Deposito legale e Self Publishing

Leggendo tra le varie discussioni in merito all'editoria e al Self Publishing, sono venuta a conoscenza di una legge che sinceramente ignoravo: il deposito legale obbligatorio. Gli editori conoscono già la procedura, ma quanti autori che pubblicano per conto proprio la ignoravano?

Mi piacerebbe sapere il vostro parere...

Ecco qua il DPR di cui vi parlavo:  http://www.bibliotecastense.it/allegati/depleg_ist.pdf

Risposte

Davvero utile e interessant

Sì, le leggi che ho linkato sopra si riferiscono, da quel che ho capito, a opere prodotte e stampate in Italia.

Riguardo all'ISBN e a codici simili, non è obbligatorio in sé per sé: sarebbe obbligatorio il deposito, che per essere effettuato richiede un codice come ad esempio l'ISBN. La legge sul deposito per il digitale però rimane, da quel che è emerso nella discussione, puntualmente inapplicata, e quindi l'ISBN risulta, de facto, non necessario. 

Support Rando ·

(Grandi gli amici di Tropico del libro. Mi sono iscritta alla loro campagna soci 2016 e ho ricevuto pure l'agendina omaggio :D)

Veramente l'art. 1 della Legge 106/2004 dice chiaramente:

"1. Al fine di conservare la memoria della cultura e della vita sociale italiana sono oggetto di deposito obbligatorio, di seguito denominato "deposito legale", i documenti destinati all'uso pubblico e fruibili mediante la lettura, l'ascolto e la visione, qualunque sia il loro processo tecnico di produzione, di edizione o di diffusione, ivi compresi i documenti finalizzati alla fruizione da parte di portatori di handicap."

Anche il DPR sopra menzionato, all'art. 2, comma 1, lettere e ed f dice:

"e) uso pubblico: la distribuzione, la immissione in circolazione, in commercio o comunque la diffusione al pubblico dei documenti di cui al presente regolamento, anche tramite reti informatiche;

f) documenti: i prodotti editoriali destinati all'uso pubblico sia a titolo oneroso che gratuito, contenuti su qualsiasi supporto sia analogico che digitale, nonché su ulteriori supporti prodotti dall'evoluzione tecnologica nell'ambito delle finalita' previste dalla legge; [...]"

Ovvero, se tra dieci anni inventeranno il libro olografico o il libro telepatico, l'obbligo di deposito varrà pure per quello. 

L'obbligo per i libri in digitale quindi c'è già bello specificato: quello che mancano sono le procedure specifiche per depositarli. E su questo, da quel che ho capito leggendo, risponde l'articolo linkato da Shawn.

Adesso abbiamo un quadro completo. L'obbligo di deposito per gli ebook ci sarebbe se fossero già state definite le modalità di attuazione. Per il momento chi pubblica solo in digitale, ne è esentato. Sospirone di sollievo  Thanks

Support Rando ·

...Occhei, mi drogo. Grazie, Crizia  

non vorrei dire una stupidata, ma credo che l'obbligo sia per ciò che viene stampato in Italia. Amazon intanto stampa all'estero.

Mentre l'ISBN non mi pare proprio sia obbligatorio.Tanto per intenderci si tratta di una legge del ventennio, "riaggiornata" in qualche modo. Tanto che anche i manifesti, locandine e affini, in teoria, dovrebbero venire depositati (l'esigenza era quella di un controllo sui contenuti)

Support Rando ·

Arrivata or ora anche la risposta di StreetLib 

Support Rando ·

Grazie a voi questo bel topic diventerà un'utile guida da mettere a disposizione dell'utenza 

Però Amazon è il venditore (o tipografo), tanto è vero che tutti gli ebook distribuiti hanno la dicitura "Venduto da Amazon Media EU S.à r.l. ". Il fatto che si tratti di una piattaforma internazionale, non lo esenta per esempio dagli adempimenti IVA, che viene detratta alla fonte dal compenso dell'autore.

Secondo me l'autore è responsabile quando vende direttamente, senza intermediari.

A proposito di IVA (vado un attimo OT), prima consideravo una sventura il fatto che Amazon la detraesse dai compensi degli autori. Con il senno di poi, ho capito che è una manna perché, in caso di guadagni considerevoli, l'autore non è costretto ad aprire una partita IVA che comporterebbe versamenti INPS, spese per la liquidazione IVA da parte di un commercialista etc etc etc.

Grazie Linda, anche se questa è una bella grana. Varrà per tutto quello che si pubblica in rete? Secondo me, una legge di questo tipo lascia parecchie domande irrisolte.

Ah, sì, sapevo qualche cosa del genere, ma ecco che mi hai dato l'occasione per informarmi meglio (per mera curiosità). 

Il 'deposito legale' è regolato da:

La legge 106/2004

Il Decreto del Presidente della Repubblica 252/2006

Di entrambi vi ho dato i link ai testi ufficiali (il primo sul sito del parlamento italiano, il secondo sul sito della Gazzetta Ufficiale).

