Che cosa guardi in una casa editrice?

Support Rando ·

Versione editoriale di "cosa guardi in un uomo/una donna?"  

La domanda è rivolta sia a chi scrive che a chi legge. 

Cosa vi colpisce in una CE? La cura che mette nei suoi libri? Se la trovate facilmente online? Se ha un bel sito o se invece vi fa scappare via, lontano mille km? 
Sbizzarritevi  

Risposte

Support Rando ·

Sì, avevo intuito non parlassi di un'esperienza particolarmente recente. Il marketing online è fondamentale, temo. 

Support Rando ·

Quando una persona cerca lavoro difficilmente fa selezione, e molti autori intraprendono la loro ricerca con una vena di disperazione, spesso. 

La casa editrice deve promuovere, perchè altrimenti il tuo romanzo può essere bello ma vende quaranta copie. La copertina dev'essere bella, perché se è brutta può essere un libro bello ma non ti si prenderà sul serio. L'editore o chi per lui deve saper confezionare un libro, altrimenti vengono gli spazi tripli tra le parole (e cose simili di cui per fortuna non so nulla).

Il sito bello si fa senza problemi e ormai ce l'hanno tutti. Importante che sul sito non ci sia scritto grosso così: "pubblica con noi, vedi realizzato il tuo sogno".

Su amazon in realtà un piccolo vende poco, ma è importante che il testo ci sia.

In genere l'editore deve essere un editore che vuole pubblicare libri e per farlo ci spende dei soldi.

Da lettrice

La prima cosa è sicuramente la cura. Questo sicuramente è dovuto in parte anche alla mia professione, ma se la grafica sembra quella del giornalino dell'oratorio mi aspetto che anche la cura del testo e la selezione sia allo stesso livello. Poi una certa consistenza di temi, va bene avere alcune collane diverse ma devono essere presentate dandomi l'impressione che non pubblichi proprio di ogni ma che ci sia una certa specializzazione. Inoltre, i nomi degli autori pubblicati: anche tra i piccoli, un po' ci si conosce... se pubblichi tizio che so che non riesce a scrivere neanche un post senza canare i tempi verbali, ho qualche dubbio a dare fiducia anche ai suoi colleghi, viceversa se pubblichi uno che mi piace magari penso che hai buon gusto.
Mi rendo conto che nessuno di questi criteri è "giusto", sono associazioni che la mia testa fa e bon. Poi, onestamente, seguivo molto di più l'editoria italiana anni fa, adesso magari ho qualche autore e editore che continuo a seguire dall'epoca ma esploro poco.

Support Rando ·

Capisco bene ciò che dici, @Aporema Edizioni, tuttavia penso sia lecito aspettarsi il pacchetto completo, come lo chiami tu; o, quantomeno, qualcosa che ci vada vicino.

So fin troppo bene che arrivare negli scaffali delle librerie è pressoché impossibile, o quasi, e che in generale il problema distributivo è consistente. Per una piccola CE internet è una risorsa fondamentale e come tale va sfruttata bene, quindi per compensare, diciamo così, il problema distribuzione, il piccolo/medio editore si deve concentrare sulla promozione. Sul marketing, chiave di volta per tutto, al giorno d'oggi. 

Quindi è giustissimo ciò che dici: l'autorə non può avere un triliardo di pretese o aspettative troppo alte (è un po' come se lavorando in una pmi ci si aspettassero i benefit del lavoro in una multinazionale, per fare un paragone). 
Tuttavia, anche l'autorə ha le sue ragioni: ci sono case editrici, e lo sai meglio di me, che una volta pubblicato il libro non fanno niente
Non hanno un sito decente, non lo aggiornano, non hanno il catalogo, in alcuni casi manco hanno il sito; o non hanno una pagina Facebook, o ce l'hanno ed è abbandonata da due anni, non organizzano una presentazione nemmeno sotto la sede della CE, non inviano mezzo comunicato stampa... Non penso di star dicendo nulla di nuovo. 

