Editoria indipendente: un allarme, una campagna

Nino B ·

Buongiorno a tutti.

La notizia è mediamente ricorrente: la piccola editoria indipendente è in crisi nera.

Mi riferisco agli articoli circolati in questi giorni. I piccoli editori sono veramente avviliti: il mio ha condiviso uno di questi articoli sul gruppo WA degli autori.

Alcuni esempi:

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/02/05/editori-indipendenti-pero-quasi-morenti-come-si-sopravvive-col-10-del-prezzo-di-copertina/7864801/

https://lucysullacultura.com/piu-libri-meno-lettori-come-muore-leditoria-italiana/

Il problema fondamentale è che si pubblica troppo e si legge poco (in aggiunta ad altre considerazioni, di cui parlerò tra poco).

Così ho pensato umilmente di lanciare una campagna, che, nel caso la condividiate, vi prego di voler estendere sui vostri canali social, i vostri contatti...

Si pubblica troppo e si legge poco. La prima parte dell'assioma non la voglio né la posso toccare: dire a uno scrittore di scrivere meno è come dirgli di non respirare. Quindi, spostiamo l'attenzione sulla seconda parte: si legge poco, troppo poco!

Cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo? Ecco i punti della campagna (sintetizzo per non essere eccessivamente prolisso):

  1. Lo stimolo - questo punto è forse banale e scontato ed è forse quello che dà meno aspettative. Ognuno di noi esercita un minimo di influenza nella sua cerchia, nella sua famiglia, tra i propri conoscenti, reali o virtuali. Cominciamo (o continuiamo) a spingere gli altri alla lettura, a far alzare la testa dagli smartphone ai nostri giovani, a intavolare discussioni letterarie nei nostri incontri... A volte un "io in questo periodo sto leggendo questo..." può diventare un vero fattore scatenante per una disputa letteraria, nella quale chi non legge abitualmente può essere indotto a pensare "...eppure mi devo mettere a leggere anch'io, via...";
  2. La scelta - non limitiamo la nostra scelta alle pubblicazioni dei grandi gruppi editoriali; i piccoli editori a volte nascondono delle gemme da scoprire. Spesso pubblicano ristampe di grandi classici, proprio per dare un po' di linfa alle proprie scarne sostanze; se dobbiamo acquistare un classico, andiamo a verificare che non sia anche presente in catalogo di qualche editore indipendente...
  3. I regali - quando è possibile, dirottiamo la nostra scelta delle cose da regalare sui libri. Quante volte ci chiediamo "cosa gli / le regalo?" (a me succede sempre). Poi finisce che regaliamo cose inutili che, nella migliore delle ipotesi, finiscono in fondo a un cassetto. I libri sono un universo infinito di possibilità e, in genere, sono sempre regali graditi, anche per chi abitualmente non legge; se poi estendessimo le nostre scelte anche alla piccola editoria indipendente sarebbe il massimo;
  4. L'onestà - no, non si tratta di una metafora; questo è il punto più spinoso, per cui in prima persona recito il mea culpa; col dilagare degli e-book è dilagata anche la pirateria. Lo confesso: anche a me è capitato di scaricare e-book senza pagarli. Da questo momento in poi faccio la promessa solenne: mai più libri piratati!

Lo so, sembra ben poca cosa, ma mi auguro che, con l'impegno di tutti, le cose possano, anche impercettibilmente, cambiare.

Vi prego di voler commentare, criticare, suggerire magari altri punti...

Risposte

Alessandro Margheriti ·

Aggiungerei, grazie al contributo di D editore:

- Comprare direttamente dal sito dell'editore o in fiera;

- Comprare rigorosamente in librerie indipendenti (No Feltrinelli, Mondadori, ecc.)

