Distribuzione

Ciao a tutti,

Sto navigando nel fitto mare della piccola editoria. Sbirciando nei diversi siti degli editori,  mi imbatto sempre più spesso e con interesse nella sezione "distribuzione'.

Esistono svariati canali. I più comuni mi sembrano: streetlib, fastbook, direct book, (ho trovato anche citato arianna+).

Ho provato a farmi un'idea a riguardo.

Mi piacerebbe approfondire questo argomento. Magari, qualcuno ben più esperto e competente di me, può fare un po' di chiarezza.

Grazie

Risposte

Su questo potrei essere anche d'accordo. Lo sarò quando le aziende italiane lavoreranno bene come Amazon.

E poi ribadisco: non si possono fare paragoni tra le piccole case editrici italiane (serie) e le medie/grandi, sono realtà completamente diverse con diverse problematiche.

Mattia Alari ·

Non ho il tuo punto di vista eppure non ho mai "seguito una fila" nella mia vita, neanche da bambino.
Ho messo in chiaro molto precocemente che nessuno può darmi ordini o farmi fare qualcosa che non voglio e infatti la mia vita lo prova. Sono il capitano della mia anima e "Il re della mia terra" come viene detto in "Outro" del M83 (se conosci). Ma tutto questo si può benissimo esprimere persino con gentilezza, quella che per me è il dovere del più forte.

Infatti la piccola deve essere assolutamente presente nell'online, soprattutto su Amazon come fornitore diretto, come diceva @Aporema Edizioni

Fermo restando che la CE non si colloca politicamente perché non si sente rappresentata, al momento attuale, da nessuno la militanza riguarda i diritti civili, le lebiertà personali, la difesa dei deboli, la critica alle organizzazioni religiose...

Mattia Alari ·

Di distribuzione io non ne capisco niente. E lo ammetto. Sto seguendo la discussione perché è interessante e potrebbe essere istruttiva, per un profano. Sono però molto confuso. In tutto questo dialogo però, la cosa mi ha più colpito è stata l'affermazione di @Riccardo per Tempesta Edit: davvero non si possono trovare dieci buoni libri l'anno?

Io conosco da lettore la "Tempesta editore". Ho comprato e usato dei saggi da voi pubblicati per motivi di studio (e anche perché io sono stato una vittima dei salesiani e quindi molto incuriosito da alcuni titoli).
So, se non ricordo male (e correggimi se sbaglio, sono in buona fede) che in genere non pubblicate esordienti se non per i saggi. Quindi un romanzo o un libro di racconti (e ultimamente ne stanno uscendo molti, che hanno un ottimo giro tra le riviste letterarie) devono essere di un autore di "chiara fama" o comunque già provato.
Posso chiedere perché? Non è forse anche questo che non fa trovare dieci buoni libri l'anno?

Io sono un romantico e non un imprenditore, non vi è bisogno che me lo si dica perché è evidente in modo imbarazzante. So quindi, anche per questo, che il mio pensiero è molto limitato al proposito delle questioni pratiche ... Ma non sarebbe più conveniente, nella prospettiva di diventare "più grandi", darsi allo scouting "furioso" sulle riviste letterarie o anche nei forum e cercare degli autori interessanti e di valore e quindi provare a pubblicare qualcosa di nuovo (magari con attorno anche un buon giro social, che non guasterebbe) ...?
Sono davvero colpito da questa cosa che hai detto: dieci libri buoni.
Non sono molti. E qualcosa di interessante (e spesso alla deriva) c'è!

Mattia Alari ·

Sì... ma i nuovi autori sarebbero un ottimo investimento, se bravi!
Insomma... Se io avessi una piccola casa editrice, cercherei di setacciare i posti dove è possibile trovare, tra la slavina di mondezza, qualcosa di interessante e ci sono! Le riviste sono un buon posto, a quanto pare. Molti dei libri che girano di più, a proposito di promozione, sono di autori che hanno pubblicato sulle riviste e poi hanno trovato "casa".

C'è da fare una precisazione: le medio-piccole che hanno avuto "l'incoscenza" di riuscire a farsi distribuire "dal più grosso" hanno scoperto di non essere comunque presenti in molte librerie, in quelle in cui erano presenti (solo a scaffale) lo sono state per poche settimane, che le condizioni contrattuali erano molto pesanti... dopo di ciò chi è riuscito è "scappato" chi non è riuscito è fallito...

Allora è meglio avere un distributore serio che renda il tuo libro disponibile facilmente senza contratti capestro che permetta, quindi, alle librerie che fanno ancora bene il loro lavoro di fare un buon servizio prenotazione ai loro clienti.

Il motivo principale riguarda la nostra "nascita". Nasciamo come casa editrice esclusivamente di saggistica e in quell'ambito abbiamo mosso i primi passi e costruito la nostra rete. Inizialmente rinunciamo anche a qualunque tipo di Distribuzione perché io venivo dall'esperienza di una media casa editrice di successo strozzata proprio dalla distribuzione. Ci metterei anche che "la nostra" è una casa editrice militante e pubblica solo autori perfettamente in linea con la filosofia editoriale. Ci occupiamo di "problematiche italiane" per cui difficilmente apriremo alla pubblicazione di autori stranieri. E così siamo cresciuti e siamo conosciuti. Abbiamo molte più capacità e conoscenze nel promuovere la saggistica, ultimamente ci sta andando molto bene quella musicale.
Detto questo qualche anno fa abbiamo aperto anche alla narrativa con autori anche esordienti di grande qualità. Ma con la narrativa si scende in competizione diretta con i colossi e lì non c'è investimento che tenga, si perde...