Ovvio che non mi riferisco a voi, con questi esempi, non dovrebbe essere nemmeno necessario specificarlo... Ma meglio spendere due parole in più che due in meno ;) 

Interessantissimo il tema di questa discussione. Più tardi vado a mettermi la tutina da editore e torno a commentare 

Support Rando ·

E a livello di marketing come ti sei mosso? 

Non capisco però perché un autore dovrebbe inviare una sua proposta a una casa editrice del genere... o molti aspiranti autori non fanno un minimo di ricerca sulle ce a cui inviano?

La tua esperienza, appunto. Io parlo del volume di vendite complessive di un editore su Amazon, non di un singolo libro. Un singolo libro può anche venderne meno di trenta, per una serie di ragioni che sarebbe lungo esporre in questa sede; ma complessivamente una piccola CE vende di più su Amazon rispetto a quanto vende nelle librerie, dove pure è distribuita. Ripeto però: solo a patto che sia fornitrice diretta di questa piattaforma, in modo che i libri possano essere reperiti molto velocemente e acquistati anche attraverso Amazon Prime.
Se Amazon, come succede nella maggior parte dei casi, deve reperire i libri attraverso altri circuiti, allora ti saluto velocità e ti saluto vendite.

La casa editrice non ha fatto niente. Scritto io a chi recensisce. Ma si parla di un libro vecchio (ho risolto il contratto).

Aporema Edizioni ·

Discussione interessante, che potrebbe essere paragonata a un'altra simile, che avevamo aperto on the other side qualche anno fa, subito dopo l'inizio della nostra attività. Lì la domanda era rivolta soprattutto agli autori, ai quali chiedevamo in buona sostanza cosa si aspettavano che un piccolo editore non a pagamento facesse per loro e la risposta fu, nella maggior parte dei casi, tutto: rispondere sempre all'invio di manoscritti (motivando anche i rifiuti), editing strutturale, editing di rifinitura, correzione bozze, impaginazione, realizzazione dell'immagine di copertina, distribuzione capillare (con libri presenti sugli scaffali delle librerie anche in mancanza di ordini specifici) e, da ultima ma non ultima, la tanto agognata promozione. Tutto, insomma, e anche di più.
In quell'occasione ci rendemmo conto come, in campo editoriale come nel resto della società, le mezze misure siano una specie in via d'estinzione. Dal pagare cifre spropositate in cambio di servizi inesistenti pur di essere pubblicati, si è passati al volere, in alcuni casi al pretendere, tutto, magari anche il panettone a Natale.
La cosa ci lasciò basiti, anche perché noi, da autori, non ragionavamo e non ragioniamo nello stesso modo. Qui è opportuno fare una precisazione, sulla quale - lo diciamo subito - onde evitare equivoci, saremo costretti a tornare più e più volte: la nostra CE è costituita in forma di cooperativa, fondata e formata in prevalenza da autori, che, dopo alcune esperienze negative in campo editoriale, hanno deciso di fornire ad altri scrittori la possibilità di pubblicare alle migliori condizioni possibili. Come autori, dunque, da una piccola casa editrice ci aspettavamo impegno, serietà, correttezza e trasparenza  (che non abbiamo avuto); come editori ci sforziamo di dare prima di tutto queste quattro cose e poi molto altro. Per citare un cartello che ogni tanto si vede appeso in qualche ufficio e in qualche negozio: "il possibile lo facciamo sempre, l'impossibile anche, per i miracoli ci stiamo attrezzando".
Ciò premesso, pensare che una piccola casa editrice free possa fornire ai suoi autori un "pacchetto completo", chiamiamolo così, di elevata qualità è pura utopia, perché tale pacchetto a volte non lo offrono nemmeno le CE medio grandi. Il rientro in termini economici a livello di vendite è basso, in Italia è infimo, e con tale rientro è necessario fare i conti, se non si vuol fallire o chiudere nel giro di pochi mesi. La coperta, insomma, è sempre troppo corta e bisogna decidere quale parte conviene lasciare al freddo e quale invece proteggere.
Facciamo un esempio. Da lettore a me disturba tantissimo ritornare su una frase mal scritta o trovare in un testo incongruenze e contraddizioni mostruose; mi disturba un po' meno incappare in un refuso. Quindi da editore, dovendo scegliere, investirò di più sull'editing, rispetto alla correzione bozze. Altro esempio. Sempre da lettore, quando mi interessa un libro, voglio averlo tra le mani il prima possibile. Da editore pertanto preferirò affidarmi a una piattaforma in grado di far arrivare il libro in fretta al cliente, piuttosto che a un circuito distributivo, che, a dispetto del nome famoso, si sta rivelando lentissimo nella gestione degli ordini.
Di esempi se ne potrebbero fare molti altri ed è anche giusto far sapere agli autori che le scelte di una CE non sono e non devono essere fisse e immutabili: in un mercato in continua evoluzione, bisogna essere in grado di modificare in fretta tattiche e strategie.
Noi sappiamo quali sono i nostri punti di forza come editori e anche quali sono quelli deboli. L'obiettivo è quello di mantenere i primi ed eliminare un po' alla volta i secondi, ma per farlo occorrono tempo e pazienza. A chi decide di entrare nella nostra squadra, oltre a far esaminare il contratto, noi cerchiamo di spiegare per bene, con dovizia di particolari, quali sono le sfide che dovrà affrontare prima e dopo la pubblicazione. Non facciamo mai promesse che sappiamo di non poter mantenere e preferiamo dipingere la realtà con tinte più scure del necessario, per evitare delusioni. Perché è bello sognare, ma è meglio farlo coi piedi per terra.

