Scrittori semi-noti

uongiorno, pongo una domanda agli "addetti ai lavori" probabilmente difficile:

come si fa, OGGI, a distinguere uno scrittore sconosciuto che ieri si è svegliato, ha scritto un libro e si è fatto "pubblicare" da una casa editrice che lavora attraverso un servizio POD ben collegato agli store on line da uno scrittore non famoso nè affermato ma che non rientra neppure nel primo esempio? Esiste questa "categoria"? E come la si distingue oggi in un mondo che, a parte la presenza o meno su wikipedia, ci conferma la "presenza" di uno sconosciuto millantatore attraverso decine di siti e pagine social costruite ad hoc, nonchè la presenza negli store on line piu' importanti?

Perchè se un libro famoso puo' avere 100-200 recensioni sarebbe plausibile, in equo rapporto, che il seminoto libro di un autore valente ne avesse 20-30...Ma questo non sarebbe pero' un parametro valutativo attendibile, vista la facilità con la quale si potrebbero acquisire quelle poche recensioni.

Le vendite, beh mi pare che siano pressocchè sconosciute e non verificabili.

Mi metto nei panni di un recensore di libri che, ricevendo decine di richieste di recensioni di libri a lui sconosciuti, volesse selezionare e leggere quelli di scrittori che almeno presentano dei pre-requisiti di affidabilità.

Conoscenza della casa editrice? Beh ma ciò comporterebbe una capillare conoscenza degli editori presenti sul territorio nazionale perchè mi pare, che oltre ai pochi nomi noti, tutto il resto è soppesabile e valutabile solo da chi ha con le mani in pasta sul mercato nazionale, non solo regionale.

A parte naturalmente, a proposito di case editrici, la capacità di presentarsi con un bel sito, catalogo, presunta importanza,ect....

Anche perchè ci sono dei pregevoli scrittori noti a livello provinciale o regionale ( penso ad un mio prof di italiano che parla diverse lingue nonchè studioso di antropologia, etnologia ed autore di libri fatti bene ) ma il cui peso, non conoscendoli, non saprei come ponderarlo, visto che probabilmente hanno una visibilità googleliana inferiore a quanti smanettano allo scopo...

Risposte

Mah....ma lo sai che questa situazione mi sembra incredibilmente assurda?!

Il 30% posso capirlo, visto pure l'interesse non proprio di massa per il libro, per la libreria fisica ( di catena o meno ) che deve sostenere dei costi di acquisto, affitto, personale, ect. Ma è sensato anzi proporzionato per uno store on line??

Cioè in pratica...siccome io ho avuto il potere di rendere il mio portale fra i più conosciuti e frequentati mi dai il 30.

Non so nulla in merito agli sconti on line...Amazon...ect...mai confrontato i prezzi ( lo farò ), ma mi chiedo perchè non esiste uno store che riesca a fare concorrenza decidendo di guadagnarci meno?

Comprendo che agli store on line, proprietari pure di librerie fisiche, non conviene abbassare troppo i prezzi per non creare un divario di prezzi fra on line e fisico tale da ammazzare le loro stesse librerie fisiche, sconquassando anche il mercato e disorientando il lettore, abituato a recarsi in libreria.

Ma se uno store on line senza librerie fisiche riuscisse ad imporsi vendendo al 20% in meno, quindi trattenendosi meno guadagno, come finirebbe?

Ha senso quello che dico o ci sono aspetti che non conosco?

Non sapevo questa cosa; solo che questo limite ho la sensazione che faccia un po' da cartello per me che, domani, decidendo di aprire una libreria on line e volendo far concorrenza ai colossi del web decidendo di guadagnare meno vendendo il libro meno ( cosa buona per il lettore ), non potrei potrei farlo in un mercato on line così congelato. Certo, capisco pure che se on line il prezzo si abbassa troppo nessuno andrà in libreria...ma in questo modo sul web venderanno sempre "loro" e Mondadori e la "vetrina" dei libri e delle case editrice visibili sarà sempre quella che decideranno loro mentre nelle librerie indipendenti fisiche c'è più varietà, anche decisionale.

Ma la varietà della vetrina delle librerie fisiche indipendenti, con questa egemonia fisica ,e soprattutto on line, dei grandi gruppi, sarà a sua volta condizionata dall'influenza dominante sul web ( condizionante il lettore nella scelta ), monopolizzando sempre più il mercato editoriale....O sbaglio?

Molto molto utile il tuo commento, mi aiuta a capire meglio questo sconosciuto mondo...

