Cosa ne pensate sull'utilizzo di Copilot per un editing tecnico di un romanzo già ultimato?
MARIA CIPOLLARO ·
Ia
MARIA CIPOLLARO ·
Ia
Alessandro Margheriti ·
Tutto il male possibile. Meglio rivolgersi a un professionista.
MARIA CIPOLLARO ·
Grazie 😊
Mme. Guillotine ·
Per curiosità, cosa ti aspetteresti da Copilot? Per correttezza ti dico già che secondo me è un grosso rischio affidarsi all'AI per una cosa tanto delicata come un editing, ma vorrei capire meglio.
MARIA CIPOLLARO ·
Ti rispondo subito: velocizzare almeno la prima scrematura, togliendo refusi, sistemando la punteggiatura, le ripetizioni e qualche sinonimo più fluido. Poi rileggerei comunque tutto daccapo... L'ultima parola è la mia
Cinzia Lucantoni ·
Scusate la mia ignoranza, che funzioni svolge esattamente Copilot?
Giuseppe Difino ·
Maria, involontariamente hai sollevato un grosso interrogativo: l'uso dell'IA nellla scrittura. E' un grosso problema o un'opportunità? Un principio è sicuro: non deve sostituire l'intervento proattivo degli addetti ai lavori, scrittori o editor o altro che sia. Ma.... pare che siano sempre di più gli scrittori che la utilizzano. E c'è anche una circostanza: si è introdotta in tutto e in futuro sarà impossibile impedirne l'intrusione. In poche parole, fino a che punto è legittimo l'utilizzo? e con quali modalità? Chi di voi l'utilizza e per che cosa?
Barbara Businaro ·
Considerato come sono state addestrate tutte le Intelligenze Artificiali (violando materiale coperto da copyright), lo sconsiglio dal punto di vista legale. L'ultima lettura è la tua, ma potresti non accorgenti di una "frase" che è presa da un altro testo pubblicato (e sto semplificando). Vedesi quello che è successo con il romanzo Shy Girl di Mia Ballard: successo in self publishing (anche se nessuno ha verificato la qualità delle recensioni su Goodreads), acquisto da parte di Hachette, pubblicazione in UK, i nuovi lettori ne hanno contestato l'autenticità perché sembra proprio scritto dall'IA (c'è pure un video di 2 ore dove si legge tutto il romanzo, sottolineando tutto le storture e i segnali di utilizzo di IA). E' uscito un articolo sul New York Times, con un collaboratore esperto in IA che ha presentato un report sul testo, escludendo falsi positivi. Hachette è costretta a ritirare dal mercato in UK e bloccare l'uscita programmata negli USA, scaricando la responsabilità sull'autrice, la quale ha dichiarato che l'editing lo aveva affidato a terza persona e "non sa" se ha utilizzato IA. Certo, Hachette doveva verificare il testo prima di pubblicarlo, ma intanto adesso i cocci sono dell'autrice... Ne vale la pena?!
Giuseppe Difino ·
Ok, questo è un uso distorto e non è l'unico caso. Ma penso che non sia tutto lì. Potrebbero esserci le analisi a posteriori dopo aver creato il testo e prima di passarlo all'editor come ad esempio la coerenza della trama o la sintesi delle azioni dei protagonisti e delle connessioni con le altre figure del romanzo.
MARIA CIPOLLARO ·
Ti ringrazio molto per queste considerazioni. Io lo utilizzo al 99,9% solo per la punteggiatura e anche quando mi suggerisce come alleggerire una frase, dopo la modifico, perché il tono difficilmente è il mio
Giuseppe Difino ·
E già: "Sebbene Hachette abbia mantenuto la linea dura contro i testi e le immagini generati dall’intelligenza artificiale, richiedendo agli autori di provare l’originalità delle loro opere al momento della firma del contratto con l’editore, il caso Shy Girl mette tutti gli addetti ai lavori, ancora una volta, davanti alla necessità sempre più pressante di trovare una soluzione a un problema che, se non affrontato dall’industria e dai governi, non farà altro che aggravarsi. "
Giuseppe Difino ·
Hachette chiede ora agli autori una prova. Quale sarà? Un analisi con un Humanizer? Ossia con queli strumenti che intercettano le frasi sospette? Ma anche qui esistono i falsi positivi e sarebbe un disastro al contrario. La prova usando i log del programma di scrittura che mostra tutti i passaggi, le cancellazioni ecc.... fatti durante la stesura del romanzo? che puo' durare anche mesi? Anche questi potrebbero non essere genuini.
