Quanto costano gli operatori editoriali professionisti?

Mrs. Tabitha ·

Ciao a tutti!

Apro il topic per discutere riguardo la percezione che il pubblico ha rispetto i prezzi praticati dai professionisti del settore editoriale, nello specifico gli editor, gli illustratori e i designer della comunicazione visiva.
Si nota, infatti, che sembrerebbe esserci una grossa disparità tra il carico di lavoro effettivo del professionista – e la conseguente tariffa applicata –, e la percezione che il pubblico ha di questo carico di lavoro e la tariffa conseguente.

A tal proposito, è attivo anche un questionario che si propone di analizzare questa percezione, così da confrontare dati concreti con la realtà effettiva, e produrre un report al riguardo, che possa essere di aiuto sia ai professionisti, sia al pubblico, così che possa essere più informato sulla realtà del carico di lavoro e costi.

Il questionario è qui: https://forms.gle/1KEdgnc1dUj7aQqDA

Intanto, se volete discutere della cosa o porre domande, sarebbe molto di aiuto 

Risposte

Se ti consola, una volta per poco non mi è partito un ban (da dare) durante una discussione su quanto si dovrebbero pagare gli illustratori  

Sarebbe interessante fare il confronto con i prezzi all'estero. @Nijihai idea dei prezzi richiesti dagli editor e dagli altri professionisti? È proprio l'Italia tirchia o ci sono queste discussioni anche in UK?

Mrs. Tabitha ·

Prezzi e carico di lavoro per quel che riguarda le illustrazioni sono quelli la cui percezione del pubblico è più lontana dalla realtà in assoluto, rispetto gli altri servizi che ho inserito nel questionario. Per ora, appunto, magari con più dati raccolti la tendenza subirà una variazione, non si sa mai.

In genere, al momento noto che: le illustrazioni sono percepite esattamente all'opposto rispetto la realtà, e anche le copertine di libri ci vanno vicino, come percezione distorta. Sulle impaginazioni e correzione di bozze non c'è la benché minima idea su quanto costino e quanto tempo di lavoro richiedano. L'editing o viene giudicato in maniera completamente errata, oppure con coerenza rispetto alla realtà.

Guardando a tutto il contesto, la disinformazione è enorme, soprattutto tra coloro che si definiscono scrittori, aspiranti scrittori o self-publishers... il che fa riflettere...

è il self publisher che mi stupisce, un autore che punta a venire pubblicato da una casa editrice può non sapere il costo dei servizi di cui l'editore si occupa, ma se sei self quelle scelte le devi fare tu.

@Elyor e hai ragione anche tu: i prezzi variano a seconda del servizio e mi sembra normale "non sapere", mi sembra meno normale definirli "richieste assurde" o parlare di prezzi onesti o meno quando evidentemente non si sa di cosa si sta parlando. Il problema per me è quando si ha l'impressione di sapere come funziona qualcosa e di poter quindi esprimere giudizi, quando evidentemente non è così. 

Purtroppo è verissimo che il settore è tutto sottopagato: io non potrei vivere come illustratrice lavorando per editori italiani, rendermene conto è stato bruttissimo. E gli illustratori (quando non sono autori, ma offrono un servizio) se la passano mediamente meglio degli scrittori, perché generalmente è più facile essere pagati per realizzare le idee degli altri. 

Topic molto interessante... ho notato anche io spesso una strana percezione nei confronti dei prezzi delle illustrazioni, quando le vedo discusse in gruppi facebook: il fatto che moltissimi, per fare almeno qualcosina, lavorino molto sottocosto forse ha dato l'idea che siano lavori rapidi, o che in fondo è gente che si diverte? Sia chiaro, anche io agli inizi avevo collaborazioni con autrici che erano praticamente progetti in comune, in cui prendevo poco e niente e si faceva esperienza assieme. Va benissimo e anzi, è un bellissimo modo di crescere e di affrontare assieme questo settore! Ma l'importante è capire la differenza tra venirsi incontro agli inizi di una carriera e una tariffa sostenibile da un professionista che deve vivere del suo lavoro e che magari semplicemente non ti puoi permettere, ma non vuol dire che sia disonesto. Io non lavoro più con esordienti e anche molto poco con l'Italia in generale, per cui non mi riferisco a cose dette a me, ma alcune conversazioni che ho visto mi hanno fatto capire che spesso non c'è consapevolezza del carico di lavoro richiesto. Sono curiosa di vedere quali saranno le risposte al questionario, io personalmente non so nulla di editing e altri servizi riguardo al testo, ma non penso mi troverò neanche mai nelle condizioni di richiederne.

 mi sa che hai incontrato lo stesso atteggiamento di cui parlavo, allora!