La mia esperienza è che su amazon avrò venduto trenta copie. E avevo quasi due decine di recensioni.

Intervengo per smentire, dati alla mano, questa affermazione (delle altre questioni parlerò meglio in altre vesti). Se un piccolo editore riesce a diventare fornitore diretto di Amazon vende bene, eccome: direi almeno il doppio di quello che vende nelle librerie tradizionali. ma forse anche il triplo.

Fernando Camilleri ·

Mi piace questa discussione. Rispondo pure io .

  • Per prima cosa controllo il catalogo: se non trattano i generi che scrivo io, è inutile che faccio perdere loro del tempo ed è inutile che lo perda io.
  • Poi guardo il distributore: se leggo che la distribuzione è diretta con alcune librerie di fiducia o che i loro libri sono soltanto su Amazon o hanno un distributore microscopico, allora passo oltre.
  • Controllo i social per vedere quanti follower hanno e quanti like hanno in media ai post e quanto spesso pubblicano post: se hanno meno follower della mia pagina autore (e ne ho pochini) o se hanno pagine abbandonate, non fanno per me. Comunque li seguo per mesi prima di decidere se valga la pena oppure no.
  • Esamino tutte le copertine: se sono foto prese da internet o sembrano disegnini dei bambini delle elementari, allora ciao. Io giudico i libri dalle copertine, ebbene sì. Ma se poi la trama non mi piace, allora sempre ciao.
  • Mi accerto che i libri siano presenti anche su Amazon: spesso li trovo su tutti gli store tranne Amazon. Solo Amazon non va bene, ma tutti tranne Amazon non fa per me.
  • Sul sito si rivolgono agli scrittori e non ai lettori: una casa editrice deve occuparsi di vendere libri o no? Mi spaventano quelle che vogliono guadagnare soltanto sul povero aspirante scrittore. Paura, tanta paura.
  • Sul sito non si trova il catalogo: vedi punto precedente. Al posto del catalogo trovo "Vuoi pubblicare il tuo libro? Siamo noi ciò che cerchi!" e magari poi ti chiedono qualche soldino. Se vendi libri, mettili in vetrina! Piango.
  • Hanno collane con nomi strani e non capisco quali generi trattino: collana uva spina, collana fragolina di bosco, collana pino mugo, collana betulla purpurea. E allora leggo le trame dei libri e non capisco comunque a quale genere appartengano. Non basterebbe scrivere collana uva spina - thriller? Voglio morire.
  • Il sito non esiste: Trovi la pagina Facebook e non il sito. Li contatti su Messenger e ti dicono che hanno deciso di non avere sito perché tanto hanno i social. Io scappo via subito! Lontano.
  • Il sito non è aggiornato: la selezione dei manoscritti è sospesa fino a gennaio 1946 e siamo nel 2021. Aiuto!
  • Sui forum e su internet ne parlano male: dipende da quanti sono a parlarne male. Ma già non si presentano bene. Indaghiamo.
  • Leggo alcuni loro libri: ne compro uno o più di uno per vedere se ci sono errori, per esaminare la qualità dei testi, per capire se mi piacerebbe vedere un mio libro in mezzo ai loro. A questo punto ci arrivo solo dopo che hanno superato tutti gli altri punti. Se è tutto ok, allora si può provare a inviare un manoscritto. Evviva!