Giuseppe Difino ·
In ogni caso penso che debba farsi una distinzione fra analisi del testo e creatività. La seconda non dovrebbe essere permessa. Mentre l'analisi, a scopo di supporto e con determinate modalità, si. Ma sarebbe bene regolamentare prima possibile perchè pare che l'IA stia correndo molto velocemente rispetto all'evoluzione del settore.
Gi.Pi. Nilo Landoni ·
Ho voluto fate un esperimento. (Una volta sola poi ho abbandonato tutto). Ho chiesto a IA di controllarmi una ventina di righe di un mio romanzo da poco ultimato e che ho in archivio, ebbene, ad essere sinceri è come se mi avesse stravolto la trama.
Giuseppe Difino ·
Hai impostato male le istruzioni. Devi eliminare la creatività e allinearla. Non deve pensare ma analizzare e stop.
stefano bidetti ·
Io non riesco proprio a comprendere il desiderio di utilizzarla. Ma chi scrive ha proprio l'impellente bisogno di non fidarsi di sé stesso? Di trovare scorciatoie? Di pubblicare un romanzo al mese perdendo una parte di autenticità? Ma veramente vi serve? E dov'è la soddisfazione nel dire "mi ha aiutato l'AI"?
Marco ·
Voglio essere aperto, dando per scontato che stia facendo una revisione e ti rivolga comunque ad un editor professionista. Il mio consiglio è: va benissimo se ti fai evidenziare gli errori, va malissimo se te li fai anche correggere. In altre parole, usa pure l'AI come strumento per individuare ciò che non va (refusi, grammatica, ma anche altro volendo) però se e come correggere deve essere solo decisione tua. ASSOLUTAMENTE NON farti prendere dalla tentazione di farti suggerire miglioramenti. Tanto meno dargli in pasto il testo e fartelo rendere sistemato, questa è una cosa profondamente sbagliata.
Giuseppe Difino ·
Io leggo per passione (e scrivo solo per me qualcosa di impubblicabile) e vorrei condividere un'esperienza: "anni fa il Presidente di federalberghi, prese la parola durante una riunione e disse: - Personalmente provo grande fastidio per i social e i portali (booking, tripadvisor...ecc...) ma ho l'impressione che non potremmo farne a meno-". Oggi ne abbiamo la conferma verificando cosa muovono i vari portali. Ebbene ho la sensazione che stia accadendo la stessa cosa con l'IA. Poi leggo un'articolo online di dicembre 2025 e apprendo che già oggi la metà degli editori usa l'IA per l'editing, traduzioni e la revisione, e siamo ancora all'inizio. La cosa mi sta facendo molto riflettere anche perchè nella maggior parte dei casi gli scrittori (non tutti) sono l'elemento trainante ma vulnerabile del settore. Condivido l'articolo: https://www.illibraio.it/news/ebook-e-digitale/come-editori-usano-intelligenza-articifiale-1484188/
MARIA CIPOLLARO ·
Non vorrei ripetermi: il romanzo l'ho ultimato. Mia la trama, la creatività, il ritmo. Nella correzione tecnica, ho visto che può aiutarmi nel suggerire una punteggiatura più fluida, a volte solo spezzando la frase. Io imposto la richiesta in modo chiaro. Non voglio che cambi il testo, solo che suggerisca un maggior respiro alla frase che sottopongo. Riguardare 380 pagine richiede molto lavoro e a volte si rischia di non vedere alcuni errori tecnici
MARIA CIPOLLARO ·
Un'ultima riflessione: scrivere è una passione, dove emozioni, concetti si esprimono in una trama. È la propria voce che si vuol mettere in scena, quindi usare l'IA per farsi scrivere dialoghi o periodi interi non avrebbe senso per me. L'IA dovrebbe essere uno strumento per il supporto tecnico: punteggiatura, sinonimi, grammatica, con un'interazione più semplice rispetto a programmi già in uso.
Chi usa l'IA per farsi scrivere pezzi di romanzo evidentemente lo fa per lavoro non certamente per seguire una vocazione
Barbara Businaro ·
Capisco che non state considerando l'altra fregatura dell'usare un'IA per la revisione del manoscritto, non ancora pubblicato: considerando che raramente chi scrive può pagarsi le IA professionali che "dovrebbero" garantire la sicurezza della conversazione con l'utente (anche qui il condizionale è d'obbligo, lo dico da informatico senior), questa sicurezza non esiste proprio sulle IA gratuite. Per semplificare: il testo che buttate dentro un chatbot di IA per farvelo correggere finisce direttamente del suo archivio di addestramento, con buona pace del vostro diritto d'autore, sulle frasi che davvero davvero avete scritto proprio voi.
