, un fatto di cronaca. E decido di dire la mia raccontando una storia.

Alice Merati ·

Una volta ho provato a scrivere una storia per bambini ma mi sono fermata quando ho visto che stavo sfociando nel noir più cupo 

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