Però rimango perplesso sui numeri che mi comunichi.

55% significa che, dopo aver l'editore consegnato le copie al distributore, non dovrò più pensare a quanto egli spende per distribuire a libreria, cliente privato ( lettore ), store on line ( che poi probabilmente non lo spedisce a lui ma direttamente al cliente finale ), non dovrò pensare a quanto si prende di guadagno la libreria fisica o lo store on line...tutto viene "distribuito" (economicamente) da quel 55%?

No perchè a primo impatto 55% mi pare immenso...però se dentro quella cifra ci metto il guadagno della libreria o dello store on line e le spese di distribuzione...gira e rigira siamo lì...condizione più condizione meno da leggere nel contratto per capire qual'è la soluzione migliore al singolo caso, ossia editore.

Io sinceramente, anche tramite altri post, stavo cercando di capire qual'era la provvigione che trattiene IBS e quale era quindi la miglior soluzione per essere distribuito esclusivamente attraverso le vendite sugli store on line più famosi, non mi interessano le librerie fisiche.

Come non ho ancora ben capito se, vendendo un libro attraverso un mio potenzialmente conosciuto portale on line, sarebbe meglio occuparmi da solo, tramite accordi con i corrieri, della distribuzione o anche in questo caso il distributore offrirebbe cmq prezzi "postali" maggiormente concorrenziali.

Si ma le vendite effettuate attraverso il sito gli procurano un dispendio economico di molto inferiore a quelle effettuate dalle librerie fisiche....ha praticamente da gestire solo magazzino e consegna, a volte assorbiti dal cliente finale a volte in parte dall'editore pagando il distributore..see guardi IBS solo come libreria on line...Magazzino che cmq è funzionale e condiviso col fisico..o no?

Sicuramente Messaggerie è il distributore più grande, ma ce ne sono anche di più piccoli e dignitosi. In generale, aggiungerei alla risposta molto dettagliata di Wanderer che proprio avere il distributore fa la differenza tra una CE degna di tale nome (seppur piccolina) e una CE che di fatto non lo è.

Oltretutto, non è possibile essere distribuiti "saltuariamente" da un distributore poiché i contratti sono come minimo annuali e prevedono (anche per distributori più piccoli) un numero di libri in conto deposito che viene smaltito per tre mesi dopo la chiusura del contratto, per permettere ai resi di tornare indietro. Quindi una casa editrice che decide di investire in un distributore (che si prende circa il 55% sul prezzo di copertina) ha tutta la volontà di rimanere sul mercato. Il distributore quindi è un primo indizio di "qualità" che può fungere da bussola, ma non universale né definitivo.

Noi avevamo come distributore Libro.co, distributore dal quale molte case editrici medio piccole si fanno distribuire. Ma questo non incideva in alcun modo sulla qualità intrinseca di quello che decidevamo di pubblicare. La qualità, in definitiva, sta all'etica, alla politica aziendale e alla professionalità di chi cura tutto il percorso del libro, dalla selezione alla pubblicazione.

Capito...in pratica dici...per poter lavorare con Messaggerie ( e non saltuariamente con un distributore più piccolo ) devi avere una probabilmente una struttura con determinati requisiti; e se ha una struttura con determinati requisiti probabilmente ti puoi e ti devi  permettere un minimo di selezione e di editing su quello che vendi...quindi filtri un po' di sudiciume.

Grazie mille per il pdf!

Non c’é una risposta univoca purtroppo, o per fortuna, e in parte perché ti sei già risposto da solo dal principio citando gli “store online” e i “requisiti”.

Purtroppo il mercato editoriale va così, e ora come non mai avere un pacchetto ben gestito sui social e sapersi “vendere” è comunque un passo avanti rispetto a chi preferisce agire da tradizione, sfruttando semplicemente il vendersi ristretto a una certa nicchia, al solo paese o zona limitrofa e via discorrendo.

Ma c’è effettivamente altro che possiamo fare per permettere anche a un Signor Sconosciuto, tolti gli store online e tolti altri fattori? Come tu stesso hai ammesso (o mi è parso di capire leggendo la tua discussione), anche tu sei tentato nel leggere materiale che abbia quantomeno specificate particolari referenze (e chi, poi, non lo fa?) – vuoi perché magari in passato hai dato fiducia a un determinato genere, autore, persino a determinati eventi tipo Salone del Libro per intenderci, e ti sei preso un bel palo in pieno volto perché sei stato deluso, così da preferire da quel giorno a oggi testi pubblicati… ma con determinati parametri, provenienti da specifiche CE etc.

