Le Mezzelane

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Nome: Le Mezzelane

Sitohttp://www.lemezzelane.eu/

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Generi pubblicati: Narrativa, saggistica, raccolte di poesie

Pubblicazione: Cartacea e digitale

Email[email protected]

Distribuzione: LibriCo

Modalità di invio manoscritti e tempistiche di attesa: seguire le indicazioni contenute in questo link: http://lemezzelane.eu/pubblica_con_noi/
Attenzione:

Risposte

Ho letto alcuni dei loro libri, ottima qualità e copertine accattivanti. Per essere una piccola casa editrice è molto attiva. Da loro lettrice giudizio positivo! 

Fui loro ospite al Salone del libro di Torino di tre anni fa. Ero molto curioso di conoscere le persone che ci sono dietro questa CE. Con loro avrei dovuto pubblicare la mia seconda raccolta poetica (poi sfumata per motivi personali). Amano il loro lavoro e sono sempre stati disponibili per aggiornarmi sul progresso di pubblicazione. È una bella realtà editoriale, lavorano sodo e ci tengono nell'instaurare un rapporto personale, prima ancora che professionale, con gli autori. Accompagnano l'autore in ogni fase, fino anche alla promozione in giro per il territorio (come è giusto che sia, certo, ma il più delle volte non è una cosa scontata).

Stefano Franzato ·

Testimonianza molto franca non c'è che dire. E dev'esser stata la mano del destino se i miei racconti non sono stati accettati o, m'immagino tra i moltissimi dattiloscritti che ricevono, son andati persi.  Nel writer's dream questa Casa Editrice ch'era inclusa nell'elenco delle Free, dopo un flame nella discussione fu cancellata. non so se sia stato lo staff di WD oppure la Casa Editrice stessa si sia cancellata.

Dreamcatcher ·

La cancellazione è stata richiesta dalla CE, quando si è resa conto che non era in grado di replicare. Per qualche tempo la direttrice editoriale ha creato un account fake in cui rispondeva fingendo di essere una dipendente, ma è durato poco.

Come se non bastasse, in quel periodo, sul gruppo autori intimavano a tutti di cancellarsi dal WD e minacciavano di rescindere i contratti editoriali a tutti gli autori che non erano ancora entrati in editing, anche se non c'entravano con il WD. Questo perché, non essendo in grado di identificare i responsabili delle testimonianze, pensavano di potersi rivalere su tutti, indistintamente.

Comunque, da parte loro è molto raro riceve risposte anche quando si è un loro autore o un collaboratore. 

Dreamcatcher ·

Ho avuto esperienza con questa casa editrice come editor.

Cercherò di parlarne nel modo più neutrale possibile, limitandomi ai fatti, in modo che ognuno possa farsi un’idea senza essere influenzato da quella che io ho già.

In qualità di editor ho fatto parte su Facebook sia del gruppo editor sia di quello autori. Nei primi tempi, in quest’ultimo si vedevano approdare molto spesso nuovi scrittori contrattualizzati. Quasi ogni giorno ce n’era almeno uno nuovo.

Premetto che non sono un professionista e questo era chiaro già dal mio curriculum che mi è stato richiesto (probabilmente per formalità). Tuttavia, per verificare se potessi collaborare con loro mi è stato sottoposto un test, come a tutti gli altri membri del team. Il test consisteva nel migliorare due stralci non editati di due libri da loro già pubblicati. Devo dire che la pessima qualità dei testi era sconcertante, mi domandavo come fosse possibile che libri scritti così male avessero superato la selezione. La risposta è arrivata poco dopo: anche i testi di scarsa qualità venivano accettati, per poi essere quasi completamente riscritti dagli “editor”. La direttrice editoriale diceva di dare più importanza alla storia che alla forma. Peccato che, molte volte, nemmeno le storie che ci venivano sottoposte fossero così notevoli. Altre volte, la risposta era “perché vende”.

Devo precisare che nessun editor (o quasi) del loro staff è qualificato. Alcune persone sono più preparate di altre ma i casi di veri professionisti che hanno lavorato per loro sono molto rari. L’editing infatti viene svolto da persone che semplicemente sanno padroneggiare bene la scrittura o che hanno un buon occhio per la correttezza e la scorrevolezza delle frasi, requisiti che di solito dovrebbe avere un autore per superare la selezione dei manoscritti.

La capo editor ha una conoscenza abbastanza approfondita, ma spesso impone il suo giudizio forzando i testi a modifiche con cui l’autore non è d’accordo e a volte inutili (per esempio: usare una parola piuttosto che un’altra, anche quando il significato non cambia).