Support Rando ·

Tuttavia non è automatica. Ci sono molte CE che espongono il logo NO EAP che sono, a tutte gli effetti, NO EAP. 

Mattia Alari ·

Discussione interessante ma aggiungerei una cosa.

Se da autore devi fare tutte le belle cose che avete detto (sacrosante) aggiungerei anche il fatto che devi considerare chi vi è dietro la CE. E la sua reputazione personale.
Ci sono piccoli editori eroici, un po' anarchici, persone che in quello che accettano... credono davvero. La loro storia la dice lunga su chi sono e cosa hanno fatto e case editrici medio piccole sono spesso quelle che pubblicano piccoli "difficili" gioielli.
E poi io guardo sempre DA CHI una casa editrice accetta proposte (e se pretende già la mediazione di un agente letterario). Perché molte case editrici medio piccole vogliono qualcuno "già venduto" tagliando a priori e anche questo, secondo me, la dice lunga su chi vi è dietro

Sjø ·

Bella discussione. 

Allora, in ordine di importanza per me:

- La presenza in libreria, non dico al bancone centrale ma perlomeno che negli scaffali qualche titolo sia presente.

- La permanenza in libreria ad esempio se potessi scegliere fra una Mondadori e una Fazi: la seconda perché i titoli hanno meno turnover. Di Mondadori vedo libri che già dopo tre settimane sono introvabili.

- L'ufficio stampa: quante recensioni trovo in giro su riviste, quotidiani o quanto altro.

- Com'è fatto il libro: grafica e quanto altro.

zio rubone ·

Assolutamente d'accordo con te.

Primo post guarda caso di domenica. In ordine cosa guardo:

Il sito e le copertine - Un sito bello bello non ha copertine brutte.

Se è ancora di questa terra ( cioè se il fatto di essere una gran bella CE permette ancora degli invii spontanei poi letti )

L'amore con cui pubblicano e cercano letteratura in questo e negli altri secoli

Il rapporto con lo scrittore - la distribuzione  ( sono cose che tengo sullo stesso livello )

Se queste condizioni sono soddisfatte potrei quasi scommettere una vacanza su Marte che anche le presentazioni saranno organizzate e bene, i lettori curati, perchè nel sito avrò già trovato un settore eventi sempre aggiornato, magari anche con i report degli stessi lettori, e che riscontrerò un indefinibile ma appagante filo iridescente nella scelta dei titoli.

Iridescenza che si perde nella casona di Mondadori, che deve coprire tutti i target, ma che brilla tanto altrove. Anche per me sarebbe/è meglio altrove, in questo quoto Sjø.