Ripeto, non c’è un modo univoco di rispondere al tuo dubbio. L’unica cosa possibile e insindacabile da fare è continuare a dare la possibilità a un Signor Nessuno di farsi leggere, nonostante le delusioni passate di altri Signor Nessuno come lui; trovare un romanzo a caso a una bancarella e spendere i propri danari nel portafogli. (Questo in particolar modo se anche tu sei un Signor Nessuno e per non infierire ulteriormente sul Mercato vuoi dare il tuo contributo, perché se tutti facessimo così (e anche io pecco in questo e a volte evito, non ti credere!) finiremmo solo con chi “aspira” e tenta di “emergere” in un mondo che continua a scegliere i soliti perché almeno sai che bene o male troverai sempre tra le mani un prodotto più o meno di qualità, o per affezione andrai a “perdonare” certi errori o buchi di trama a un Ken Follett (faccio un esempio molto a caso), rispetto a un Giacomo Zebraiolo della porta accanto.

Spero di aver spiegato al meglio il mio punto di vista, nonostante sicuramente mi sia persa di parecchio nell’argomento come mio solito!

Ciao Icatoie, grazie per la tua risposta; mi chiariresti meglio l'aspetto economico, anche a grandi linee, del rapporto con Libri co. e di questo 55% di cui parli?

Io so che un altro chiamiamolo "piccolo" ma importante distributore chiede, come tariffa base, circa 50 euro mensili lordi per la distribuzione, spese di distribuzione a carico dell'editore, e l'1% sul venduto, quindi prospetto contrattuale tutto sommato accessibile pure ad un piccolissimo editore...Certo, il discorso di smaltire le copie inviate entro 3 mesi, altrimenti il distrubutore te le rimanda indietro a tue spese...è un aspetto da non sottovalutare e da valutare, come editore, in funzione della propria serietà e reale prospettiva di vendita.

Non conosco le altre realtà contrattuali di altri distributori ma mi piacerebbe conoscere meglio come funzionano...grazie.

Finirebbe denunciato visto che per legge i libri nuovi non si possono scontare più del 5%...

IBS, almeno fino a cinque o sei anni fa quando lo usavamo prima di passare a Libro. co, trattiene il 30%. Che poi è quello che di solito trattengono le librerie non Mondadori.

Alla fine, a conti fatti, se ci sommi le spese di spedizione, non si arriva molto lontani da quel 55%.

Il distributore alla fine ti toglie  tanti problemi e impegni, quindi è preferibile a fare autonomamente le spedizioni. E arriva anche su canali diversi (quelli dei promotori in libreria) da non sottovalutare.

Ciao Vincenzo, in pratica il contratto con Libro.co funziona come ti accennavo: durata un anno, rinnovato tacitamente di anno in anno. Il distributore si prende il 55% del prezzo di copertina (il che facendo due conti non è esoso, visto che le librerie di franchising prendono una commissione che va da 35 al 40% del prezzo di copertina). Non c'è un invio minimo di copie (cosa che altri distributori chiedono) e ovviamente le spese di spedizione dei testi al loro deposito è a carico dell'editore. Va da sé che più copie invii, più il costo di spedizione si ammortizza. Alla risoluzione del contratto il distributore si prende altri tre mesi per recuperare le copie in giro e verificare eventuali resi da librerie che avevano acquistato i testi (che però hanno sessanta giorni di tempo per restituire).

Con loro abbiamo lavorato tre anni e ci siamo trovate veramente bene, sono precisi nei report e nell'approvvigionamento. Unico neo è che non arrivano a tutti i depositi e di conseguenza non a tutte le librerie di catena (ma qui si apre un discorso a parte).

Prima di scegliere loro come distributore ci eravamo informate parecchio, e più o meno i buoni distributori lavorano con questa modalità, cambiano di poco le percentuali (50 o 55) e molto il numero di copie che devi inviare per iniziare. Ecco perché alcuni distributori non sono accessibili alle piccole CE.

Il metodo di cui parli nel tuo commento mi sembra un po' caotico e comunque più dispendioso di questo, oltre al fatto che non credo sia la prassi editoriale.

In uno dei nostri corsi da editor tenemmo una lezione intera presso la Libreria Mondadori del Centro Commerciale Romanina (a Roma) e devo dire che fu molto interessante perché conoscere questo aspetto del lavoro non solo ti arricchisce ma ti fa capire molte dinamiche (una tra tutte il prezzo di copertina).

Spero che il mio commento ti sia stato utile, buona serata.

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