La capo editor è, inoltre, per sua stessa ammissione, disgrafica. Lo ricorda spesso agli autori e agli altri editor. Peccato che questo suo problema si traduca nell’inserimento di refusi a profusione sui testi ripuliti che l’editor e l’autore le sottopongono per un’ultima revisione. Per cui, dopo la sua revisione, che sempre contiene molte modifiche non evidenziate, bisogna rileggere parola per parola l’intero testo per scovare gli errori di battitura aggiunti dalla capo editor. Se poi l’autore si lamenta dopo la pubblicazione, magari per refusi sfuggiti durante questa fase, la colpa è dell’autore perché ha dato il “visto si stampi”. Sono stati fatti post minacciosi rivolti agli autori che segnalavano errori post pubblicazione.

Nel gruppo editor, nato con l’intento di sottoporre ai colleghi i propri dubbi, molto spesso si deridevano gli autori per frasi contenute nei loro testi, e a volte li si offendevano.

Un problema molto comune in questa CE è l’attesa infinita per vedere la propria opera pubblicata. Molti autori hanno rescisso i contratti dopo anni di inutile attesa.

La CE dice che l’attesa è dovuta al fatto che fa le cose per bene e che i suoi “professionisti” lavorano con attenzione. Inoltre, i rallentamenti sono spesso imputati agli autori che chiedono informazioni sui propri testi. Purtroppo non è così. I tempi lunghissimi sono in realtà dovuti al fatto che molti “editor”, sostanzialmente, lavorano quando ne hanno voglia (e ne hanno diritto, visto che non percepiscono un compenso sicuro ma una percentuale sulle future vendite dei libri, sperando che avvengano) su testi spesso improponibili e poco interessanti su cui è necessario svolgere un intervento pesantissimo. Gli autori, ovviamente, non si aspettano di vedere i loro testi stravolti o di doverli addirittura riscrivere, per cui nascono liti e malumori che contribuiscono a rendere ostile l’ambiente della CE. Anche la notevole quantità di libri accettati contribuiva al rallentamento, gli editor dovevano occuparsi di più libri per volta.

Negli ultimi tempi il numero di opere accettate era però diminuito.

Ci sono anche autori davvero meritevoli nel loro catalogo, per carità, purtroppo però sono una minoranza, almeno da quel che ho potuto vedere nel tempo in cui ho collaborato con loro.

Non ricevo i report di vendite ogni tre mesi come da contratto, così come non li ricevono gli autori. Questo però è un problema comune, non uno dei più gravi. Riterrei soltanto più corretto se nel contratto fosse scritto che viene inviato una volta all’anno, visto che mantenere scadenze così brevi risulta pressoché impossibile. Di recente hanno pubblicato un video in cui a un certo punto inveiscono contro gli autori che chiedono i report.

La CE partecipava (prima del covid) a molte fiere del settore ed era spesso in giro per l’Italia. Questo è un punto a loro favore, anche se poi le effettive vendite alle fiere erano irrisorie, soprattutto se l’autore non poteva essere presente.

Questa è la mia esperienza diretta e interna. Purtroppo, non è facile intuire cosa c’è “dietro le quinte” di case editrici che a prima vista sembrano promettenti, ritengo quindi giusto che altri conoscano questi fatti prima di decidere se vale la pena di entrare nella loro realtà.

Stefano Franzato ·

Un anno o due fa mandai una mia raccolta di racconti a questa Casa Editrice ma non ricevetti alcuna risposta. Devo dedurre che non è stata accettata. Il fatto è che non ho avuto modo di accertare se sia stata ricevuta... e perché no, pure letta.

Sei stato molto educato nell'esposizione dei fatti. Io non ho voluto pubblicare con loro proprio perché non mi ero sentita a mio agio per il loro modus operandi. Non me ne sono pentita. Meglio non pubblicare, che litigare per ogni cosa.

Stefano Franzato ·

Non oso pensare i miei eventuali rapporti con un editor presumibilmente giovane. Avrebbe a che fare con un anziano prof di Inglese (per il quale correggere testi - per di più in Inglese: gli errori di Italiano li giravo alla/al collega di Lettere - faceva parte del suo lavoro quotidiano) con un'esperienza sui testi, per ragioni anagrafiche, maggiore della sua. Un prof. a cui  se lui/lei vuol far le pulci, è perfettamente in grado di rendergli la pariglia. Anche in un intervento dell'Editor (con la E maiuscola) delle Mezzelane ho trovato errori (saran stati di battitura frettolosa, voglio credere): se non ricordo male c'era un "se tanto mi da tanto" al che mi venne subito in mente la domanda "da quanto tempo?" 

SE il buongiorno si vede dal mattino se chi ben comincia è già a metà dell'opera...