Scusami, non voglio sembrare polemico e/o puntiglioso, ma se qualcuno pensa che pubblicare equivalga a trovare un lavoro ha perso in partenza. Comunque fare invii senza selezione e/o conoscenza della ce a cui ci si propone è uno dei sistemi peggiori di approccio...

Sjø ·

Grazie @Sunday Times e ben ritrovata!

Valente ·

Stavo scrivendo in un altro topic proprio riguardo alla figura dell'editore e una grande azienda, come Mondadori, pur non mostrando le condizioni contrattuali proposte, fa riferimento al rispetto di un certo "codice etico".

https://www.mondadori.it/content/uploads/2013/07/Codice-etico.pdf?763573

Nel caso dei "rapporti con dipendenti e collaboratori" si fa riferimento a "pari opportunità", "valorizzazione delle risorse", "nessun abuso di autorità", "coinvolgimento", intesa come la definizione dei ruoli di ciascuno all'interno dell'azienda, "tutela della salute e della sicurezza" e ecc.

Per "le relazioni con i clienti" segnalo invece: "imparzialità", "stile di comportamento" e "soddisfazione dei clienti". 

Sjø ·

Dopo averlo letto: per me molto valido. Non voglio parlare di titoli e nomi direttamente nella discussione, sia per rispetto dell'autore che per non fare pubblicità. Potete però chiedermelo in pvt, se curiosi.

Valente ·

Sì, anch'io non ho trovato editori prestigiosi che espongono le condizioni contrattuali (avere però un contratto standard di riferimento aiuta a capire quali sono le condizioni essenziali che devono essere presenti, naturale poi che le percentuali che spettano all'autore possano partire da una cifra minima fino a quelle più alte). Da lettrice, conoscere, però, le politiche aziendale della casa editrice, mi ben predispone nell'acquistare un libro presso queste aziende e così spero possano seguire questa metodologia anche altre persone intenzionate a effettuare un acquisto.

Le case editrici ancora poco conosciute, invece mettere in evidenza un sempre più insignificante logo "Noeap", può mostrare "la base di partenza" di un contratto da proporre poi agli autori, questo penso sia un segno di onestà. 

Naturalmente, anche una richiesta di denaro esplicitata sul sito da parte di un EAP è simbolo, quanto meno, di una certa onestà intellettuale, apprezzabile ma non per questo condivisibile.

Inoltre, desideravo aggiungere, che quando si riceve una proposta contrattuale e si è intenzionati a firmarla, converrebbe verificare anche il capitale sociale di un'azienda, che equivale anche al "rischio d'impresa" dell'imprenditore al quale stiamo affidando lo sfruttamento commerciale della nostra opera.

La cosa è alla portata di tutti e si può richiederla anche online a poco prezzo, segnalo giusto un sito di riferimento:

https://www.visureitalia.com/it/visure-camerali/51-visura-camerale-ordinaria-persona-giuridica.html

La partita iva si può verificare gratuitamente tramite il sito dell'Agenzie delle Entrate:

https://telematici.agenziaentrate.gov.it/VerificaPIVA/Scegli.do?parameter=verificaPiva

Valente ·

La prima cosa che guardo in una casa editrice è se ha una sede legale, controllo se la partita iva indicata è corretta e che il tipo di società. Dopodiché, per non ripetermi, controllo anch'io molte delle cose indicate da @Ngannafoddi. Aggiungo che alcune case editrici rendono visibili i contratti proposti agli autori, reputo questo un gesto di grande trasparenza. In ultimo, prima di firmare, intendo conoscere di persona l'editore, anche perché la pubblicazione di un libro comporta una sinergia di intenti, che può essere ottenuta solo attraverso una conoscenza reciproca, anche a fronte di future presentazioni dell'opera. Importante, quindi, vedere anche dove l'editore svolge la sua attività. Ho saputo, purtroppo, di scrittori che hanno firmato dei contratti seduti a un tavolino del bar, questo non è proprio indice di serietà e professionalità.

Mattia Alari ·

Ma almeno questo libro era valido? Si può sapere il titolo?