Comunque non so come sia per le altre figure professionali fuori dall'Italia: come dicevo sopra, non saprei proprio rispondere su editing e correzione bozze neppure per l'Italia, e non conosco queste figure all'estero. Per l'illustrazione di copertine, l'Europa è un po' tutta non esattamente un Eldorado anche se per le mie scarse esperienze alcuni paesi sono un po' meglio dell'Italia, altri sicuramente sono peggio, la grande differenza la fa passare al mercato US.

Promettete di non linciarmi? 

Al questionario (per il momento) non rispondo perché... Nemmeno i professionisti sono in grado di darmi una risposta precisa. E io sono soltanto un'aspirante. 

No, non me lo sto inventando o altro: ho avuto occasione di chiedere, soprattutto a editor e correttori di bozze, e la prima risposta è sempre stata "dipende dal testo" (a livello di tempo necessario) e "dipende da che lavoro vuoi" (a livello di prezzi).

Forse ho avuto sfiga io, però diciamo che ho idea dei minimi necessari, ecco.

Non ho mai avuto un romanzo a un livello tale da potermi rivolgere ad altre figure professionali, perciò non mi sono mai gettata alla ricerca. Ho parlato però con molti aspiranti che erano a uno step più avanti... E sì, la percezione è completamente sballata (verso il basso).

E questa cosa mi arrabbia (da laureata in beni culturali, so bene quanto ti spillerebbero pure il sangue per farti lavorare "per la gloria"), ma non mi stupisce così tanto, perché si parte da un bias.

Tanti partono da se stessi come metodo di paragone. Se si fa così, però, tutto viene sbilanciato.

Perché è ovvio che nessun professionista spenderà tanto tempo come lo scrittore su un romanzo. È lo scrittore che spende la gran parte del tempo sul romanzo (giustamente). Poi vedi i contratti che ti offrono, con case editrici che ti propongono di pagare, che ti chiedono di farti fare l'editing a parte, e il marketing te lo devi fare te con i social, e ti diamo questa percentuale...

Si sa che sono ben pochi quelli che vivono della propria scrittura. E allora qualcuno che non ha avuto occasione di interagire con tanta gente, gli aspiranti scrittori che si sentono dire queste cifre, pensano al volo "ma allora perché tutte queste figure professionali chiedono cifre così alte?"

NON sto dicendo che sia giusto. Sto dicendo che è tutto il settore che è sottopagato, e questa è una spirale che va verso il basso e trascina tutti. 

P.s. di aggiunta @Mrs. Tabitha se vuoi, posso far circolare un po' questo questionario. Immagino che alcune delle mie conoscenze risponderebbero come me sulla linea del "ci sono troppe variabili per rispondere bene", però penso di poterti portare risposte (principalmente da aspiranti scrittori)

Mrs. Tabitha ·

Per quel che riguarda il discorso tempo, sì, quello dipende dalla lunghezza del testo, per questo per i lavori che hanno una correlazione stretta con il testo stesso la tariffa è a cartella. In genere fa eccezione la progettazione e realizzazione della copertina, in quanto sì il testo va letto tutto per intero, ma si tende comunque a un forfettario globale, tenendo conto a priori – nella cifra richiesta – il numero di ore necessarie in media alla lettura.

Il "dipende da che lavoro vuoi", invece, mi fa un po' storcere il naso. Nel senso: un professionista dovrebbe avere una serie di servizi, tutti inseriti in un listino. E il servizio quello è, non è che lo modifichi come ti pare a seconda di come ti gira o di quanto il cliente è disposto a pagare. Fare una cosa del genere non è professionale, né tantomeno deontologico.