La Angelelli mi ha bloccata anni fa, dopo avermi tolto l'amicizia in quanto non avevo accettato di pubblicare con loro.

È un atteggiamento triste, ma ognuno fa come crede, quindi non mi stupisce il comportamento nel gruppo. A proposito di quest'ultimo: preferii uscirne, in quanto mi pareva corretto. 

Quando ero lì, comunque, avevo notato un clima dittatoriale. Ci fu una polemica su una loro copertina, ad esempio, in cui una persona aveva espresso il proprio parere. Neanche a dirlo, venne mangiata viva. Dopo aver letto gli attacchi, tirai un sospiro di sollievo nel non aver risposto alla stessa maniera della persona attaccata (anche a me non piaceva, non è la fine del mondo, no?). 

Ma se in un gruppo di autori non si può parlare, se non per osannare i "capi", a che serve restare in quel contesto?

Non parliamo di editing, poi. Preferisco tacere su quanto ho letto (testi stravolti, voce dell'autore schiacciata da scelte della capo editor, errori, impaginazione in ebook "creativa"). 

Io capisco benissimo che un editor vuole far crescere un autore e se a me viene dato un consiglio, se è valido lo seguo, ma nel gruppo osai sottoporre uno stralcio e non vi dico le prese in giro, l'ironia pesante. Sì, usavo molti aggettivi, sì, il testo poteva essere migliorato, ma essere messi alla berlina non mi sembra il modo migliore per raggiungere un risultato soddisfacente. 

Sono molto critica con quanto scrivo e so che tutto è passibile di miglioramento, sempre, ma c'è modo e modo di opporre una critica.

Lo pensavo allora e lo penso anche adesso.

Stefano Franzato ·

Comincio a sospettare che gli editor (o, meglio in Italiano: redattori) esercitino il loro potere (di vita o di morte) sugli scrittori solo con chi non ne ha. Mai che vadano a fare le pulci a scrittori affermati, di successo che han venduto migliaia se non milioni di copie; io ho trovato errori di incongruenza testuale  in noti romanzi di autori della caratura di Kent Haruf e Patricia Highsmith (ne parlo anche in un commento ad un articolo sui compiti e le funzioni dell'editor che ho trovato nel blog di questo sito), errori che a mio avviso, avrebbero dovuto  - come minimo - essere segnalati agli autori prima della pubblicazione dei loro romanzi: perché i loro editor non lo fecero? Perché credevano, essendo di successo, che i loro autori non ne avessero bisogno? Non è espressione di onestà intellettuale se per convenienza vengono adottati - come si suol dire - due pesi e due misure. O con tutti (a prescindere dalla notorietà e/o dalle vendite), o con nessuno. E' comunque bene ci sia uno o anche più redattori che controllino il testo: l'autore, il più delle volte, può vedere ciò che ha scritto troppo da vicino... come dire: è troppo vicino all'albero da non riuscire a vedere tutto il resto, ossia la foresta nel suo insieme. E' bene, quindi, che ci sia qualcuno che legga i testi in maniera distaccata ed eventualmente segnali errori (più o meno gravi) e suggerisca possibili migliorie ma che tenga sempre presente che "segnalare", "suggerire" non significa "imporre" né rifiutarsi, alla fine, di pubblicare una volta accettato il dattiloscritto se le loro segnalazioni e i loro suggerimenti vengono accolti solo in parte dall'autore (che rimane l'unico responsabile di quello che ha scritto). Presumo gli editori a pagamento facciano leva anche su questo per campare.

@Follettina747: Chi mi ama mi segua... e se non mi ama? Faccia a meno: non mi merita.

Il problema è a monte, in realtà. Oggi pare che, vista la situazione, gli editori non abbiano quasi più editor in casa. A detta di Stefano Izzo, passato a Salani, l'editing di una big differisce da quello di un freelance o di una piccola casa editrice. In sostanza, l'editing è leggero. Tra l'altro, pare che molti, ormai, affidino questo processo delicato a dei service esterni. Questo comporta che i testi vengano lavorati in fretta e, forse, con meno qualità. A volte, invece, ci sono errori e sviste dei traduttori. Altre, invece, accade che gli svarioni siano presi dagli stessi autori.

P.s. perché mi hai citato, alla fine? Non ho capito il senso. Puoi essere più chiaro, per favore? 🙂

Stefano Franzato ·

@Follettina747 

" Io non ho voluto pubblicare con loro proprio perché non mi ero sentita a mio agio per il loro modus operandi. Non me ne sono pentita."