Per la questione dei 10 libri, confermo che è estremamente difficile trovarli. Noi riceviamo una decina di proposte settimanali che fa circa 500 all'anno, non sono pochi. Beh, tra questi se riusciamo a pubblicarne 2/3 è tanto. Non c'è originalità, non c'è bravura nella scrittura, c'è noia, c'è poca proprietà di linguaggio. Insomma alla fine ci teniamo stretta la saggistica e la collana di narrativa la terremo in piedi per quei pochissimi autori che riusciremo a trovare anche fosse uno all'anno o due...

Purtroppo io non ne vedo...

Mattia Alari ·

... Ok... Questo chiarisce molte cose.
Rispondere in modo altrettanto diffuso sarebbe un altro OT e possibilmente inutile. Mi limito a dire che il tuo non mi sembra un punto di vista così originale (anzi).
E temo sia pure la radice di tutto quello che pensavo, ma non ho detto.

Grazie per aver risposto alla mia domanda.

Mattia Alari ·

Infatti non ho detto SOLO italiani. Ma prevalentemente.
Alcune delle case editrici che citi hanno poi fatto "il colpaccio" con un italiano. La Fazi, ad esempio. Sarà stata spazzatura ma penso che sia stato "Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire" ad aver fatto notare la casa editrice. La Baldini&Castoldi credo che abbia fatto il salto di qualità con "Va' dove ti porta il cuore".
Me ne vengono in mente altri ma poi saremmo troppo OT.
La mia domanda resta lì: è davvero difficile trovare dieci libri buoni (prevalentemente <--) italiani?

Mattia Alari ·

Sarà che di carattere io sono molto più esplicito... Ma che intendi dire?
Ti confesso che sono leggermente inquietato da certe velate critiche verso una "certa concezione morale" (quale?) perché in genere fanno pensare al rigurgito di certi tradionalismi che mi fanno... venire un certo brivido preventivo.

In genere l'editoria militante di destra è definita "FASCISTA" e non "non conformi".
Così invece, molto spesso, si definiscono alcuni che ritengono di essere vittime di una censura verso il loro pensiero. Costoro sono spesso convinti che esista una sorta di Lobby del Pensiero Unico (LGBTQ+ e responsabile (o complice) della Decadenza di dei VERI VALORI su cui è fondata la società "civile") che sta rovinando e corrompendo il mondo. Questi originali pensatori "contro corrente" sarebbero messi a tacere perché contro il Pensiero Unico, che vuole danneggiare l'uomo etero bianco minacciato anche dal Femminismo che ne frustra il ruolo naturale di Padre di Famiglia e tutto il resto. Ecco...

Non è questo che intendevi, vero?

Intanto bisogna dire che una cosa "originalissima" (e in un'altra discussione dicevi che essere originali è un'ossessione contemporanea) non ha certamente radice in una fiera difesa della Classicità come Università da tenere a Modello Perenne. Cosa quindi, per te, sarebbe "originalissimo" e così "pericoloso"?
Il revival dell'Ottocento? Non penso.

(Per favore, prendi la cosa come ti fosse detta con tono scherzoso perché non ho alcuna intenzione di offenderti)

è difficile, stancante e fristrante argomentare con chi ha la ragione eil sapere in tasca... mi ero scordato le estenuanti discussioni sul WD...

Quello che mi piacerebbe sapere è se attualmente lavori in una casa editrice visto che sei molto più aggiornato di quanto lo sia io...

Mattia Alari ·

Uhm... Mi faresti degli esempi? Perché è il "soprattutto" che non mi suona bene e un po'... preoccupante.

Dieci libri buoni, si diceva. Beh, se sei un editore italiano dovresti puntare prevalentemente su ciò che è scritto in lingua italiana o dire chiaramente che visto che non c'è niente di buono (almeno secondo te) ti butti sull'estero. Ed è pure possibile.

Mattia Alari ·

A parte le riviste letterarie, io non mi sono mai proposto concretamente a nessuno perché, come ho detto, devo capire se valgo "la pena" e non posso esserne convinto se non dal confronto.
Comunque io non ho mai parlato di adattamento alla contemporaneità, ma di prendere atto che quando si è in un tempo è questo e non un altro. Sono una persona che ricerca, molto. L'opera deve avere carattere contemporaneo ma in sé la capacità di diventare moderna. Non mi specchio nel passato e non lo trovo un punto di riferimento, forse non ne voglio.
Io prendo atto di quello che mi circonda e posso solo combattere per me stesso. E se il mio tempo non mi piace... non me lo faccio piacere in nessun senso, quindi non mi piego e non mi accontento.
Non critico mai chi lo fa, ma io sono diverso.

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