Quindi il sentirsi rispondere così è un po' mortificante, a mio avviso. Forse non hai intercettato professionisti di un certo livello, oppure hai intercettato professionisti un po' in rosso, pronti ad accettare qualsiasi incarico pur di far cassa (che comunque non è che sia questa gran cosa).

solo un appunto: non è assolutamente detto che un illustratore legga il libro per farne la copertina. Se c'è la possibilità a me piace farlo, ma a me piace leggere e sono veloce, non è un requisito essenziale per essere un buon illustratore e quasi mai sono ore coperte dal budget. L'illustratore parla e ottiene informazioni - generalmente una scheda del libro, descrizioni e immagini di riferimento - dall'editore o dal committente, c'è sempre qualcuno che conosce intimamente il testo a cui fare riferimento, che sia l'editor o l'autore. Ma ci sono anche casi in cui viene semplicemente richiesta un'immagine specifica e non avrebbe neanche troppo senso leggersi un romanzo per realizzarla. 
Lo sottolineo solo perché non vorrei che qualcuno reputasse poco professionale un illustratore se non vuole leggere il romanzo, io ho lavorato con la Germania e non so il tedesco, ad esempio.

Mrs. Tabitha ·

Sono d'accordo con quanto detto da @Niji. I professionisti del settore editoriale non sono editori, ma appunto professionisti che vengono assunti su commissione, o dalle case editrici, o dagli autori indipendenti (che svolgono in proprio il ruolo di editori). Non è loro compito investire sul libro, i professionisti offrono un servizio e, in quanto tale, va pagato. E i costi in media, dei professionisti veri, sono più alti rispetto al percepito del pubblico, che sembra avere un'idea del tutto errata riguardo il loro lavoro, con sproporzioni molto importanti.

Sul discorso riguardo il pagamento a percentuale sono ancora d'accordo con @Niji: sì, ma solo previo anticipo, dove l'anticipo copre almeno il 70-80% della cifra normalmente richiesta per la prestazione, e solo in casi molto, molto rari dove concorre una collaborazione di un certo tipo, per esempio la realizzazione di un progetto di libro illustrato o simili.

Il professionista del settore editoriale offre un servizio; esattamente come ci si rivolge a un elettricista o a un idraulico o a un informatico, allo stesso modo ci si rivolge a un editor o un designer o un illustratore. La prestazione lavorativa va pagata. Sta di fatto che nessuno è obbligato a rivolgersi a un professionista se non vuole retribuirlo.

Valente ·

No, qui nessuno dà ordini . Parliamo di artisti, tanto è vero che un certo Stephen King afferma che: "scrivere è umano, editare è divino", appunto perché si tratta di professionisti che mettono il loro estro, in questo caso, al servizio di un editore che dovrà poi far fruttare economicamente tale opera, altrimenti resteranno solo quattro macchie d'inchiostro su un foglio bianco non interessanti per nessuno.

Alex Mai ·

Il professionista fa spesso la differenza tra il buono e il molto buono... è la famosa marcia in più che cambia le cose.

Per me c'è una grossa differenza tra essere un autore e offrire un servizio. Se ti commissiono uno scritto, ti devo dare un compenso che copra il tuo lavoro anche se la mia idea che ti ho commissionato è idiota e non venderà. Se l'idea è tua, allora ti prendi il rischio che sia buona. Non ha assolutamente senso che chi offre un servizio sia pagato in base al fatto che il romanzo, su cui non ha avuto alcuna voce in capitolo, venda. 
 

davvero non trovi differenza tra tu che fai quello che io ti dico io di fare e tu che scrivi il tuo romanzo? 

Sì @Valente, sembra anche a me che non ci stiamo capendo sulla differenza tra lavorare su commissione ed essere autori del proprio progetto originale, dalle risposte hai travisato tutti i miei punti. Ma va bene, questo discorso ci sta portando OT per cui non insisterò su questo aspetto.