"ma nel gruppo osai sottoporre uno stralcio e non vi dico le prese in giro, l'ironia pesante. Sì, usavo molti aggettivi, sì, il testo poteva essere migliorato, ma essere messi alla berlina non mi sembra il modo migliore per raggiungere un risultato soddisfacente. "

Appunto per questo chi non mi ama non mi merita. Hanno messo alla berlina i tuoi buoni propositi, la tua voglia di migliorare; non ti han mostrato rispetto, perciò non ti meritano... chiaro? Hai fatto bene a non pubblicare con loro.

Ah, adesso ho capito 😅

Be', diciamo che il loro è un metodo un po' coercitivo. Magari hanno autori a cui sta bene questo. Io so solo che mi sono sentita a disagio. Per lavorare su un testo, assieme a un editor, devi provare stima e rispetto, possibilmente ricambiati. Se non c'è sintonia, meglio lasciar perdere.

E va be', se tanto mi dà tanto, ci siamo già capiti 😅

Strano che nessuno delle Mezzelane venga qui a controbattere. Meglio così. 

Stefano Franzato ·

Cosa ci sarebbe poi da controbattere? Errori di battitura sono probabili e comprensibili (specialmente quelli che faccio io che ho un occhio solo  ma clinico) . Sicuramente chi vuol insegnare e il cui giudizio può essere determinante per qualcun altro, deve dare sempre l'esempio. Il buon esempio in particolare. Altrimenti potrà venir giudicato col medesimo metro con cui giudica.

Stefano Franzato ·

Col mio campo visivo assai limitato dove devo "guardar meglio"? E chi non controlla da dove le critiche (sempre costruttive, alla fin fine) sono state originate per migliorare(si) e correggere(si) se ne ravvisa la necessità, si giudica da sé. Se poi come impresa queste critiche (o considerazioni o segnalazioni di fatti, eventi realmente accaduti) possono comportare una possibile perdita di clienti (e quindi di guadagni), sta all'impresa presentarsi sul mercato in maniera, diciamo, appetibile per i potenziali clienti; appetibile e, perciò, preferibile rispetto alla concorrenza. Se, inoltre, questo modo di fare non le interessa (tanto di dattiloscritti in Casa Editrice ne arrivano anche troppi), i conti d'azienda li deve far quadrare lei. Auguri! Le leggi del mercato non sono solidali. L'errore principale di uno che vuol pubblicare i propri lavori non è credere nella loro validità ma nel nel non saper resistere alle lusinghe della propria vanità.

Guarda, meglio se nessuno de Le Mezzelane si affaccia, qui. Come niente si finisce a schifo.

Grazie! Ho cancellato Le Mezzelane dal mio elenco di editori da provare.

Stefano Franzato ·

È evidente, a questo punto, che, una volta con l'opera conclusa in mano, bisogna decidere come farla leggre agli altri. Sul self-publishing se non ricordo male, ci dovrebbe essere un forum apposito su questo bel sito. Quindi vai a vedere là.

Spero di non andare OT rispondendo a questa parte di messaggio, in tal caso mi scuso. Volevo solo dire che secondo me il problema non è tanto la vanità, quanto il fatto che molti autori probabilmente vogliono fare della scrittura un lavoro, e se per anni mi tieni bloccato mi impedisci non solo di guadagnare dall'opera che hai accettato, ma anche di proporla ad altri editori. Un po' come se domani facessi un colloquio e mi dicessero "bene, brava, sei assunta", per poi rimandare di continuo il mio inizio in azienda... ma così di che sopravvivo? 

Stefano Franzato ·

È umanamente comprensibile che un autore, un'autrice vogliano veder concretizzato il sogno chissà da quanto tenuto in un cassetto o una cartella. È vanità, dopotutto, ma giustificabile e perdonabile. Ma è proprio su questo desiderio forte che fan leva le Case Editrici , soprattutto, credo, le medoi/piccole, il cui scopo primario, mascherato da operazione culturale, è guadagnare, O, perlo meno, rientare con le spese. Anche questo è umanamente e commercialmente comprensibile. E su questa vanità degli autori, esordienti e/o emengenti, queste CE sanno di potersi permettere qualsiasi comportamento, pena, per l'auutore/autrice, il non vedersi pubblicata la loro opera. Se, poi, la pubblicazione di questa va a buon fine, ossia il volume s'è concretizzato, spesso sulla sua promozione e diffusione nelle librerie, non tutte ma tante CE, dribblano, sapendo di non essere spesso in grado di fornire una promozione e una diffusione del libro, come si suol dire, adeguate. È prorio la distribuzione il più delle vole il tallone di Achille di queste CE medio/piccole.

Me ne sono resa conto a mie spese. Su otto piccole case editrici provate, non una è riuscita a distribuire e promuovere il libro come promesso, limitandosi a qualche post sui social. Allora bisogna rivolgersi all'autopubblicazione? HELP!