Detta in soldoni, il deposito legale consiste nel deposito di alcune copie della propria opera presso le biblioteche centrali e/o altri enti a scopo di raccolta e conservazione. Il deposito riguarda una varietà di documenti, non solo libri, ma anche, ad esempio, film e opere d'arte grafica, purché prodotti in tutto o in parte in Italia.

Andiamo nello specifico riguardo ai libri. Il deposito per i libri consiste in due copie da depositare presso le Biblioteche Centrali di Roma e di Firenze (una copia ciascuna, ovviamente), più altre due copie presso le biblioteche o gli archivi della propria regione.

Attenzione: le copie da depositare devono essere identiche a quelle in circolazione. Vanno depositate copie diverse per ogni formato in circolazione (ad esempio, se il vostro libro circola sia in copertina rigida sia in copertina morbida, dovete depositare copie per entrambi i formati) e per ogni nuova edizione.

E i libri in digitale? I libri in digitale (gli ebook, per intenderci) sono pure loro soggetti a deposito: in generale un libro che viene diffuso pubblicamente deve essere comunque depositato qualunque sia il formato in cui è edito e il mezzo tramite cui è distribuito. E si parla infatti specificatamente pure di diffusione tramite reti informatiche e di formati digitali. Nel caso dei documenti su supporto informatico, vanno fornite solo due copie alle biblioteche centrali di cui sopra (una a testa, anche qui).

Chi deve provvedere al deposito? L'editore o (se manca) il tipografo. Ciò vuol dire che in generale gli autori non devono preoccuparsi di quest'obbligo... tranne che in un caso specifico.  

L'autore che pubblica con un editore non si deve occupare del deposito di persona: provvede l'editore.

L'autore che si autopubblica ma che comunque si appoggia a un tipografo o a un servizio di print on demand, non deve provvedere di persona: ci pensa il tipografo o l'agenzia di POD.

Rimangono fuori però gli autori che si autopubblicano in digitale facendo tutto 'da soli'. Ora, se l'edizione finale in ebook viene preparata da un servizio esterno (un'agenzia, ad esempio, che fornisca assistenza per l'autopubblicazione in ebook) in pratica, secondo me, questo servizio esterno figurerebbe come tipografo, e quindi dovrebbero essere loro a depositare le copie. Se l'autore però fa tutto tutto tutto da solo... Penso sia da considerare tipografo/editore di sé stesso, e quindi dovrà provvedere lui al deposito delle copie dovute.

Nota importante: serve l'ISBN (o l'ISSN). Per i documenti su supporto informatico va bene anche il DOI. Quindi, se distribuite pubblicamente la vostra opera questa legge di fatto vi obbliga a procurarvi di un seriale come l'ISBN o simili (in quanto vi obbliga a depositare delle copie che per essere depositate devono avere uno dei seriali appena detti).

Ah, particolare importante: l'obbligo riguarda tutti i libri distribuiti pubblicamente, sia a titolo gratuito che a pagamento!

Sono esenti da quest'obbligo invece le opere distribuite privatamente (un po' come si faceva all'antica insomma). Ad esempio, se tenete un romanzo nel cassetto (o nell'HD) e lo passate per cavoli vostri ad amici e parenti, non dovete depositare nulla: questo perché il libro, di fatto, non è pubblicato. Per motivo simile, non c'è bisogno di depositare, tra le altre cose, bozze di opere che non siano ancora state pubblicate.

Il deposito, infine, va fatto entro 60 giorni dalla pubblicazione (o dalla distribuzione) in Italia.

Che ne penso? Non so quanto possa essere effettivamente utile conservarci copie di ogni cosa che viene pubblicata, a livello culturale. Potrebbe però essere utile per difendere il diritto d'autore però, non sufficiente in tutti i casi, ma magari... Ma lascio certe questioni giuridiche a chi ne sa più di me. 

Chi pubblica tramite piattaforme come Amazon o Narcissus come si regola? Dubito che siano loro a depositare le opere...

Support Rando ·

Mi fai sorgere il dubbio, in effetti. Mo' contatto pure loro. 

Support Rando ·

Ecco qua la risposta di Amazon (rapidissimi!):

Support Rando ·

Figurati!
Al solito: la legislazione non si muove abbastanza in fretta per seguire i cambiamenti (anche se, a onor del vero, questo cambiamento è in atto già da un decennio buono). Probabilmente vale per tutto ciò che ha una pubblicazione cartacea, quindi non per gli ebook. 

E altrettanto probabilmente dubito che qualcuno si prenda mai la briga di controllare o di fare multe.

Support Rando ·

Bisogna leggere i contratti - Amazon sicuramente non lo fa, essendo un'azienda internazionale; StreetLib Selfpublish (non si chiama più Narcissus!) è italiano, ma anche in questo caso non credo sia loro compito farlo. Li ho comunque contattati per saperlo con precisione.

Inoltre, penso che la norma non valga per gli ebook. 

Support Rando ·

Uh, questa è un'altra cosa che va approfondita.