Spero si sia capito che in ogni caso, libertà creativa o meno, ritengo che il pagamento a percentuale sulle vendite sia quanto meno insolito quando non posso dire che il progetto sia “mio”. La copertina in ogni caso non è il libro, non divento co-autore del libro perché ne ho realizzato la copertina, mentre sarei co-autore di un albo illustrato e allora lì è più normale avere delle percentuali sulle vendite a contratto.

Ma in generale il contratto che prevede delle percentuali sulle vendite non è una punizione, anzi: è il fatto che - da quel che mi dici - non sia generalmente previsto un anticipo che è invece un problema e un sintomo di un mercato poco sano. Negli albi illustrati, ad esempio, un contratto senza anticipo è considerato malissimo, da rifiutare, e questa dovrebbe essere la norma (e anche lì non se la passano comunque bene). La percentuale sulle vendite è qualcosa di dovuto ad un autore perché è giusto che veda i frutti della sua idea e se ci si rinuncia dovrebbe essere a fronte di un pagamento molto alto, ma non dev'essere un modo per non pagarlo. Io il problema lo vedo qui, non nei contratti delle altre figure. 
Per cui sulla tua proposta di ricevere un prezzo fisso per il romanzo invece delle percentuali, ti dico che anzi li dovresti pretendere entrambi, in un mercato sano. Ti auguro di riuscire ad ottenerli in futuro, perché sarebbe la modalità corretta.
Quello su cui non sono assolutamente d'accordo era la tua proposta iniziale di non avere prezzi fissi per nessuno e pagare tutti solo in base alle vendite, che ritengo problematico per qualsiasi figura.

Valente ·

Allo stesso modo possiamo dire che un autore mette a disposizione un "servizio" (ovvero il romanzo) per l'editore. Se l'autore esordiente si facesse pagare in un'unica soluzione le ipotetiche 300 euro di guadagno dall'autore disposto a pubblicarlo, di sicuro avremo meno libri in commercio... La scelta, invece, di pagare tutti in base al vero valore di mercato raggiunto dall'opera rende il progetto sostenibile.

Valente ·

Io partirei da questo dato di fatto!

Supponiamo (ipotesi che si avvicinano comunque a esperienze personali, quindi per molti versi vicine a una realtà generalizzata) di avere come datore di lavoro una casa editrice (in quanto sono proprio queste aziende il punto di riferimento per stabilire i prezzi sul mercato), al nostro autore viene proposto un contratto che prevede il 10% per ogni copia venduta, quanto potrà essere invece pagato un collaboratore editoriale? Molti di questi compensi non seguono il reale valore dell'opera lavorata (ad esempio, se quel dato romanzo vende solo 300 copie, non si può richiedere un compenso maggiore delle vendite effettuate, pena la bancarotta), ma si basano sulle delle tariffe prestabilite, al di là del fatto che quel determinato libro produca poi un risultato a livello economico e come scrivevo prima questo non è possibile. Tutti dovrebbero sottostare a delle leggi di mercato dove un lavoro facile o difficile viene ricompensato in base agli introiti che produce, piacerà o meno ma è così, esempio lampante è il fatto che un calciatore o un influencer guadagni di più di un illustre scienziato.

E se anche lo scrittore pretendesse un pagamento in base al numero delle cartelle del romanzo? Se un editor chiede 3 o 4 euro a cartella, uno scrittore dovrebbe chiedere il doppio per il solo fatto di aver creato un qualcosa che permetta poi il lavoro di altre figure editoriali? Se un aspirate autore chiedesse un anticipo a una piccola casa editrice si fermerebbe il mercato, senza un romanzo non ci sarebbero editori e nemmeno editor o altri figure che lavorano su tutti gli altri aspetti del prodotto libro.