Cercherò anche io, come Dreamcatcher, di essere obiettivo nel riportare la mia esperienza con questa CE. Confermo quanto è già stato detto: il loro catalogo offre lavori davvero meritevoli, ma alcuni comportamenti rendono difficili i normali rapporti di collaborazione. Io personalmente ho ritirato il mio libro quando non solo erano già trascorsi anni (anni!) dall'accettazione, ma quando è stato palese che non avevano una scaletta delle programmazioni (per cui so di autori passati avanti anche se arrivati da poco), quando i loro messaggi sono diventati ordini e il clima era ormai pesante. Non è bello restare in attesa del proprio turno, lavorare con dedizione alle loro direttive e ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. Il clima nel gruppo autori, da bello e di scambievole aiuto, alla fine è diventato il posto dove si accusavano gli autori per tutto ciò che non andava: era un continuo ricercare approvazione contro pseudo disturbatori. 

Le regole, le loro, erano flessibili in base a chi avevano davanti e purtroppo, so da altri colleghi, che non inviano in report con regolarità. 

All'uscita del libro creano un banner che ne dà la notizia e poi tutto cade nel dimenticatoio.

Ci sta tutto: la nostra vanità come autori, il sogno, la possibilità di farsi conoscere. Ma anche il guadagno per chi crede dell'autore.  Tutte le piccole_medie Ce devono trovarenil modo di sopravvivere. Nel caso specifico quello che manca a questa realtà editoriale è spesso l'educazione. Non potete, o forse si, immaginare i modi spesso scortesi con cui rispondevano a semplici domande dell'autore. Io ho avuto modo di confrontarmi con molti colleghi che, come me, chiedevano solo ciò che era nostro diritto sapere. Tipo, dopo anni di attesa, quanto c'era da aspettare. Quello che è sempre mancato a questa Ce è un'analisi interna, un'autocritica. Per quanto sia vero che ci sono autori che si credono bravissimi, intoccabili ecc, è pur vero che non tutti sono facinorosi. Sentire in un video che consideravano i loro stessi autori alla stregua del nulla... bè, non fa piacere.

Desy Icardi ·

I contratti standard generalmente prevedono una decadenza dei termini in caso di mancata pubblicazione (e anche di mancata consegna dell'opera da parte dell'autore in taluni casi), non so se esista una legge in proposito o se sia solo una consuetudine, ma in genere ho sempre visto un limite di due anni.

Credo che un contratto a norma di legge debba specificare i tempi di pubblicazione. Da qualche parte ho comunque letto che se anche non fosse fissato non può superare i due anni dalla firma del contratto. Pensate, proprio in quest'ottica,  cosa significhi aspettare non uno, ma da due anni in su senza avere riscontri della propria opera. In un arco tale di tempo un autore studia, cresce, va avanti. E non sa nulla del proprio libro, perché chiedere notizie era ritenuto alla stregua del mancato rispetto per loro

Stefano Franzato ·

Eh già! Hai perfettamente ragione. Ma non si potrebbe mandare alla Casa Editrice una sorta di ultimatum : "fintanto che non pubblicherete concretamente la mia opera, mi riterrò tacitamente autorizzato a proporla alla concorrenza anche a costo di sciogliere il contratto con voi" nel quale ci  dovrebbe anche essere scritto, nero su bianco, il termine massimo ed ultimo di uscita, oltrepassato il qual io autore sono del tutto svincolata da qualsiasi obbligo contrattuale e, per questo non perseguibile a nessun titolo. e per alcun motivo.

Stefano Franzato ·

Grazie per l'info. ma a questo proposito si dovrebbe discutere quest'argomento in un forum specifico: chiediamo aiuto allo staff. io avevo tanto tempo fa un sito che mi pare ormai chiuso ma negli archivi qualcosa di interessante si troverà: Scrittori in causa.

Stefano Franzato ·

Qui si riportano esperienze fatte negative e positive che siano. Saranno i lettori che, individualmente, si faranno poi le loro idee che per alcuni saranno giuste, per altri al contrario saranno parziali, imprecise se non proprio sbagliate. Va da sé.

Ho letto questa discussione e devo dire che non corrisponde affatto alla mia esperienza con Le Mezzelane. Ho incontrato professionalità e capacità, soprattutto all'interno del team degli editor. Certo, non tutti hanno lunga esperienza, ma ce ne sono di qualificati, sia per la loro preparazione che per le loro capacità. Ho pubblicato e continuerò a pubblicare con loro. Certo, è una casa editrice piccola e anche l'autore deve fare la sua parte, ma quando si collabora i risultati arrivano. Mi dispiace aver letto certe affermazioni e non metto in discussione l'esperienza individuale che le ha causate, ma stiamo attenti a non generalizzare.