Che poi gli editori stiano usando le IA (sì, ho letto della conferenza di Venezia, e da tecnico mi sono venuti i brividi... ) è perché non hanno proprio coscienza del danno che si stanno autoinfliggendo. Da una parte, non vogliono che gli sviluppatori IA prendano i testi dei romanzi già pubblicati per addestrare i modelli successivi, dall'altra non vedono l'ora di usare le IA per velocizzare editing, correzione di bozze e traduzione di un manoscritto inedito, per risparmiare sui costi dei professionisti (quello che probabilmente ha fatto Hachette e gli è costato caro).
Giuseppe Difino ·
barbarawebnauta esatto. E comunque stai confermando i molti dubbi in merito. Dubbi che ho anche come lettore e acquirente del libro. Immaginiamo che uno scrittore si astenga correttamente dall'utilizzarla e manda il famoso pdf, docx o rtf alla Casa Editrice. Chi garantisce lo scrittore che la casa editrice metta in atto accorgimenti tali da non dare in pasto il proprio scritto all'IA? Ora sta succedendo il contrario...le garanzie le vogliono dagli autori.I veri danni gli editori, se la usano sconsideratamente e per risparmiare, lo stanno facendo agli autori o aspiranti tali ma anche agli editor. In relazione a Shy Girl di Mia Ballard che hai citato, mancano informazioni in merito. Una cosa è farsi scrivere totalmente o gran parte del libro dall'IA (è possibile in teoria in mezz'ora) un'altra è integrare la propria trama (senza copia-incolla....naturalmente) in una percentuale (ipotizziamo) dello 0,2% (proprio 6 o 7 passaggi), Lo scritto sarebbe da cestinare? o condannare? Fra questi 2 estremi ci sono tante variabili ed è qui che bisognerebbe riflettere.
Barbara Businaro ·
Giuseppe Difino "Chi garantisce lo scrittore che la casa editrice non metta in atto accorgimenti tali da dare in pasto il proprio scritto all'IA?" Il contratto. Gli scrittori della mia cerchia stanno chiedendo di inserire una clausola apposita sia nel contratto di editing con editor professionista che in quello di pubblicazione con casa editrice.
Sul romanzo Shy Girl, Thaddeus McIlroy che ha contribuito all'articolo del New York Times ha utilizzato 3 AI detector professionali ottenendo un risultato del 78.4% come generato da AI (Fonte: https://www.linkedin.com/pulse/shy-girl-background-new-york-times-story-thaddeus-mcilroy-rzvye )
Giuseppe Difino ·
barbarawebnauta Quindi gli autori promettono alle Case editrici di non utilizzare l'AI e le Case Editrici promettono agli Scrittori di non utilizzare l'AI. Un mondo perfetto 🙂. Così il problema viene occultato non risolto.
Giuseppe Difino ·
barbarawebnauta Grazie per il link... lo leggero' con attenzione.
Marco ·
barbarawebnauta questo è sostanzialmente un falso mito. I dati delle chat degli utenti non sono usati per il training, ma non per chissà quale rispetto ma semplicemente perché non funziona così e non può funzionare così.
Barbara Businaro ·
Marco l'importante è crederci, che non funziona così e non può funzionare così. Certo, dipende da quale IA consideri, se te ne fai una piccolina in casa, con una workstation ben carrozzata, qualche modello opensource e chiuso nella tua rete, ma la maggior parte delle persone qui non ne ha la capacità, fanno chiaramente riferimento a strumenti disponibili gratuitamente alla massa (e c'è un motivo per cui sono gratuiti alla massa...). Tanto per capirci, ChatGPT usa le conversazioni dell'utente come training di default, ovvero se non è stato indicato diversamente. 1. Quanti si saranno preoccupati di farlo? 2. Avete davvero la certezza matematica che poi venga fatto? Come lo verificate tecnicamente? Vi fidate?!
Per approfondire (e vedere la schermata di "Do not train to my content") leggere questo articolo: https://www.wired.it/article/dati-chatgpt-diritto-accesso-informazioni-openai-privacy-gdpr/
Giuseppe Difino ·
Marco mi dispiace contraddirti ma non è così. Questo poteva essere fino a qualche tempo fa. Ora l'IA ha esaurito i dati su cui addestrarsi e ha fame di dati. Questo è il motivo che spinge questi colossi a fornirti servizi free. Per questo sto sperimentando, anche per lavoro e non solo per l'editoria, sistema locali preaddestrati su misura o soluzioni (API) sulla carta più robusti dal punto di vista della privacy. E non è vero che pagare corrisponda sempre a privacy, bisogna andare a fondo nell'analizzare i termini di servizio.