Riguardo al self publishing, un autore esordiente dovrebbe stabilire un budget, che stimato in previsioni ottimistiche di guadagno per questa categoria, dovrebbe essere tra i 200 o 300 euro, calcolando oltre al pareggio di bilancio anche un relativo guadagno. Ecco che quando il libro risulta essere un fallimento, di conseguenza aumentano anche i debiti. Credo che la formula di pagamento in base alle copie vendute, dovrebbe essere applicata per ogni operatore editoriale, questo mi sembra l'unico modo per stabilire il reale valore economico del prodotto realizzato. Così come gli editori pagano gli autori, allo stesso modo, con percentuali diverse, si dovrebbe stabilire il compenso di tutti gli altri operatori editoriali. La realtà è data appunto dal fatto che un editor percepisce un compenso molto minore da una piccola casa editrice rispetto a quanto poi questo vorrebbe richiedere a un aspiratore autore, proprio qui sta la contraddizione, questi prezzi che non sono sostenibili da una piccola impresa, ma che dovrebbero poi essere tollerati da una singola persona. In questo discorso, quindi, occorre avere una certa onestà intellettuale, la quale molto spesso si perde quando nel discorso entrano in gioco i soldi.  

Valente ·

Buongiorno @Niji, ho come l'impressione che non riusciamo a intenderci. Non sto affatto affermando che gli artisti non debbano dare libero spazio alla propria creativa, tanto è vero che non ci sono "ordini" indiscutibili da rispettare, non stiamo parlando di persone che lavorano a una catena di montaggio. Indiscutibilmente, chi lavora a un romanzo o una copertina di un libro è libero di esprimere il proprio estro, al limite quello che viene richiesto è di seguire una traccia che per un autore può essere un genere di riferimento come un "giallo", "fantasy" o ecc; il designer o un grafico invece dovranno attenersi al tema trattato dal libro per produrre la loro creazione. Questi mi sembrano dei temi fuori discussione, per questo non comprendo la tua domanda...

Mrs. Tabitha ·

Assolutamente, @Niji, hai fatto bene a specificarlo.

Infatti ci tengo sempre molto a specificare che designer e illustratore sono due mestieri molto diversi, anche se a volte convergono nella realizzazione dello stesso obiettivo. La modalità di lavoro è differente e deve esserlo, e non per questo c'è differenza di professionalità. Sono solo diverse le professioni. 

A me sembra che ci sia una bella differenza tra portare avanti le tue idee e i tuoi progetti personali e lavorare per un'altra persona. Nella tua presentazione scrivi "mi piace scrivere romanzi e questo mi permette di esplorare nuovi mondi, dando libero sfogo alla mia creatività": non ti accorgeresti della differenza se dovessi rinunciare ad esplorare i tuoi mondi per lavorare su quelli di qualcun altro e limitare la tua creatività alle necessità altrui? è la stessa cosa?
La risposta per molti è "tolgo del tempo ai miei progetti, ai miei mondi, se mi paghi tot e subito, perché devo mangiare mentre scrivo dei miei mondi". Ed è lì che si forma la differenza. 

Alla fine il discorso è quello: perché dovrei lavorare sul tuo libro invece che disegnare per conto mio e vendere i miei prodotti? 

A me non sembra giusto che io debba prendermi il rischio del tuo libro e non accetterei una proposta del genere: quello sta a chi ha gente in grado di valutare la commerciabilità di un manoscritto, ha un piano editoriale per piazzarlo sul mercato e un progetto su come promuoverlo, cioè l’editore. Nel caso del self, l’autore è editore di sé stesso. 

Ma come dici anche tu, ci sono contratti di ogni tipo, se chi lo stipula è d’accordo. Così come c’è l’autore che rinuncia alla sua percentuale sulle vendite per un forfait iniziale alto, un illustratore può certamente accettare un contratto a percentuali se pensa che il rischio valga un guadagno futuro superiore. Ci sono sempre casi in cui può valere la pena un contratto diverso. Io in linea generale non lo farei (sempre a meno di grandi eccezioni), non vedo perché un professionista dovrebbe ritenerla un’offerta accettabile, ma non c’è nulla che obblighi a lavorare a forfait. Se ritieni che quella sia l’offerta giusta da fare, nulla te lo impedisce e come hai detto si ha sempre il diritto di non accettarla. Se invece vorresti che tutto il mercato imponesse questo formato perché sai che altrimenti nessuno lo accetterebbe, mi trovi ovviamente in disaccordo e penso che i professionisti si trasferirebbero ancora di più in altri mercati in cui possono vivere, già adesso l'editoria non è certo un ambiente facile e in ottima salute.

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