 La mia esperienza è veritiera, basata su ciò che è successo a me e a molti altri. Non butterei cattiverie su qualcosa solo per capriccio. Con me non si sono comportati bene, con me ha collaborato un editor che era solo bravo in italiano, senza un vero percorso di studi che lo qualificasse come tale. Se c'è qualche autore che si sta trovando bene con loro mi fa piacere: gli auguro un buon proseguimento. Io, da parte mia, so di poter provare ciò che dico.

Dreamcatcher ·

@Mody Bick Posso confermare che la tua esperienza è uguale a tante altre, purtroppo.

Diversi autori hanno rescisso i contratti negli ultimi tempi. 

La CE chiede un contributo economico per la recessione del contratto nel caso in cui l'editing sia già stato svolto (se si può chiamare editing una revisione svolta da un semplice lettore/autore).

In quanto alle non-risposte: è la prassi.

Non ho mai avuto a che fare con questa CE

La mia esperienza con questa CE è cominciata al Salone del Libro 2018, quando hanno letto il manoscritto del mio romanzo e mi hanno detto di mandarglielo, cosa che ho fatto quello stesso mese. A luglio mi è stato mandato il contratto, a novembre hanno consegnato il manoscritto a un editor. L'editing si è concluso, dopo due giri, ad agosto 2019, senza nessun problema. Dopo ciò non ci sono stati altri aggiornamenti fino a quest'anno, quando mi hanno detto che stavano per impaginarlo. Dopo alcuni mesi, però, di nuovo nessuna notizia. Nel frattempo io ho maturato il desiderio di non pubblicare più quel romanzo, così ho scritto alla CE per chiedere se non fosse un problema risolvere il contratto prima della scadenza, spiegando i miei motivi. Non mi hanno mai risposto, nemmeno alla e-mail seguente. Alla fine ho mandato un ultimo messaggio per confermare la mia volontà di risolvere il contratto. Nessuna risposta neanche stavolta, e sono passati altri mesi. A me è andata così, e non aggiungerò opinioni personali, ma so che anche altri autori hanno avuto problemi di comunicazione con la CE, che a sua volta si lamenta con post abbastanza aggressivi in un gruppo Facebook per gli autori.

Questa CE avvantaggia solo certi autori, invece di supportare tutti. Io avevo firmato il contratto nell'estate del 2018, e a novembre 2021 (esatto: dopo tre anni e mezzo) avevo solo svolto l'editing, ma non avevo idea di quando il libro sarebbe uscito. Con una buona fetta di autori fanno così (poi a chi tocchi simile trattamento e a chi no, ne ignoro i motivi alla base di questa grande differenziazione di trattamento. Mi hanno detto che vanno un po' a simpatia e un po' a naso, in base a chi secondo loro potrebbe vendere di più). In ogni caso, credo che sia una CE da evitare: hanno una distribuzione nella media e nessun loro libro è stato mai qualificato come "bestseller". So anche che molto spesso arrivano a minacce verbali e a insultare gli autori che chiedono spiegazioni. E so, infine, di editor che si sono dovuti dimettere dal loro ruolo perchè mai retribuiti di un solo centesimo. Io solo per rispetto del mondo dell'editoria non pubblicherei manco un opuscolo con loro, nemmeno se fossero più famosi della Mondadori. Simili comportamenti infangano il nome stesso della buona editoria. 

Sottoscrivo parola per parola. Hanno delle preferenze che mandano al diavolo l'ordine di arrivo dei manoscritti e tutto per scelte personali. E, mi è dispiaciuto appurarlo solo dopo, non hanno nel team nessun (o quasi) vero editor, ma solo persone che se la cavano in italiano che hanno superato i loro provini.

Support Rando ·

Scusate, questo non è un bar.

Dicerie, "mi hanno detto che", "vengono avvantaggiati autori per simpatia" non sono né esperienze personali, non sono affermazioni provabili né aggiungono informazioni utili a chi legge. 

Io sono un ex loro autore, parlo per esperienza personale mica per sentito dire. Ma dato che non posso inserire qui le prove di ciò che dico, non ho più interesse a riportare la mia esperienza. 

Inoltre, esistono corsi di studi universitari e privati per diventare editor, mica ci si improvvisa. 

Detto questo, data l'ammonizione,  non interverrò più. 

Buon proseguimento a tutti

No, non mi era arrivata nessuna notifica. E non solo solito parlare per sentito dire. Non posso, però, riportare qui, per questione di privacy, email o messaggi privati dove quello che dico avrebbe un senso veritiero. Non ci guadagno nulla nel dire sciocchezze. Ma mi rendo conto che senza una testimonianza più concreta le mie restano parole. Nei miei post c'era solo l'intenzione di aiutare altri sprovveduti come me alle prime armi.