Sjø ·

Beh mi sembra che tu te ne intenda @Wanderer, tanto di cappello e grazie per questa condivisione. Se però hai notato parlavo di presenza + permanenza + ufficio stampa come tre addendi equipollenti. La famosa <\> frase dei librai di cui parlavo, direttamente o meno, deriva proprio dall'ufficio stampa, a mio avviso. Sono poi curioso del perché firmeresti senza esitazioni con Nutrimenti, ma rischiamo di andare offtopic: o apriamo una discussione dedicata oppure se hai voglia di spiegarmelo in pvt. Con quale casa editrice media è stato pubblicato il libro che hai tradotto?

Sjø ·

@Wanderer guarda ti dico: con Mondadori sono rimasto stupito di una cosa. Esce, a giugno, il romanzo di una persona che conosco per amicizie in comune. Premetto che per lavoro giro le città di tre regioni: Marche, Toscana e Romagna. A fine luglio entro in una Mondadori di una città ben nota della Romagna: nulla, andava ordinato. Mi sposto su una rifornita libreria indipendente sempre della stessa città e niente. In entrambi i casi i librai mi dicono, dopo aver controllato al computer perché il titolo non gli faceva venire in mente nulla: <\<sì ne abbiamo avuta qualche copia a Giugno, se vuole proviamo a ordinarglielo>>, glisso con un <\> scocciato (sono uno di quelli che impiega tanto a desiderare una cosa ma poi, dopo, la vorrei subito). Il giorno dopo Marche, altra grande città: libreria Mondadori niente, grande libreria indipendente ne avevano una copia con la copertina rovinata (scollata). Toscana, altra città: Mondadori, Feltrinelli, libreria indipendente: niente. Mi arrendo e lo ordino su Amazon, il giorno dopo è in mano mia, ma il tutto mi ha lasciato allibito. Parliamo di un mese e mezzo dall'uscita.

greenintro ·

Da lettore, confesso, trovo irrilevante la casa editrice, o meglio ci ho sempre fatto, pochissima attenzione. Da "autore" direi soprattutto la concordanza tematica tra un mio lavoro e l'ambito in cui una certa casa editrice tende a muoversi. Cioè valuterei se tematiche simili a quelle di un mio lavoro siano già state oggetto di pubblicazioni precedenti di quella casa. Questo criterio è in un certo senso un arma a doppio taglio: da un lato sento la necessità che ciò su cui scrivo rientri più o meno tra gli interessi culturali della casa, per evitare di proporre cose fuori luogo, dall'altra penso potrebbe risultare un punto a sfavore trovare a proporre qualcosa di eccessivamente simile a lavori già pubblicati, che potrebbe portare la casa a rigettare la proposta perché non originale dal punto di vista della loro offerta. Però devo dire che tra queste due facce della medaglia, tendo a dar più peso alla prima, dato che il rischio di proporre vere e proprio "fotocopie" sia molto inferiore rispetto a quello di proporre cose del tutto estranee allo spirito del progetto editoriale. Collegato a questo punto dell'attinenza tematica, è la considerazione delle modalità del processo di pubblicazione, cioè trovo necessario che la qualità del lavoro proposto sia oggetto di una valutazione di un comitato scientifico (questo ovviamente vale nel caso della saggistica, che è il mio genere, immagino però che anche la narrativa sia soggetta a valutazioni di qualità, seguendo standard e procedure ben diverse). Può essere sufficiente anche se, come nel caso della mia per ora unica pubblicazione, la valutazione di un comitato non fosse necessaria per la pubblicazione generica del lavoro, ma lo sia per l'inserimento in una determinata collana, che, almeno in teoria, dovrebbe rinforzare il prestigio del libro, rispetto alla semplice pubblicazione in catalogo. Poi sarei interessato all'attività promozionale, alla ricerca di una soddisfacente sintesi fra una certa costanza nell'attenzione all'autore e il rispetto di un margine di autonomia a tutela delle personali esigenze e volontà di quest'ultimo, per così dire un'attenzione che supporti ma non soffochi. Ovviamente, nel caso di case editrici richiedenti contributi economici, valuterei anche i costi.