Marco ·
Barbara Businaro premetto che sono contrario nel modo più assoluto a qualsiasi utilizzo degli LLM in un contesto creativo, pur usandoli per lavoro (ambito IT). Detto questo, non è un problema di crederci o non crederci, ma di capire come funziona il processo di training. Posto che tutte hanno la possibilità opt-out nelle impostazioni, quindi se non vuoi basta dirlo, ma anche nel caso che fosse consentito le chat subiscono numerosi filtraggi di rilevanza prima di finire nei pesi. Immaginati cosa accadrebbe se il modello fosse addestrato con tutte le stupidaggini irrilevanti che ogni secondo gli utenti scrivono nelle chat. Ma anche qualora la chat entrasse nel processo di training da nessuna parte esisterebbe quel testo, che sarebbe decomposto in una serie di token e pesi buttati in un oceano di token e pesi. Che un testo unico, mai citato da altre fonti, arrivi a spostare i parametri in modo da produrre output simili è statisticamente impossibile.
Marco ·
Giuseppe Difino che abbia "fame di dati" se ne può parlare, ma c'è bisogno di dati di qualità. Questo da quando esiste il ML. Immaginati di addestrare una AI con milioni di testi insulsi e sgrammaticati che ogni giorno vengono caricati nelle chat. Addirittura potresti metterti d'accordo per "sabotare" il modello caricando documentazione sbagliata.
Giuseppe Difino ·
Marco Pare che sia successo qualcosa di simile. Si sono inventati una falsa malattia che è andata a finire su 2 paper scientifici. https://www.ilgiornale.it/news/nuove-frontiere/lai-si-inventa-malattie-caso-bixonimania-malattia-che-non-2649283.html
Giuseppe Difino ·
Marco e poi se si scegliesse adoperare l'IA per scrivere (cosa che non vedo con favore, ripeto) i dati inseriti sarebbero "idonei" o almeno candidati per l'addestramento....
Marco ·
Giuseppe Difino è un caso di "sabotaggio", ma non è assimilabile a quello di cui stiamo parlando.
Barbara Businaro ·
Marco non ho tempo di stare qui a disquisire sulla materia, ma io sono IT Specialist da 25 anni, laurea in Statistica, non lavoro con le IA per mia scelta, ma sono di famiglia con chi sviluppa IA professionali fuori Europa (e che sono i primi a raccomandare di non usarle). Le percentuali elevate di allucinazioni sono dovute esattamente alla mancanza di peso delle fonti di training e in quanto alla statistica di incorrere esattamente in quel chunk nelle risposte è già accaduto ed è ciò che fa tremare le case editrici. L'utente è avvisato, poi è una libera scelta.
Marco ·
Barbara Businaro beh io sono IT specialist dal 1997 e lavoro quotidianamente con le AI da qualche anno. Anch'io non ho voglia soprattutto di polemiche sterili, dico solo che esistono volumi di best practice per rendere proficuo il lavoro con l'AI e mi supisco che degli insider non raccomandino queste anziché il non utilizzo, che a mio modesto avviso è una raccomandazione folle.
Naturalmente sto parlando dell'ambito IT e non dell'editoria.
Barbara Businaro ·
Marco "mi sTupisco che degli insider non raccomandino queste anziché il non utilizzo" perché tu sei italiano e loro no, hanno cominciato prima di te e ne conoscono meglio i rischi...
Marco ·
Barbara Businaro due cose non capisco in quello che dici. La prima, qual è il nesso con l'essere o meno italiano (per inciso lavoro per una azienda con sede all'estero e gran parte dei colleghi sono stranieri). La seconda, questi che hai nominato conoscono bene i rischi perché ci lavorano da prima di me, però ci lavorano; quindi questi rischi valgono per me ma non per loro?
Desy Icardi ·
Seppur con moderazione, io utilizzo l'AI per la revisione dei miei manoscritti. Ovviamente bisogna farlo con cognizione di causa, scrivendo promt di qualità, a piccoli blocchi per non perdere di vista la situazione e con la consapevolezza che non sostituisce - al limite velocizza – la revisione umana. La conditio sine qua non è avere le capacità e le competenze pregresse, necessarie per revisionare i propri scritti. Se chi non è in grado di revisionare per conto proprio, dà in paso all’AI il suo manoscritto, difficilmente riuscirà a valutare la qualità degli interventi.
Cinzia Lucantoni ·
E' vero che può sfuggire qualche refuso e qualche errore di punteggiatura, ma perchè non darlo da leggere ad un amico di cui ci si fida perchè ci sia un altro paio di occhi invece che ad AI ?
Peio ·
E perché non a entrambi?
Desy Icardi ·
Cinzia Lucantoni se hai l'amico disposto e in grado di farlo, certo, il tocco umano è meglio.