Sì, c'è Facebook e sì, ci sono regole da rispettare. Se le ho violate è stato un mio errore e farò ammenda.

Support Rando ·

Piuma Volante ha richiesto la cancellazione dell'account il 30 o il 31 dicembre. 

Vorrei far notare che riportare le proprie "testimonianze" (per sentito dire) per poi sparire e farsi cancellare l'account una volta che viene richiesto di portare delle prove concrete a sostegno delle proprie affermazioni non depone a favore di chi ha lasciato la testimonianza. Anzi. 

Quindi, una volta ribadito che qui le chiacchiere da bar NON sono accettate, possiamo tornare ad avere una discussione civile e sensata.

Support Rando ·

Ti ho chiesto se hai delle prove per affermare che i loro editor non sono qualificati.

Il warning ufficiale ti è stato dato per errore e ti è stato rimosso, ma ovviamente manco te ne sei accorto. Fai come credi, in questo forum ci sono delle regole da rispettare, se non ti piacciono c'è sempre Facebook.

Buone feste.

Alessandro Margheriti ·

A questo editore ho proposto un romanzo nel 2019, tramite agenzia. Mai ricevuta una risposta.

Scrivo anche io qui la mia esperienza con questa casa editrice, e intanto posso confermare quanto detto da @Ralodeno: è mio marito, ho seguito la cosa da vicino ed entrambi abbiamo avuto più o meno lo stesso percorso.

Ho conosciuto Le Mezzelane nel 2018 al SalTo: c’era la possibilità di far valutare il proprio manoscritto ed eventualmente ricevere una proposta di pubblicazione. Sul loro sito campeggiava la scritta NoEap e lo slogan “Dietro le parole ci sono le persone”, quindi ne ero già rimasta positivamente colpita. 

Ho proposto il manoscritto al loro stand, in presenza, e mi sono confrontata con la loro capo editor che ha notato punti di forza e criticità. Mi hanno quindi illustrato il contratto e mi è stato detto di rimandarlo, dopo il salone, revisionato. Così ho fatto e dopo un mese ho ricevuto via mail il contratto di pubblicazione.

Col senno di poi, non riesco ancora a capire come abbiano fatto ad accettare un romanzo acerbo come quello: un fantasy dallo stile poco scorrevole e frasi criptiche, logica tenuta insieme con lo sputo, worldbuilding fatto un po’ alla carlona e via seguitando. Perché negli anni, avendo io studiato da editor e avendo in seguito lavorato tecnicamente con tantissimi romanzi, ho acquisito sempre più consapevolezza. Ma questa è una nota molto personale.

Il contratto era chiaro: nessun pagamento alla casa editrice e royalties fissate al’8% per ogni copia venduta. Pubblicazione per 5 anni.

Dopo aver firmato, nel luglio del 2018, mi hanno fatta entrare nel loro gruppo facebook degli autori. E qui posso confermare l’esperienza spiacevole che hanno già esposto alcune persone prima di me: post passivo/aggressivi da parte di direttrice e capo editor, minacce di “finire in fondo alla lista” e di essere pubblicati nel duemilamai qualora avessimo insistito a chiedere delucidazioni sullo stato dei lavori dei nostri romanzi e sulla loro pubblicazione, minacce di rescissione dei contratti qualora fossimo rimasti iscritti al Writer’s Dream (?!?) e cose così che vi risparmio, ma la lista è lunga. 

Ho ricevuto il primo giro di editing nel marzo 2020, praticamente a quasi due anni dalla firma del contratto. Mi è anche stato comunicato che la editor che si occupava del mio manoscritto aveva cessato la collaborazione con loro, quindi il mio testo sarebbe passato in seguito alla capo editor. Dopo aver rivisto il testo l’ho inviato subito.

Dopodiché le comunicazioni sono cessate: loro non mi hanno più mandato mail, io non ho più chiesto nulla. Nello stesso periodo infatti avevo maturato l’intenzione di non pubblicare più quel romanzo (almeno non in quelle condizioni). Così quest’anno ho comunicato via pec la mia intenzione di risolvere il contratto una volta scaduto: a Luglio scattano i 5 anni e mi sono ben premunita. Ho anche mandato una mail aggiuntiva con il mio contatto Gmail. Nessuna risposta a entrambe.

In questi 5 anni di “attesa” io, in ordine randomico: ho cambiato città, ho cambiato casa tre volte, ho cambiato tre lavori, mi sono sposata, ho fatto un figlio, ho preso una laurea triennale e, vabbé, questo è tutto, credo.