Da autore: nei primi tempi cercavo, più di ogni cosa, l'editing. Era ciò di cui avevo maggiormente bisogno, da principiante. Ho rifiutato proposte di pubblicazione gratuita da parte di case editrici che non offrivano un editing dignitoso. Devo dire che mi sono mosso bene, alla fine sono approdato a una casa editrice piccola ma che mi ha editato alla grande; anzi, di più: mi ha insegnato molto e mi ha fatto crescere.
Ora che sono un po' migliorato in fase di revisione e di cura del testo, se decidessi di "evolvermi" a un livello successivo terrei presente il discorso "promozione". E' l'altro grande pilastro, fra le cose che "non posso fare da solo" e, contrariamente a editing e grafica, non è facile neppure comprarsela con il denaro, se non sai esattamente come spenderlo.

Da lettore: non ho mai scelto i miei libri in base all'editore, fino a quando non ho deciso di diventare scrittore e dunque ho cominciato a studiare le case editrici. I libri, in vita mia, li ho sempre presi in base al contenuto. Dei libri che ho letto spesso nemmeno ricordo da chi fossero editi. Apprezzo, come tutti, la cura grafica e tutto il resto, ma è secondario. M'interessa quasi esclusivamente la qualità della letteratura. Ultimamente, però, visto che ho conosciuto tante CE buone e cattive, ci sto un po' più attento. In particolare, diffido delle case editrici che ho etichettato come "cattive" e delle autopubblicazioni.

Giovanni Cozza ·

Da lettore non faccio caso al nome della casa editrice, ma sicuramente faccio caso (anche in mille modi di cui io stesso non sono consapevole) alla qualità del loro lavoro - impaginazione, grafica, copertina, quarta di copertina...

Da scrittore, sono partito dalla lista di CE free trovate su questo forum, ho scelto quelle che mi sembravano compatibili con il genere del mio testo e ho dato un'occhiata ai loro siti web e store per farmi un'idea del lavoro che avevano fatto con i libri pubblicati in precedenza. Da assoluto esordiente, mi sarebbe sembrato controproducente sbatterci la testa più di così; ho pensato che la cosa migliore fosse imparare con l'esperienza.

Haru-chan ·

Personalmente, alle CE che sto, nel mio piccolo, selezionando per l'invio del mio manoscritto sto facendo praticamente pelo e contropelo! 
Ovviamente le la sezione del sito con le indicazioni per l'invio della proposta editoriale è troppo facile da trovare la depenno immediatamente (anche se poi scopro che non è EAP: voglio sentirmi trattata come un fornitore, non come un cliente e la loro attenzione mi piace sudarmela).
Un'altra, una famosissima casa editrice, citata tra la media editoria ma davvero molto conosciuta e stimata dai più, l'ho depennata perché ho trovato tra i testi del suo sito e proprio nelle FAQ per l'invio delle proposte una lettera e maiuscola apostrofata al posto della terza persona singolare del verbo essere!   Esagero? Forse, ma uno scivolone tale non lo reputo ammissibile nel capo dell'editoria. Capisco che probabilmente chi ha curato i loro testi multimediali non è la stessa persona che si occupa della correzione delle bozze o dell'ultima lettura dell'impaginato prima della stampa, ma io, paladina dell'ALT+212, non riesco proprio a perdonare una svista simile a una CE! 

Memole ·

Come lettrice, non guardo alla casa editrice ma alla copertina, a quanto sia facile leggere il testo (come tipo e grandezza dei caratteri), ed a come è stato rilegato.  Non mi piace quando  le pagine sono incollate 'male' e già aprendolo immagini che dopo un paio di letture alcune si staccheranno....

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