Ilaria Mainardi ·

Leggo da sempre libri di piccolissimi editori e anche self, purché sia garantita la qualità editoriale del prodotto. Ma il lettore comune non lo fa e non lo farà mai (anche perché la lettura ormai è strettamente legata alla foto su Instagram e vuoi mettere quanto è più figo l'autore che leggono tutti da taggare? Vabbè...), così come l'autore della domenica, nonostante decenni di informazione, continuerà a rimpinguare le casse degli editori a pagamento. Non è che non abbia modo di informarsi, non gli interessa: l'unico bisogno è quello di appagare l'ego. 

I consigli sono validi, ma si tratta di una predica nel deserto. Senza contare che MOLTISSIMI aspiranti autori leggono solo i bestseller, pur pretendendo che gli altri acquistino i loro capolavori, 

Edison ·

Ciao a tutti

Una considerazione spassionata. Si legge poco perchè l'offerta è enorme. Se iniziassi a leggere oggi quello che c'è in una qualunque libreria, penso che finirei tra trecento anni. A meno che la gente non abbia un cervello da computer e il portafoglio da milionario, comprerà solo pochi testi e magari di un autore che conosce. E' logico che molti libri, seppur meritevoli, non abbiano successo perchè la loro presenza è stemperata in un mare di carta. Ed è altrettanto logico che, se si fanno le statistiche, ogni pubblicazione raccoglierà solo pochi frutti. 

Uno dei pochi metodi che conosco (se non l'unico a parere mio efficace) è quello di svolgere eventi come firmacopie presso fiere e librerie. Il successo non è garantito, ma saranno quelle due o tre copie che si riescono a piazzare a fare marameo ai grandi gruppi editoriali.

Alla prossima

Edison

Salvatore Russotto ·

A me è capitato di sentir dire da un autore che riteneva la lettura un'attività alquanto noiosa.

Ciò detto, vado a dire la mia sulla questione.

Cerchiamo di rendere la lettura qualcosa di intrigante, raccontiamo dei libri che ci sono piaciuti ma senza diventare invadenti o pedanti.

Cerchiamo di far capire ai bimbiminkia che leggere non è una cosa di cui vergognarsi (sì, una volta ero a spasso con un collega che mi ha vietato di entrare in una libreria perché lui aveva una reputazione!)

Facciamoci vedere con i libri in mano. Facciamo vedere che esistono ancora e che leggerli è una cosa da persone sane, normali, moderne.

Nino B ·

[Ma è normale che non mi arrivino le notifiche?]

Grazie @Ophelia03, intervento condivisibile.

Ci pensavo anch'io giorni fa e, infatti, l'ultimo mio acquisto dal kindle store interessa un autorə di questi lidi (ne parlerò quando lo leggerò).

Desy Icardi ·

Qualche editore piccolo ha le sue colpe  e contribuisce - probabilmente al solo scopo di sopravvivere - al famoso "si pubblica troppo e si legge poco".

Sono sempre più comuni i piccoli (e piccolissimi) editori che pubblicano più di cinquanta titoli ogni anno, senza possedere le risorse materiali per curare la selezione, l'editing e l'edizione,  facendo tirature che spesso non arrivano alle 200 copie. 

Il tutto, all'evidente scopo di demandare agli autori le vendite.

Un autore ha la sua "base vendita" tra parenti e amici, il difficile è andare oltre ma se gli autori sono tanti, le vendite aumentano di conseguenza e il piccolo editore sta a galla. 

Questo non lo dico da scrittrice, ma sulla base di tante cantonate prese come lettrice acquistando in fiera il libro dal tal nuovo piccolo editore, per poi ritrovarmi qualcosa di semi illeggibile tra le mani.

Non è sempre così, conosco decine di editori minuscoli e di qualità immensa, ma non sono quelli che sfornano decine e decine di titoli, con una redazione formata da una persona e mezza.

Continuerò a leggere e sostenere la piccola editoria, dalla quale tra l'altro provengo, ma piccolo  non sempre equivale a "di buona qualità e specchiate intenzioni".

@bore_ale se sono andata fuori tema elimina il post, grazie. 

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