Per i dettagli che ho volutamente omesso sono disponibile anche in privato.

Scopro l'esistenza di questo topic perché appunto sono uno di quelli che dopo sei anni ha ricevuto solo pochissime risposte nonostante le continue sollecitazioni. Ho firmato un contratto nel 2018 subito dopo aver aver avuto l'accettazione del romanzo. A quel punto il nulla fino al 2021 quando mi propongo di fare l'editing del manoscritto. L'editing è terminato l'anno scorso e da allora nuovamente il nulla nonostante le sollecitazioni. Sono seriamente intenzionato a rescindere tramite PEC perché non ho intenzione di perdere ancora altro tempo. Ma se non rispondono neppure tramite PEC che faccio? Inserisco un termine e loro non possono opporsi? 

Matteo Valenti ·

Ho parlato con loro su fb, l'attesa per ritenersi rifiutati è di circa 3 mesi anche se cercano di rispondere comunque a tutti, a dispetto di molti messaggi che ho letto in questa discussione, mi sono sembrati molto gentili e cordiali

Matteo Valenti ·

ho inviato ieri il mio manoscritto a lemezzelane, avete informazioni o esperienze riguardo l'attesa prevista per una risposta (positiva-negativa-nonrisposta) ?

Matteo Valenti ·

passati tre mesi, spulcero ben bene la sezione selfpubblishing 

In bocca al lupo allora. A me pure all'inizio sbrigativi e gentili poi spariti 

Estelwen Oriel ·

Sì, io, anche se mi sembra superfluo parlarne visto le esperienze già molto esaustive raccontate qui in precedenza.

Comunque, brevemente, vi riassumo la mia.

La più grande fortuna è stata quella di riuscire a rescindere il contratto per la mia trilogia prima che venisse pubblicata, questo dopo più di due anni che era in attesa di iniziare l'editing.

Per un'altra mia opera, una novella, però, non è andata così. Non avevo ancora abbastanza esperienza per capire in che guaio mi stavo cacciando, così purtroppo ho gettato alle ortiche un romanzo breve, anche se per fortuna non è l'opera a cui tengo di più.

Probabilmente avrei dovuto aprire gli occhi prima, visto il clima astioso che regnava nel gruppo autori, in cui quasi ogni giorno comparivano post e commenti denigratori o minacciosi rivolti agli autori.

Dopo anni di attesa ho ricevuto un editing approssimativo svolto da una ragazza che già conoscevo attraverso i social, un'amica, ma non editor e senza esperienze pregresse. La sua era più che altro una rilettura, come quella che potrebbe fare un beta-reader, e lei stessa ne era consapevole.

Tuttavia, la parte peggiore è arrivata quando la "capo editor" ha fatto la rilettura finale (senza risparmiarci una serie di insulti per frasi che non erano di suo gradimento), e ci ha restituito un file pieno zeppo di refusi che prima non c'erano.

Alla vista della copertina sono rimasta sconcertata nel vedere una scritta in caratteri cubitali, in stile film d'azione ultramoderno, abbinata a un romanzo fantasy classico che parla di amore e morte.

La seconda parte del titolo, la più importante, risultava quasi illeggibile, infatti la maggior parte delle persone vedevano a prima vista soltanto la prima parola. Farglielo notare ovviamente è stato completamente inutile.

Dopo la pubblicazione hanno fatto un singolo post su Facebook e poi il nulla, non un minimo di pubblicità, di supporto nella vendita, zero totale. Sfornavano 4/5 libri al mese e poi via nel dimenticatoio.

Inutile dire che non ho mai ricevuto un report di vendita, se non dopo diversi solleciti.

Ho tirato un sospiro di sollievo quando sono riuscita a rescindere in anticipo il contratto per questa novella, anche se pure l'iter per farlo non è stato privo di problemi. Mi hanno chiesto una raccomandata, che ho inviato sapendo già che non l'avrebbero ricevuta, infatti è stato così. La raccomandata è rimasta in giacenza fino a quando mi è tornata indietro.

Così ho aperto apposta una casella PEC e ho inviato una mail.

Dopo un ulteriore sollecito hanno rimosso l'e-book dalla vendita, ma il cartaceo risulta ancora disponibile fino a esaurimento scorte. Inoltre mi hanno detto che se dovessi ripubblicare dovrei cambiare il titolo, cosa che non risulta da nessuna parte, in quanto il codice ISBN identifica l'edizione.

Adesso sono autrice presso un'altra CE, non priva di difetti ma composta da persone veramente impegnate e professionali, che sanno accompagnare l'autore durante tutto il percorso, prima e dopo la pubblicazione.

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