Grande, Shawn, un sacco di ottimi spunti  

Grazie a tutti, ragazzi! Ho capito di più nei cinque minuti dedicati a leggere la vostra conversazione che in una giornata buttata via a scartabellare ordinanze di pomposi burocrati che esigono ma non chiariscono con quali dinamiche assecondarli, creando equivoci su equivoci "quasi" lo facessero di buon proposito.

Per rispondere a Lorenzo Sartori: credo che nel ventennio abbiano rispolverato un vecchio editto risalente ai tempi di Carlo Alberto (quello dello Statuto Albertino, per intenderci) e della monarchia sabaudia.

Utilissima conversazione. Ignoravo assolutamente quest'obbligo, ma nel mio caso di self-publishing con Lulu, più propriamente trattasi di Print on Sales (POS) per cui non è necessario adempiervi.

Salvatore Russotto ·

una volta ho mandato l'ebook su cd e mi hanno detto che basta la versione cartacea

Concordo. La questione è molto nebulosa ed è stata ampiamente dibattuta on the other side, perché manca una legge specifica in materia.
La semplifico for dummies.
Amazon dice: "Io non faccio l'editore. Semplicemente ti aiuto a vendere i tuoi libri." (In tal caso dovrete per forza aprire partita IVA)
L'autore risponde: "Col cavolo che non fai l'editore: io ti do solo dei file e tu ci tiri fuori un libro, anche in cartaceo, e mi dai pure il codice ISBN!" (In questo caso non serve partita IVA, è sufficiente dichiarare i redditi percepiti).
E lo Stato cosa dice?
Niente, al momento. Se chiedete a dieci commercialisti, vi daranno dieci risposte diverse, perché a loro volta hanno avuto dieci risposte diverse, da dieci diversi uffici dell'Agenzia delle Entrate. 
Quindi un "povero" autore che pubblica in self, per evitare in futuro di avere guai col fisco, cosa dovrebbe fare? Nulla, semplicemente, invece di un romanzo qualsiasi, aprire un bel libro di preghiere e recitare ad alta voce: "Padre Nostro che sei nei cieli...". Se aderente ad altro credo religioso, seguire attentamente le istruzioni che tale credo professa. Gli atei possono anche solo incrociare le dita o compiere altri gesti scaramantici di derivazione pagana.

Non vorrei fare necroposting, ma visto che l'obbligo di deposito dell'opera ancora sussiste, mi è venuto un dubbio in merito...

Il deposito presso l'Archivio Nazionale di Stato può in qualche modo sostituire quello alla SIAE per proteggere l'opera dal rischio di plagio?

Io ho pubblicato con Streetlib e i miei ricavi erano automaticamente noti all'agenzia delle entrate.

Un giorno la persona che si occupa della mia dichiarazione dei redditi mi ha chiamato chiedendomi cosa fossero gli introiti derivati dalla vendita di opere di intelletto (in totale 5 euro e qualche centesimo).

"So che può sembrarti strano il fatto che io abbia un introito di ben cinque euro dal mio intelletto- ho risposto -si tratta semplicemente dei ricavi delle vendite del mio libro."

Salvatore Russotto ·

Credo che la vecchia tenica della copia autoinviata sia sempre la più econimica e sicura.

mi infilo in questa discussione utilissima e della quale ringrazio tutti, per aggiungere una precisazione. Il fatto che amazon detragga già l'iva, non comporta che l'autore non debba aprire la partita iva. Mi spego meglio: di fatto il contratto con Amazon (o qualsiasi altro self publish) è un contratto di distribuzione dell'opera. Amazon non acquista i diritti d'autore, che per definizione non sono neanche soggetti a tassazione, ma mette a disposizione dell'autore una piattaforma attraverso cui vendere la propria opera. Non vi è, quindi, alcuna distinzione tra vendere il proprio romanzo o le proprie creazioni in vetro soffiato o un paio di scarpe. A tutti gli effetti diventate imprenditori che vendono un prodotto tramite una piattaforma. Per questa ragione è necessario aprire la partita IVA. Tuttavia l'argomento è ancora nebuloso, perché amazon, come altre aziende straniere che offrono questo servizio o servizi simili, di fatto evadono le tasse in italia per tutto quello che possono e non rilasciano facilmente fattura all'autore che potrebbe, in tal modo, scaricare l'iva. Insomma, tra quello che si deve fare e quello che si può fare c'è di mezzo il mare. Ad ogni modo, se l'autore ha le capacità per vendere diverse copie al mese e quindi avere un introito effettivo dall'attività, è meglio che apra la partita IVA e imposti la richiesta di fatturazione da amazon, onde evitare di trovarsi in guai seri.

Ciao Alice, Grazie mille per il parere. 

Posso chiederti se, quando ti riferisci a guai seri, hai degli esempi o sei a conoscenza di casistiche reali verificatesi? 

Perché mi sembra che, più che indicazioni chiare che evidenzierebbero una violazione, ci sia molta incertezza. 

Se ci fosse evidenza di sanzioni o di "guai seri" come quelli che tu indichi, forse sarebbe tutto più chiaro. 

Grazie ancora

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